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mercoledì 7 agosto 2019

DIFFAMAZIONE AGGRAVATA DALL'ODIO RAZZIALE: LA CONDANNA COLPISCE ANCHE I PARLAMENTARI


Il 22 luglio scorso la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione (Sentenza n. 32862 ud. 07/05/2019 - deposito del 22/07/2019) ha affermato che è compatibile con il disposto dell'art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, l’applicazione dell’aggravante ex art. 3, comma 1, l. 25 giugno 1993, n. 205 (ora art. 604 ter cod. pen.), in relazione al reato di cui all’art. 3, comma 1, lett. a), l. 13 ottobre 1975, n. 654 (ora art. 604 bis cod. pen.) commesso da un parlamentare mediante dichiarazioni rese nel corso di un’intervista radiofonica, volgari ed irridenti nei confronti di esponenti dell’etnia Rom, ripetutamente associati ad una condizione di illegalità condivisa, per via genetica, dall’intero popolo, configurandosi in tal caso una manifestazione d’odio funzionale alla compressione dei principi di eguaglianza e libertà rientrante nelle "ipotesi eccezionali" individuate dalla giurisprudenza della Corte EDU, in presenza delle quali si giustifica l’ingerenza statuale punitiva nei confronti della libertà di espressione.
L'immunità parlamentare, dunque, sia pure "aumentata" dal diritto di cronaca, non esime da responsabilità il parlamentare che abbia effettuato pubbliche dichiarazioni che, per la loro offensività esulino dal contesto parlamentare e dall'autonomia dello stesso rispetto all'ordinamento che regola l'attività del comune cittadino. 
La sentenza è destinata da un lato a far discutere i paladini dell' "autonomia" delle "libere" propalazioni dei parlamentari, dall'altro fissa, con minuziosa specificità e richiami importanti ai principi costituzionali e consolidati filoni giurisprudenziali, i limiti della libertà di espressione dei componenti del Parlamento che, da un lato, hanno piena autonomia nell'esercizio delle loro funzioni, ma sono soggetti alla comune disciplina penalistica laddove le condotte e le dichiarazioni esondino le funzioni proprie dei parlamentari. 
Del che consegue che l'immunità parlamentare non si traduce a priori in una esenzione di responsabilità "generalizzata" o in una licenza di "libera offesa", specie se rivolte a etnie, razze o intere comunità che dir si voglia.
Chissà se "qualche" parlamentare potrà trarre da ciò una briciola di cauta saggezza.
Consentitemi di dirlo: ne dubito. 
By Michele Barbera 

lunedì 12 settembre 2016

REFERENDUM D’AUTUNNO/INVERNO: SI’ O NO A PERDERE SARANNO COMUNQUE GLI ITALIANI


Non c’è storia. L'ennesimo colpo basso.
E prima di ubriacarci e sollazzarci con il SI’ squillato a sinistra (forse non tanto a sinistra) e con il NO urlato a destra (forse non tanto a destra), tiriamo le somme noi che stiamo nel mezzo.
Se vince il SI’ di Renzi & Co., per la prima volta nella storia della Repubblica dovremo (il condizionale è d’obbligo) affrontare una modifica alla Carta Costituzionale che dovrebbe (come sopra) alleggerire il pachiderma chiamato Parlamento.
Si smuove qualcosa a livello istituzionale, il Senato stringe la cinghia e cambia volto (mica poi tanto).
Le spese diminuiscono (mica poi tanto).
Si eliminerebbe il CNEL che non è una malattia, ma un Ente che sulla carta ha competenze (consultive) su economia e lavoro (la risata è quasi d’obbligo).
La riduzione dei senatori da 320 a 100 ci sarà ma non è chiaro il metodo con cui questi senatori dovrebbero essere eletti. Questo perché il sancta santorum (leggi Premiata Ditta Renzi e Boschi) uno e trino, hanno detto che Italicum sì o Italicum no o Italicum che deve essere cambiato lo faranno dopo il referendum.
Mica scemi.
Vedono se ci sarà la “svolta” e poi calibreranno il tiro (Alfano piangente e permettente).
L’unica cosa buona di questo “progetto politico” - e va riconosciuto - è il fatto che astrattamente si è capito che il numero di parlamentari è TROPPO ASSAI, come disse la zia Titina, palermitana DOC. Sono in TROPPI e buona parte se la sfanga, nel senso che manco ci pensa a presenziare in Parlamento.
Così mi sembra giusta la previsione che riguarda i senatori “a premio”, cioè nominati dal Presidente della Repubblica che attualmente sono a vita. Compreso Monti (ve lo ricordate?).
E’ giusto che personalità (dico PERSONALITA’ e non intrallazzeri della politica) vengano premiati con lo scranno senatoriale, ma è altrettanto giusto che l’esperienza termini dopo un settennio.
In sintesi, il progetto di riforma è sbagliato, intempestivo, poco trasparente nei metodi, ancor più nebbioso nei fini, trasforma per manipolare, salva la legge elettorale (alias porcellum truccato) e regala seggi senatoriali ai fedelissimi sudditi della partitocrazia. 
Ed il popolo? Chissenefrega. Tutto è praticamente renziano.
Se vince il NO semplicemente non cambierà nulla. 
Continueremo per il futuro a portarci addosso questa zavorra di magna-magna. Riforme prossime? Sì, ma non c'è fretta. Ne riparleremo tra 30 o 40 anni. Il Senato? Lasciamolo così com'è.
I sedicenti cerberi della costituzione lavorano al NO semplicemente perché Renzi gli sta sulle scatole e gliene ha rifilate diverse. Ed hanno paura che governi per altri dieci anni. 
E gli italiani dovranno sempre fare i conti con un Parlamento ipertrofico, mostruosamente ombelicare, contorto, con senatori e parlamentari accovacciati ed incollati con i loro sederoni adiposi agli scranni, manco fosse un’eredità di famiglia.
E questi pseudo vecchi padri-padroni della politica con il NO prenderanno due piccioni. Tireranno le orecchie a Renzi e rideranno alle spalle del popolino bue ed asino (fà un pò Natale, vero?).
La mia riforma? Eccola:
1.      CANCELLIAMO IL PARLAMENTARE DI PROFESSIONE. Dopo due legislature, A CASA! Dopo assenze che superano il 40% delle sedute nell’anno solare A CASA!
2.      DIMEZZIAMO IL NUMERO DI PARLAMENTARI. IL SENATO RIMANGA CAMERA ALTA CON UN NUMERO LIMITATO DI PARLAMENTARI (non più di 80) ELETTI DAL POPOLO SU BASE REGIONALE E CON COMPETENZE SPECIFICHE PER MATERIA.
3.      E, soprattutto, TORNIAMO AD ELEGGERE TUTTI I PARLAMENTARI, SENZA LISTE BLOCCATE, POSTI RISERVATI E PRIVILEGI.
4.      PREMIO DI MAGGIORANZA SI’ MA SENZA “RIBALTONI” E CAMBI DI CASACCA. CHI VUOLE CAMBIARE PARTITO SE NE TORNI A CASA E CEDA IL POSTO AL SUCCESSIVO IN LISTA.
E per il referendum stagionale di autunno/inverno?
Comunque vada per gli italiani sarà un insuccesso.
Il bello è che tutti l’indomani grideranno VITTORIA.

