sabato 10 ottobre 2026

ANNE CARSON, PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2026

 


La scelta dell’Accademia Svedese anche per quest'anno ha rispettato la tradizione che vuole che negli anni pari il Premio Nobel per la Letteratura vada ad una donna.

Meno scontata è stata la scelta di ANNE CARSON, letterata, poetessa scrittrice e saggista canadese che, di sicuro non se l’aspettava, visto che per comunicarle la vincita del Nobel l’hanno dovuta rintracciare in Islanda, mentre – si dice – ascoltava il rumore del vento.

Anne Carson non è un'autrice che si può ascrivere con facilità ad un perimetro stilistico o una categoria di genere letterario. È di formazione rigorosamente e felicemente classica, ha tradotto i poeti e gli autori di tragedie greche, ha affondato i suoi studi nella tradizione latina, ha insegnato nelle Università canadesi e statunitensi, ha scritto oltre venti libri di letteratura “ibrida”: saggi, traduzioni, poesie, a volte mescolando nel suo linguaggio, stili e generi in una sorta di zibaldone di leopardiana memoria. Proprio sull'uso del linguaggio come mezzo espressivo dell'interiorità, la letterata canadese afferma: «Il linguaggio è ciò che attenua il dolore di vivere con gli altri, il linguaggio è ciò che fa riaprire le ferite.»

Espressività amplificata è la poesia che diventa un moltiplicatore dei sentimenti, un acceleratore di emotività: «Se la prosa è una casa, la poesia è un uomo in fiamme che la attraversa correndo molto velocemente.»

Carson ha interpretato a modo suo gli autori classici, di cui oltre che profonda conoscitrice è una vera e propria innamorata, con esiti a volte non esenti da dotte polemiche o, forse, di felici dibattiti. Dalla poesia lunga ai “frammenti” di Men in the Off Hours (2000), la sua è stata chiamata una letteratura di destrutturazione e ricostruzione, di rielaborazione, se non di una vera e propria “frammentazione”, diretta erede della tradizione ellenica. 

La parola, in versi, saggi, epigrammi e a volte epitaffi, diventa strumento duttile, con cui scolpire semeioticamente e comunicare la propria sensibilità umana e a volte con richiami diretti a una trascendenza con il sentimento del divino. Afflato richiamato da chiose delle Confessioni di S. Agostino, presente nei suoi versi come una dimensione non puramente spirituale, ma come presenza intima, quasi fisica, quotidiana, animata da un'attrazione spasmodica.

Nei versi liberi, epigrammatici ma anche nei componimenti più estesi, si percepisce l’influenza della poetessa Saffo, in cui il sentimento dell’amore umano è acceso di ardente passione e di dolore irrazionale allo stesso tempo: «Il desiderio raddoppiato è amore e l'amore raddoppiato è follia.» Ed ancora: «Quando io ti desidero, una parte di me non c’è più: la tua mancanza è la mia mancanza. Non avrei desiderio di te, se tu non mi avessi consumato.»

Una delle opere saggistiche della Carson è intitolata appunto “Eros, il dolce amaro”, nel sentimento gianiforme ed ambiguo dell’amore che è soddisfacimento e appagamento dei sensi, ma genera anche l’inquietudine ed il dolore del distacco tra l’amante e l’amato, divisi insondabilmente da un vuoto che genera inquietudine.

In “Era una nuvola” Anne Carson ripropone la tragedia euripidea di Elena in chiave assolutamente moderna e attuale. La denuncia della guerra come conflitto ingiusto ed iniquo che coinvolge l’individuo e la società e il contestuale desiderio tormentato di pace, ed esalta la condizione della donna che lotta per la propria affermazione nella società come portatrice di valori positivi ed evolutivi. Scrive la Carson con mirabile sincretismo concettuale: «Perché esiste la tragedia? Perché sei pieno di rabbia. Perché sei pieno di rabbia? Perché sei pieno di dolore.»

La cifra stilistica dell’autrice è dunque una riscoperta, anzi una reinterpretazione, della classicità non nella sua fissità, nell’immobile e museale analisi filologica, ma come strumento epistemologico, come chiave per scoprire una modernità che abbraccia l’individuo ed è in grado di penetrarne le sottigliezze dell’essere, mettendone a nudo i sentimenti ed i conflitti.

Mi piace chiudere questo mio “invito” alla lettura di Anne Carson con la citazione delle “Confessioni” che la Carson pospone alla poesia “I nottambuli”: “Ma dico di sapere decisamente che il tempo passato non ci sarebbe, se nulla passasse. E il futuro non ci sarebbe, se nulla stesse arrivando. E il presente non ci sarebbe, se nulla fosse.”

By Michele Barbera



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