By Michele Barbera 

domenica 4 settembre 2016

IL SADICO CINISMO DI CHARLIE HEBDO

Sui morti NON si scherza!

La satira è un genere letterario antichissimo. Anzi, a dirla tutta, molti poeti nel corso dei secoli lo hanno nobilitato con versi che sono rimasti nella cultura popolare. Proprio per questo merita rispetto e considerazione. Gli antichi utilizzavano lo strumento della satira per irridere i potenti ed umiliare la loro arroganza. Era usanza che al momento del trionfo del condottiero nell’antica Roma, lo accompagnasse uno schiavo che nell’apoteosi generale gli rinfacciava “guardati dietro”, “ricordati che sei un uomo!”.
La satira, dunque, nello svelare i difetti, nel contenere la presunzione, nel violare e nello sfidare il potere ha avuto ed ha nella storia l’importantissimo compito di far riflettere sorridendo e di ridimensionare l’arroganza e la violenza.
Non per nulla fu Bakunin, l’anarchico, a dire “una risata vi seppellirà!” Ciò a testimoniare il grande potere rivoluzionario della satira, dell’irrisione.
Le vignette di Charlie Hebdo sul terremoto in Italia non sono satira e non fanno ridere. 
Non irridono nessun potere o potente, non ridimensionano nessuna arroganza. Vorrebbero far ridere semplicemente ed insensatamente del dolore degli altri. Fanno schifo. E’ solo sadico cinismo.
Così come la battuta sulla mafia.
Lo sanno o no questi buffoncelli pseudo-tragicomici che i soldi sporchi della mafia (spremuti all’Italia) finivano nelle lussuose cliniche di Marsiglia per curare i boss stragisti, assassini e latitanti? Che in quelle cliniche i boss godevano di un trattamento di tutto rispetto in barba alla legge? Vergogna!
Ed allora, satiricamente (s’intende) mi viene da augurare a questi maldestri seguaci della tradizione satirica di mangiare una lasagna cucinata da un pessimo cuoco francese, di soffocare e stare così male da ricoverarsi in uno di quegli ospedali. Che il soffitto gli crolli addosso proprio quando speravano di guarire e muoiano schiacciati, dopo essersi resi conto che il soffitto li stava spiaccicando al pavimento.
Naturalmente… era solo una battuta. Così, tanto per ridere, come fanno “quelli” di Charlie Hebdo.
By Michele Barbera




mercoledì 10 agosto 2016

INFERNO SIRIA: SCHIACCIATA TRA ISIS E MIRE DI ESPANSIONISMO, IL CATTIVO GIOCO DI ERDOGAN E PUTIN

Della Siria in questo blog ci siamo occupati tempo fa, forse in tempi non ancora sospetti e tragici come quelli odierni.
Avremmo voluto essere cattivi profeti, purtroppo gran parte di quello che temevamo si è verificato: la massa di profughi che schiaccia sull’Europa, un intero stato  alla mercé dei pazzi terroristi dell’ISIS, Putin che gioca al gatto con il topo con Assad. Le Nazioni Unite assolutamente impotenti ed inefficienti.
Eppure la Siria è uno snodo fondamentale nello scacchiere mediorientale. Da sempre Damasco ha rappresentato il punto cruciale degli equilibri tra mondo arabo e mondo cristiano. Invece, questo gioco al massacro ha diffuso un virus pericolosissimo, quello della destabilizzazione, della precarietà politica e governativa.
Chi ci sta guadagnando in tutto questo?
Da tempo, in quei territori Putin sta adoperando la “mano pesante”: ha letteralmente invaso l’Ucraina, ha mire espansionistiche mal celate, si è approfittato della Siria riducendola a brandelli e dando una feroce prova di forza ai c.d. “ribelli”. I ribelli che poi non erano tali erano i miliziani che combattevano la dittatura di Assad o, forse, erano quelli che davano fastidio alla Russia di Putin.
Poi la Turchia ha abbattuto un caccia russo. Per un errore? O perché voleva mostrare i denti a Putin?
Poi il trono di Erdogan è tremato per un finto “golpe” manovrato ed architettato da qualcuno per fare spaventare il leader turco.
Al che Erdogan, paese NATO, che fino ad un giorno prima strepitava contro i Russi, si va a sottomettere a Putin.
Coincidenze? Le coincidenze nella storia non esistono. Esistono semmai le convenienze, i compromessi.
Erdogan sta facendo il doppio gioco. Spreme l’Unione Europea e le sue debolezze, ricatta gli Stati Uniti e nel frattempo si va a mettere sotto l’ombrello protettore di Putin, l’unico che può davvero creargli pericolo, l’unico che, forse, c’entra davvero qualcosa nel colpo di Stato.
Il generale Dalla Chiesa una volta ebbe a dire che la prima corona di fiori che arriva al morto ammazzato di mafia è quella del mittente.
Se è vero che la prima telefonata dopo il “finto” golpe che è arrivata a Erdogan l’ha fatta Putin, c’è poco da stare allegri.
Attenzione Putin non è un Trump qualsiasi. Non fa chiacchiere. E’ furbo, potente e molto, molto pericoloso.
Ed a farne le spese non sarà solo la povera e martoriata Siria.
By Michele Barbera 

martedì 26 gennaio 2016

LETTURE E RECENSIONI: IL DIARIO DI ANNA FRANK


Spero di poteri confidare tutto , come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande sostegno. Così, con questo incipit semplice ed intenso, inizia una delle maggiori testimonianze della Shoah, redatta da una bambina che, ingenuamente, va incontro alla maggiore tragedia della storia del ventesimo secolo. Ho letto il Diario parecchi anni fa. Ogni tanto lo ripiglio in mano con sempre crescente stupore e rispetto.
Ogni volta che leggo le pagine scritte da Anna Frank spero che non siano vere. Spero che ad un certo punto vi sia nel colophon la frasetta che mette al riparo dalle angosce del narrato: “opera frutto di fantasia”. Ma così non è nel Diario. C’è, nella rilettura, la tragica consapevolezza di una storia che finirà male, eppure speri sino all’ultimo che ciò non avvenga.
Nel lento scorrere dei giorni nel nascondiglio stupisce vedere come la giovanissima Anna affronta una quotidianità d’orrore e di angoscia che noi oggi possiamo solo lontanamente immaginare. Il Diario di Anna Frank è un grido contro tutte le guerre e le violenze, come quelle che oggi affliggono i bambini siriani, afghani, israeliani e arabi. Un grido contro l’assurda sopraffazione di adulti pazzi, folli che in nome di chissà-cosa pretendono di avere il diritto di vita e di morte sugli altri. E’ solo morte, distruzione. E la prima vittima è l’innocenza pura di ragazzi che vogliono crescere con il sorriso sulle labbra, occupandosi di giochi e di scherzi, di piccole beghe, di abiti, amici, feste, compleanni e musica.
Scrive Anna il 12/02/1944: “Cara Kitty splende il sole, il cielo è azzurro intenso, soffia un venticello meraviglioso e vorrei tanto…vorrei…tutto… Parlare, essere libera, avere amici, essere sola” e ancora “Penso che sia la primavera, avverto il risveglio, lo sento nel corpo e nell’anima. Devo sforzarmi di agire in modo normale, sono totalmente confusa, non so cosa leggere, cosa scrivere, cosa fare, so soltanto che vorrei…”
Desiderio di vivere, di esistere, di essere felice. Diritti di ogni bambino, di ogni ragazzo di ogni epoca ed età. Farei leggere obbligatoriamente il Diario ad ogni governante, a tutti quelli che si assumono e si arrogano il diritto di “comandare” sugli altri. Perché imparino il rispetto, la compassione, l’amore per la libertà non solo dei ragazzi ma di ogni prossimo che ci vive accanto. Ma soprattutto che la Storia non si dimentica: il cielo dei lager nazisti è lo stesso sotto cui noi oggi viviamo.

By Michele Barbera 

lunedì 9 marzo 2015

NON “BEVIAMOCI” LE BUGIE, LA VERITA’ SULL’ACQUA SICILIANA/1: GLI ARTIGLI DELLE MULTINAZIONALI

Le multinazionali sono come il diavolo: il loro più grande inganno è quello di far credere che non esistono. La nostra indagine sull’acqua siciliana inizia proprio dove dovrebbe finire. In questo post denunceremo come due pericolosissime multinazionali si sono infiltrate come un virus maligno nell’acqua siciliana da Siciliacque alla famigerata Girgenti Acque. E sono ancora lì come coccodrilli affamati in attesa di poter dare il colpo mortale con la connivenza corrotta di funzionari e politici. Voglio dare subito questa notizia proprio per tagliare la testa al coccodrillo, impedire che mentre alla base si combatte una lotta tra disperati, a monte c’è già chi si spartisce la torta.
Sembra quasi un paradosso che le multinazionali si accaniscano contro una regione secolarmente siccitosa e scarsa d’acqua. Non è così. Per loro vale la regola che dove c’è più bisogno, maggiore è il profitto.
In Sicilia c’era una volta l’EAS, pachidermico carrozzone politico-burocratico, cronicamente ammalato di “appalticismo”, oltre che di apatica inefficienza. L’ipocrisia politica, anziché migliorare l’EAS ne ha fatto merce di svendita: è subentrata SICILIACQUE s.p.a., presentata come modello di efficienza e di economicità. In breve, ha sdoganato l’ingresso dei privati nel business dell’acqua in Sicilia.
Fatemi il favore di vedere la composizione di SICILIACQUE: solo il 25% è di proprietà della Regione Siciliana. Insomma, capitelo bene: SICILIACQUE E’ UNA SOCIETA’ PRIVATA IN MANO A PRIVATI. E l’altro 75%? A seguire i passaggi di quote sociali nell’ultimo quinquennio c’è da farsi venire il mal di capo. Di fatto l’azionista che ha acquisito quote su quote nell’ultimo periodo, con una scalata silenziosa, ha un solo nome “finale”: VEOLIA, ipertrofica ed avida multinazionale francese di monopolio delle acque.  E’ lei l’azionista di riferimento di SICILIACQUE s.p.a. E’ lei di fatto la padrona della maggior parte delle risorse idriche in Sicilia.
VEOLIA è un nome che sembra quello di un assorbente femminile. Non vi ingannate. E’ il coccodrillo. VEOLIA ha origini dalla società lionese delle acque, ma, come una massa tumorale, si è ipertrofizzata.
Andate a controllare il sito dell’organizzazione in Italia di VEOLIA, troverete almeno NOVE società che si incastrano fra loro, fra cui la Veolia Acqua Compagnia Generale delle Acque s.r.l., “holding del gruppo in Italia” “incaricata di diffondere i valori del Gruppo”, la famigerata SIBA s.p.a, appaltatrice di opere idrauliche, la SAGIDEP s.p.a. gestore delle acque nel nord-ovest italiano, sino a noi: la SICILIACQUE s.p.a., definita nel sito “operativa in Sicilia per la gestione dell’acqua all’ingrosso”.
Sì, proprio così all’ingrosso. L’acqua siciliana è finita come una merce nella vetrina di una multinazionale. Non gliene fotte niente della gente, degli impianti, dell’economia, dell’efficienza o di altro. Gli interessa l’acqua. All’ingrosso.
E al dettaglio? E’ giusto. Al dettaglio in Sicilia troviamo un’altra multinazionale, implacabile e silenziosa come una malattia letale: AQUALIA, il nome che ricorda quello di uno shampoo alle alghe. Infida e pericolosa come un serpente. AQUALIA è di origini spagnole, ma – brava lei – ha ramificazioni in Portogallo, Cecoslovacchia, etcc… E l’Italia? Massì, ci siamo anche noi nella vetrina di questa compagnia. Con Caltanissetta e precisamente con “CALTACQUA”, assegnataria degli impianti nel nisseno. CALTACQUA è nelle solide mani della multinazionale spagnola. AQUALIA è fra i soci di ACOSET s.p.a., famigerata società privata che gestisce l’acqua dei catanesi (ahiloro!). ACOSET è azionista di riferimento di GIRGENTI ACQUE (25% alle penultime statistiche).  E finalmente ci siamo. Amministratore delegato, cariche tecniche: sono in mano a gente designata dall’ACOSET s.p.a.. Voi pensate che dietro GIRGENTI ACQUE s.p.a. ci sia solo qualche onusto imprenditore agrigentino e la solita “carrettata” di amici politicamente orientati? Forse, ma loro sono lì a sgranocchiare qualche ossicino di scarto. Guardate oltre. Il coccodrillo. Sotto il pelo dell’acqua. Dorme, pare dormire, ma ha le fauci spalancate, i denti sporchi di sangue.
Girgenti Acque agisce con i crismi del profitto e del potere, anche mediatico. La lobby delle società sull’acqua cresce di giorno in giorno in parallelo con la debolezza del potere pubblico. E ciò nonostante già in Italia si contano a decine gli scandali con le società concessionarie dei servizi sull’acqua tesi a massimizzare i profitti. Sono questi i “valori” che dicono di propagare con i loro affari milionari? O è solo il morso del coccodrillo?
Da noi tutto questo è stato consentito dalla Regione Siciliana. I nostri governanti si sono messi il cappio al collo da soli. E le multinazionali non temono le pastoie burocratiche, i ritardi, le lungaggini e sanno aspettare, negoziare, tentare. Ricordate: con il diavolo non si scende a compromessi, per buttarlo fuori, ci vuole l’esorcismo, per quanto doloroso possa essere. Per riconquistare l’acqua pubblica, la Regione dovrebbe iniziare da lì: buttiamo fuori i privati da SICILIACQUE s.p.a., frutto di un patto scellerato consumato alle spalle dei siciliani.

E per favore, non credete ai bilanci “in rosso” di società come Girgenti Acque: sono lacrime… di coccodrillo. L’imprenditore se vede che l’affare va male, abbandona, non moltiplica la sua partecipazione nella società.
QUALCHE DATO? 
(dal provv.to n.14107 dell'AGCM): 
COMPAGNIE GÉNÉRALE DES EAUX SCA (di seguito, CGE) è una società in accomandita che opera a livello europeo, nel settore della gestione del ciclo idrico integrato. CGE è la holding della divisione Acqua di Veolia Environnement, società di diritto francese attiva nei settori dell’energia, dell’acqua, dei rifiuti e dei trasporti; la divisione Acqua è operativa anche nel trattamento delle acque reflue, nonché nella progettazione di soluzioni tecnologiche e nella realizzazione di infrastrutture. Nel 2003 il gruppo Veolia ha realizzato un fatturato consolidato a livello mondiale di circa 29 miliardi di euro, di cui 23 miliardi negli Stati membri dell’Unione Europea e 585 milioni in Italia. 
ENEL HYDRO S.p.A. (di seguito, Enel Hydro) è una società attiva nella progettazione e realizzazione delle infrastrutture idriche e nella gestione del servizio idrico integrato. L’intero capitale sociale di Enel Hydro è detenuto da Enel S.p.A. (di seguito Enel), il principale operatore nazionale del settore elettrico, che svolge attività di produzione, trasmissione, distribuzione e vendita di energia elettrica. Enel è anche presente nei settori delle telecomunicazioni, dell'engineering, del contracting immobiliare, idrico e della distribuzione del gas metano. Il fatturato consolidato, realizzato in Italia da Enel Hydro, nel 2003, è stato di circa 30 milioni di euro. 
IDROSICILIA S.p.A. (di seguito, Idrosicilia) è una società costituita nel 2003 tra le società del raggruppamento temporaneo di imprese che hanno partecipato alla gara indetta dalla Regione Sicilia per individuare il socio privato di Sicilacque S.p.A., società mista partecipata dall’Ente Acquedotti Siciliani e dalla Regione Sicilia per la gestione dell’adduzione a circa un terzo della popolazione siciliana. Idrosicilia detiene il 75% del capitale sociale di Sicilacque. Idrosicilia è controllata congiuntamente da Enel, da un lato, e da un pool di investitori (COMPAGNIE GÉNÉRALE DES EAUX SCA, 5%; Acqua S.p.A., 10%; Siba S.p.A., 5%; Emit S.p.A., 5%; PT S.r.l., 5%; Amitech Spain S.A., 10%). Nel 2003, Idrosicilia, anno della sua costituzione, non ha dichiarato alcun fatturato, pur disponendo di investimenti milionari.


SICILIACQUE s.p.a. fa bella mostra anche nella controllata di VEOLIA, la società SIBA, ecco la news direttamente dal sito di quest'ultima società:  

Siciliacque Spa. La società, in seguito all’aggiudicazione di una gara, è concessionaria fino all’anno 2043 della Regione Sicilia per la gestione del solo servizio di grande adduzione consegnando ai serbatoi di circa 130 comuni acqua potabile; inoltre serve più di 2000 utenze commerciali, industriali, domestiche e di servizio dislocate lungo il tracciato degli acquedotti. Le utenze in questione sono indicate come esterne, per evidenziare la differenza dalle utenze interne ai centri urbani, servite dal gestore della rete interna. La partecipazione di SIBA è del 75% esprimendo altresì la figura dell’Amministratore Delegato.

VERGOGNA!!!

sabato 17 gennaio 2015

IL CORAGGIO DI GRETA E VANESSA E LE VERITA' MANCATE


Quanti volontari italiani ci sono nel mondo? Quanto valore ha la loro opera per le popolazioni che aiutano in silenzio, giorno dopo giorno? Quanti di essi hanno perso o rischiato di perdere la vita? Ma, soprattutto, perché lo fanno?
Sono domande importanti che ognuno dovrebbe porsi prima di parlare a sproposito sulla liberazione di Greta e Vanessa. 
Ne ho conosciuti diversi di volontari e cooperatori, missionari e non, che negli angoli più sperduti della Terra, in villaggi dal nome improbabile ed impronunciabile, spendono le loro energie in favore degli ultimi. Li ho sempre ammirati ed invidiati. Ed ho sempre pensato che questi angeli devono avere qualcosa di speciale. O devono essere semplicemente pazzi d’amore per gli altri, incoscienti a tal punto da annullare non solo ogni egoismo, ma anche ogni paura.
Greta e Vanessa sono vittime inconsapevoli di un inutile scandalo mediatico. Come se la solidarietà potesse avere a che spartire con la crisi che attanaglia l’Italia o con le tasse che ci opprimono o con i sperperi di una classa politica in cerca d’autore.
Greta e Vanessa, due giovani entusiaste di fare “qualcosa”. Con la testa ad un progetto umanitario in grado di tradurre in opere concrete, in gesti, gli ideali che avevano in testa.
La situazione in Siria è critica. Siamo in zona di guerra. Tutti sappiamo che chi va là, per professione, per dovere, o semplicemente per dare un aiuto umanitario, rischia la vita. E sul serio.
Cinque mesi e mezzo di prigionia non sono uno scherzo. Sono un incubo. Qualcosa poteva andare storto e oggi avremmo rimpianto due ragazze vittime dei loro sogni. 
Valutiamo questo, prima di criticare.
Ho conosciuto, per ragioni strettamente professionali, anche uomini appartenenti ai nostri servizi. Non ho mai avuto la sensazione di avere a che fare con qualche Rambo palestrato con i muscoli gonfiati da intrugli estrogenetici, né con dandy playboyzzati stile 007. Sono poliziotti e carabinieri con la testa sulle spalle. Gente abituata - prima di muoversi - a soppesare ogni rischio, sapendo di avere a che fare con criminali di ogni risma e specie, terroristi compresi. Quando hanno avuto la sensazione che io potessi lontanamente essere in una situazione di rischio me li sono trovati davanti con il viso pulito ed amico di chi sa il rischio che stai correndo e del fatto che sono disposti a correrlo con te. Questi uomini hanno aiutato Greta e Vanessa. Hanno fatto il loro dovere. Rischiando, là in Siria, mentre noi eravamo a casa con i piedi nelle pantofole e guardavamo il telegiornale.
Nessuno aveva il diritto di condannare queste ragazze alla morte o alla schiavitù.
Molti oggi cercano la verità, pur sapendola o intuendola nella sua più stretta evidenza.
Ma nessuno si rende conto che ad aver perso è sempre il popolo siriano, per il quale, per la perversione mentale e la diabolicità criminale che imperversa in quei territori, anche la solidarietà diventa squallida merce di scambio.

By Michele Barbera

venerdì 19 settembre 2014

L'ELIMINAZIONE DELLE FERIE PROCESSUALI: LA VERITA' TRA FALSI MITI E COMODE BUGIE


E’ ormai uso "solito" di ogni governo “riformare” la giustizia. 
Solo che, chi vi scrive ha un ventennio di avvocatura sulle spalle e diversi anni di Vice Pretore e Giudice a Latere onorario, paradossalmente ogni riforma non ha portato altro che rincari (anche del 1000 per cento) dei costi dei processi, complicando con artificiosi meccanismi, inutilmente la vita a magistrati ed avvocati ed agli utenti nell’ovvio, evidente e deprecabile intento di “scoraggiare” gli utenti ad intraprendere la tutela delle proprie ragioni davanti al Tribunale. Per eliminare l'epidemia, si ammazzano i malati.
Domando: meglio allora la giustizia fai-da-te? O quella del don Totò di turno? O forse bisogna regredire ai tempi di mazza e clava?
La giustizia è un diritto, non un privilegio!
Detto questo, per sconfessare l’ultima asineria, debbo affrontare la questione delle “ferie processuali”.
Sfatiamo subito un mito: chi s’immagina che dal primo agosto al quindici settembre avvocati e magistrati sono in panciolle sotto l’ombrellone a leggere quotidiani ed a sorbire coca-cola, sbaglia di grosso ed è o uno stupido in malafede o uno che non ha mai frequentato palazzi di giustizia e studi di avvocati.
Intanto durante il periodo feriale si sospendono solo certe categorie di udienze e solo certi termini.
Chi vi scrive è stato in Tribunale a partecipare ad udienze civili sino all’undici di agosto (sì, sì!) ed assieme a me c’erano magistrati, avvocati ed impiegati di cancelleria! 
Ormai tutti (dico tutti) gli studi legali si sono attrezzati per “coprire” il periodo estivo con turni e rendersi reperibili per ogni evenienza. I difensori di ufficio sanno che potesse essere ferragosto debbono intervenire ( e capita più spesso di quanto si pensi) in Procure, Caserme, Commissariati, carceri. I magistrati sono a turnazione obbligatoria e la reperibilità è “h24”.
Ma, con tutto ciò, le ferie processuali sono preziose, anzi indispensabili.
Infatti, il rallentamento delle udienze, consente ai magistrati di studiarsi i fascicoli e di scrivere i provvedimenti, agli avvocati di approfondire i casi allo studio senza lo stress quotidiano delle udienze e delle inevitabili perdite di tempo e di accavallamenti di udienze che spesso restringono l’attività di studio.
Una giustizia frettolosa, statistica, cifraria non è una buona giustizia. Né lo è una giustizia d’elite buona solo per i ricconi.
Un mio maestro raccomandava ai clienti di trovarsi prima ancora che un buon avvocato un buon giudice che con la calma e la serenità d’animo necessarie potesse decidere in modo equo e giusto. Tanto i magistrati che gli avvocati hanno bisogno di studiare i fascicoli e di amministrare la giustizia con oculatezza.
Che pena quando, dopo anni di causa e di istruttoria, il cittadino si trova di fronte a sentenze “ciclostilate”, telegrafiche, dove si sorvola su tutto ciò che (al giudicante) non pare essenziale. E poi ci lamentiamo degli appelli. Spesso è l’utente, che di fronte ad una sentenza lacunosa, spinge l’avvocato ad impugnare la sentenza di primo grado che gli da torto.
Dunque, serenità, oculatezza e accuratezza: tre qualità di una pronuncia che qualificano anche la Giustizia.
Per snellire i processi occorre eliminare le attività inutili ed i tempi morti. Si può fare con quattro punti che sono a costo zero e che avrò il piacere di “svelarvi” in un prossimo post.

 By Michele Barbera

venerdì 16 maggio 2014

IL LATO OSCURO DELL’ISLAM: IL MARTIRIO DI MARIAM YAHIA IBRAHIM ISHAQ ED IL RAPIMENTO DELLE GIOVANI STUDENTESSE

Vergogna. Disgusto. Orrore. Rabbia.
Entrambi gli episodi sono cronaca di questi giorni: la ventisettenne MARIAM YAHIA IBRAHIM ISHAQ è stata condannata in Sudan per essere cristiana! E per aver fatto adulterio con suo… marito!
Cristiana ortodossa, figlia di musulmano e di una cristiana ortodossa che l’ha cresciuta è stata condanna per apostasia ed adulterio alla pena dell’impiccagione e a cento frustate per adulterio.
Questa è follia pura, ingiustizia allo stato conclamato, crudeltà esasperata, fanatismo parossistico che deve indurre e far riflettere.
Mariam ha scelto. Ha fatto una scelta di fede, consapevole, matura. Ha diritto che questa sua scelta debba essere rispettata. E invece no. In nome di chissà quale dio Mariam è stata imprigionata assieme al figlio di due anni e pur essendo incinta all’ottavo mese.
Un giudice l’ha giudicata in termini di assoluta crudeltà luciferina. Chissà quale demonio ha agito per le labbra di questo giudice che ha pronunciato la condanna solo perché Mariam non ha voluto rinnegare la sua fede, la fede, così forte, così radicata, così immensa per la quale è disposta ad accettare il martirio.
E’ possibile tutto questo?
Stentiamo a crederlo. Ci hanno insegnato la tolleranza, della multirazzialità, del rispetto per la dignità delle donne. E allora battiamoci per fare rispettare quei valori su cui ci basiamo. Sui quali basiamo la nostra moderna civiltà cristiana e democraticamente occidentale ed umanista.
Mariam ha risposto a questo satanico giudice con una fermezza che difetta in quelli che osano chiamarsi cristiani e cattolici: “ Io sono cristiana. Perciò non ho commesso apostasia”, sapendo che con quelle parole si sarebbe pericolosamente avvicinata al patibolo. Quanti di noi avrebbero avuto la stessa fermezza?
Chiedo, auspico ed imploro un intervento forte per questa giovane madre, sposa e cristiana che di fronte a satana ha saputo serenamente difendere la propria fede. Non si può essere femministi solo nel mondo occidentale. Ma non si può essere solo femministi, invocare la parità uomo-donna. La questione è più radicale, oggettiva, assoluta: non si può sopprimere nessuno per le sue idee, per la sua fede.
In questi casi non occorrono miracoli, ma solo far intendere, con qualsiasi mezzo, la ragione ed il buon senso.
Così come nell’altro caso, assurdo, dove duecento studentesse sono state rapite perché cristiane. Questo brigante, terrorista, un barbablù mercenario, che cerca solo un facile profitto con la scusa della religione è un elemento pericoloso. Un terrorista. Non bisogna mettere le bombe per esserlo o per diventarlo. Il terrore è qualcosa che va al di là dell’eclatante. E’ la paura di non potere vivere giorno per giorno la propria quotidianità. Non sa questo terrorista che non nomino solo per non fargli una inutile pubblicità che queste donne si battevano, studiando per migliorare la loro vita e quella del loro popolo.
Cosa farà il moderno Occidente, le Organizzazioni paramilitari al servizio delle industrie petrolifere, di fronte a questo gesto di puro e devastante terrore?
Oppure lasceremo che questa barbarie passi inosservata, così come tante altre nella storia?
Del resto noi occidentali ci siamo resi colpevoli della schiavitù e della morte di tanti uomini e donne in nome dei più vari pretesti, anche religiosi. Per cui martire in più o in meno… di cosa ci dovremmo stupire?
Ma se abbiamo trovato il coraggio, proprio nella storia per ribellarci alle crudeltà, se abbiamo trovato il coraggio di pentirci ed ammettere le nostre colpe, non potremmo – una volta tanto – batterci perché questi terribili fatti non avvengano, bloccare le lancette dell’orologio della storia affinché non battano più queste ore di morte e di lutto infausto?

By Michele Barbera

venerdì 6 dicembre 2013

ONORE E MEMORIA A NELSON MANDELA



Chi della non-violenza
riesce a farne un credo per un popolo,
Chi non distingue i colori della pelle
e colora un arcobaleno di pace,
Chi della politica non ne fa un fine
ma uno strumento,
Chi riscatta nella propria sofferenza
la schiavitù dei fratelli,
Chi nell'umiltà del silenzio
riesce a gridare la sua voglia di vivere,
Chi sulle sbarre della prigione
fonda il monumento alla libertà,
Chi vuole per i propri figli
un futuro migliore di quello che il destino ha riservato a lui stesso.

Michele Barbera

venerdì 22 febbraio 2013

IN TEMPO DI ELEZIONI... RICORDIAMO LA STORIA!


Germania 1943: foto segnaletica di una bambina zingara ungherese 


Ritengo che mai come in campagna elettorale sia necessario dare una spolveratina ai libri di storia. Dovremmo, anziché stare a sentire i vuoti dibattiti televisivi in cui ogni politico che parla sembra una marionetta a comando, con una registrazione preinserita, riflettere su quello che è stato il nostro passato. I politici in passerella li conosciamo tutti, sappiamo che in primis vogliono arrivare al potere, gestire lo stato, la cosa pubblica. Da anni ci sciorinano le solite promesse, i tagli alla politica, il bene dell'Italia, e poi, tristemente si scopre, all'indomani delle elezioni, che sono tutti fatti della medesima, ributtante, poltiglia, del medesimo fango. 
Uno sguardo al passato... per vedere il futuro!
La politica italiana ha bisogno di rinnovarsi, di uomini nuovi ed idee nuove. 
Come fanno a non capirlo???
Oggi vi ho postato la foto di una vittima innocente, colpevole solo di appartenere ad una etnia troppo spesso giudicata sulla base di pregiudizi. La sua morte e quella di migliaia di altri zingari non è ricordata da nessuno. Eppure sono morti nei lager nazisti, assieme agli ebrei, ai polacchi, agli italiani. Con l'aggravante che lei era solo una bambina.
Sembra solo un ricordo sfumato nel tempo, eppure nel 2008 la Lega Nord aveva proposto di schedare gli appartenenti a certe categorie compresi i rom. 
Quando lo capiremo che l'unica razza che esiste è quella umana?
By M.

P.S.: Ma non pensate che sia solo la Lega Nord. Anche nell'odio razziale c'è la par condicio:

    





P.S.: la foto è tratta dal sito: O VURDON

domenica 10 febbraio 2013

I MASSACRI DELLE FOIBE: LA GIORNATA DEL RICORDO




Chi si ricorda che oggi è la giornata memoriale del massacro delle foibe?
Come ci ricorda l'ANSA in un suo comunicato, le foibe, cavita' carsiche a imbuto rovesciato, furono usate come discariche dagli eserciti austroungarico e italiano durante la prima guerra mondiale. Dopo l'8 settembre 1943, soprattutto nell'Istria centrale, divennero la tomba per decine di servitori dello Stato colpevoli solo di rappresentare il 'dominio' italiano in quelle terre occupate dal fascismo.
La tragica pratica venne poi utilizzata dalle truppe titine sul Carso triestino durante i 40 giorni di occupazione delle citta' di Trieste e Gorizia per disfarsi cosi' degli oppositori anticomunisti e dei patrioti italiani.
Centinaia di migliaia di esuli italiani furono costretti ad abbandonare le proprie case nella penisola dalmata, davanti l'orrore della pulizia etnica perpetrata dal regime iugoslavo che aveva occupato l'Istria. 
Onore ai martiri italiani, su cui la storia è stata dimentica.
Ci uniamo alle città di Trieste e di tutto il confine orientale nella memoria.
By M. 

domenica 27 gennaio 2013

SHOAH: RICORDO DI UN FUTURO CHE NON C’E MAI STATO MA SEMPRE POSSIBILE



Nel Giorno della Memoria mi piace riportare in questo blog la lettura di un articolo della giornalista MANUELA DVIRI, pubblicato sul n.4/2013 di Vanity Fair. C’è in particolare un passo significativo che racchiude in modo originale la grande tragedia che si è consumata nei campi di sterminio nazisti. Dice la Dviri: “Se Hitler avesse vinto non sarei mai nata, non sarebbero nati i miei figli, i miei nipoti. Non ci sarebbe un ebreo al mondo, non un rom, un disabile, un omosessuale, un nero. E il mondo senza ebrei, senza omosessuali, senza disabili e senza rom sembrerebbe ai più del tutto normale.”
Ecco la “normalità” della tragedia, l’orrore dell’oblio, l’omologazione della crudeltà. Ma debbo dare torto alla giornalista: se Hitler avesse dato fondo alla sua ferocia senza senso, alla barbarie del razzismo istituzionalizzato, non credo che “dopo” ci sarebbe potuto essere qualcosa di “normale”. Perché dopo gli ebrei, i neri, i rom, gli omosessuali, i disabili sarebbe toccato a qualche altro, magari a chi ha i capelli rossi o un neo in viso o, magari, a chi abita al di là di un certo parallelo o in una certa nazione. La fobia razzista, che non è solo nazismo e fascismo, è un virus latente, sempre pronto ad esplodere. Senza se e senza ma. Soprattutto senza una vera ragione, se non la follia di uno o di molti. Il razzismo è un pregiudizio contro cui l’umanità deve lottare sempre, senza abbassare la guardia. E tenere viva la memoria di tragedie storiche come gli stermini nazisti, serve soprattutto ad instillare negli uomini una sana paura e una costante diffidenza nei confronti di chi si proclama migliore degli altri. Da lì ai reticolati dei lager il passo è incredibilmente e tragicamente breve.
By M. 

sabato 5 gennaio 2013

LE CINQUE RIFORME CHE I POLITICI SI RIFIUTANO DI FARE, ovvero LA TELA DI PENELOPE DELLA CASTA




Sono ormai dei tormentoni conosciuti da tutti, di cui sempre si parla e che nessun partito (o movimento) vuole concretamente realizzare.
1)      Dimezzamento dei parlamentari. Sono in troppi e costano troppo. Basta con i doppi incarichi e le triple indennità. Lo sanno tutti e tutti si divertono a prendere in giro gli elettori promettendo che la prossima legislatura sarà quella buona. Corollario utile e buono: abolizione delle rappresentanze parlamentari degli italiani all’estero. Non servono a nulla. Secondo corollario: smantellamento delle strutture parlamentari inutili e dei superburocrati e dei supercommessi che percepiscono stipendi da favola alla faccia del metalmeccanico in cassa integrazione.
2)      Abolizione delle province. Enti assolutamente inutili e la cui inutilità è direttamente proporzionale ai costi di funzionamento. In atto sono dei sottoboschi politici buoni solo a distribuire prebende e fungere da parcheggio per aspiranti sindaci, onorevoli e sottosegretari o, viceversa, da buen retiro per sindaci, onorevoli e sottosegretari trombati.
3)      Abolizione delle regioni e delle province a statuto speciale. Da siciliano, francamente, non ho capito mai a cosa serva oggi lo statuto speciale. Forse all’inizio (60 anni fa) aveva un senso, ora non l’ha più. A meno di considerare il fatto che le regioni a statuto speciale e le province a statuto speciale sono delle mangiatoie formidabili per i (pochi o troppi) eletti.
4)      Gestione unica delle risorse europee. In atto una miriade di enti ed amministrazioni si sovrappongono, si combattono, si contendono le risorse comunitarie che alla fine si disperdono nei mille rivoli della burocrazia tangentizia. La gestione unica garantirebbe trasparenza nei conti ed individuazione di responsabilità per inefficienza e mala gestio. Ricordiamoci che, per il momento, l’Unione Europea è l’unica che ridistribuisce risorse per l’investimento e le infrastrutture. Chi non spende bene i soldi europei viene beffato tre volte: dal proprio Stato che paga l’Europa, dai furbetti che si intascano i soldi a ufo, dagli stati stranieri che utilizzano le risorse alla faccia nostra.
5)      Semplificazione fiscale. Tasse, imposte, oneri e balzelli che rendono la vita complicata ai cittadini sempre all’inseguimento di scadenze, dichiarazioni, denunce ed autodenunce. Basta! Ci si rende conto di quanto costa allo stato l’apparato elefantiaco delle agenzie delle entrate e di tutti gli enti connessi e collegati? Non solo, ma la complicanza fiscale agevola l’evasione e l’elusione: più sono complicate le norme tributarie, più chi ha la possibilità di eluderle le elude.
E invece no. Siamo abituati alla greppia delle complicanze burocratiche, dei labirinti politici, dei santuari intoccabili di una casta zozza ed immonda che si diverte a speculare sulla classe dei lavoratori solo per complicargli la vita e darla in pasto ai gruppi finanziari e lobbistici internazionali.
Ed i parlamentari, novelli giuda del popolo italiano, ci vendono e fanno soffrire la popolazione pur di salvaguardarsi i loro privilegi (Governo Monti docet!). 
Saluti, by Michele 

lunedì 24 dicembre 2012

SEGNALIBRO: DAL PIAVE AL DON di GIUSEPPE ROTOLO, Tre guerre nella vita di un chirurgo






Ogni tanto fa bene leggere libri come questo.
Debbo ringraziare la Prof.ssa Margherita Lipari, mia zia e vedova del compianto zio Giacomino Alonge, gentiluomo d’altri tempi, nonché Preside benemerito della Scuola Santi Bivona di Menfi, per averlo posto alla mia attenzione.
Partiamo dall’autore.
Giuseppe Rotolo è stato un figlio illustre di Menfi. E’ uno dei ragazzi del ’99. Uno di quei giovani, come dice nell’introduzione del libro Giulio Bedeschi, “nati a cavallo del secolo” che “appartengono ad una generazione decisamente sventurata: dalla guerra di Tripoli, alla prima grande guerra, dalle guerre di Abissinia e di Spagna alla seconda guerra mondiale, i giovani di quella generazione, chi più chi meno, tutti vennero coinvolti in quei tragici e sconvolgenti avvenimenti”.
Rotolo ci conduce per mano in tre di quelle guerre che lui ha vissuto “come soldato e come chirurgo” e lo fa con uno stile asciutto ed elegante, mai retorico, pieno di intense connotazioni, metaforicamente legate a tre fiumi-simbolo: il PIAVE della “grande guerra” affrontata da lui, ancora studente di medicina, con i gradi di ufficiale dei bersaglieri subito dopo Caporetto e fino a Vittorio Veneto. Poi c’è il SAMRE’ dell’Abissinia, una guerra vissuta da ufficiale medico, con toccanti esperienze umane trascorse in sale operatorie e con strumenti più o meno di fortuna, sino al DON, l’infernale “fronte russo” dove Rotolo conoscerà anche la triste e defatigante esperienza di prigioniero del lager, chiamato anche lì a dare sollievo medico e clinico ai suoi compagni di sventura, detenuti in una landa dove la temperatura scende a meno 35° sotto zero ed il cui unico pensiero è solo quello di “sopravvivere”.
Dopo la prigionia ritorna nella Milano che lo aveva visto crescere professionalmente e che lo accoglie come una terra promessa.
Rotolo parte per l’avventura della sua vita dalla nostra Menfi, “stagnante borgo contadino”, in cui nei primi anni del secolo, “la povertà regnava sovrana ed era così connaturata con la vita degli abitanti che quasi nessuno se ne accorgeva: tutti vivevano nella rassegnata e ottusa convinzione che così aveva disposto il buon Dio”.
Fanno riflettere le parole del dottor Rotolo.
Oggi viviamo in una Nazione cresciuta sulle rovine della seconda guerra mondiale.
I nostri padri hanno combattuto per la nostra Patria, per la libertà dalla dittatura. Hanno affrontato sacrifici indicibili per riscattare la nostra terra da questa “povertà” fatale e rassegnata. Viviamo in un relativo benessere economico e sociale. Viviamo nella pace.
Ma tutto questo non vuol dire avere scarsa memoria.
Giovanni Spadolini, che firma la prefazione del libro, afferma che l’autore nel libro è spinto a “condannare e ad allontanare tutti quei miti irrazionalisti che hanno alimentato l’odio bellicista negli anni solcati dalla minaccia totalitaria devastatrice dell’Europa civile.”
E Rotolo lo fa con chi ha subito sulla sua pelle la furia rovinosa della guerra e della morte.
Leggere il libro del dottor Rotolo significa così, anche dare il giusto tributo a tutti coloro che hanno reso grande la nostra Patria con i loro sacrifici personali, ma significa soprattutto non dimenticare l’orrore della guerra, il degrado e la devastazione che produce, l’odio che fomenta.
Perché non accada mai più.
Buon Natale a tutti in nome della Pace.
By M. 

giovedì 23 febbraio 2012

STOP AI MASSACRI DI REGIME IN SIRIA

  

Non possiamo fare finta di nulla.
Da mesi la popolazione civile siriana è massacrata dal regime di Assad che, nonostante le apparenze, è risultato essere feroce e dittatoriale come - se non peggio - dei vari Gheddafi, Saddam Hussein e tanti altri.
Non possiamo condividere e va censurato senza riserve il veto posto da Russia e Cina all'intervento ONU! 
Qualsiasi sia la ragione (o l'interesse) che ha indotto i due Paesi a ostacolare i caschi blu, non è giustificabile di fronte al massacro continuo di migliaia di civili inermi.
E ciò, sopratutto, se si tiene conto che ad invitare l'ONU ad intervenire in Siria sono gli stessi Paesi della Lega Araba, fortemente preoccupati della repressione messa in atto dal regime siriano.
Sentiamo di appoggiare senza riserve l'intervento in Siria dei caschi blu e siamo preoccupati del tempo che si perde e che si traduce in ulteriori sacrifici umani.
Le ultime notizie sono ancora più allarmanti: il giornale libanese L'Orient Le Jour riporta la testimonianza di un giovane medico siriano, che ha raccontato che i medici che curano i "rivoltosi" diventano automaticamente "obiettivo" delle forze di sicurezza governativa. Gli ospedali sono diventati un bersaglio dei bombardamenti, mentre un gruppo di coraggiosi medici "ambulanti" sono costretti a curare i feriti in ricoveri di fortuna, piuttosto che negli ospedali, per sfuggire alla repressione.
Stamattina sono rimasto angosciato di fronte alle strazianti immagini di corpi senza vita di bambini siriani e mi chiedo di cosa fossero colpevoli questi bambini nella loro ingenua innocenza, se non di avere il torto di essere nati in un paese sbagliato al momento sbagliato.
E' ammissibile tutto questo? Ha giustificazioni tutto questo?
La libertà non ha prezzo, ma sicuramente i siriani ne stanno pagando uno altissimo agli occhi indifferenti di un mondo occidentale che si propone come alfiere della democrazia e custode delle libertà e che non riesce a superare i cinici interessi di due nazioni che lo tengono in ostaggio.
Viva la libertà ed onore ai martiri siriani!