Domenica 14 giugno è stata la Giornata Mondiale del Donatore di
sangue. Si sono moltiplicati appelli alla donazione come dovere
civico, come atto di solidarietà sociale, di una generosità verso
chi non conosciamo ma che – in quel preciso momento - ha un bisogno
vitale.
Tutto giusto e sacrosanto.
Poi mi guardo attorno. A Menfi.Sono, per così dire, un veterano dell’AVIS. La mia prima donazione
è stata nel 1987, ora siamo quasi a quaranta.
A Menfi l’AVIS ha un patrimonio di quattrocento donatori effettivi,
più quelli saltuari. Il direttivo è formato da gente volenterosa,
entusiasta che trova nel lavoro associativo un momento sincero di
impegno civico. E i sacrifici, le discussioni, la stanchezza, tutto
scompare di fronte ai frutti di un lavoro che spesso è nascosto, se
non incompreso dai più.
Eppure, nonostante la preziosa ovvietà della presenza e
dell’attività dell’AVIS nella comunità, a Menfi si è sempre
dovuto combattere per avere una sede dignitosa, per assicurare che i
donatori trovino un ambiente il più possibile accogliente, che si
trovino a proprio agio nel donare e che siano invogliati a tornare a
dare testimonianza della loro generosità.
Tutto sembrava risolto con l’assegnazione dei locali in Corso dei
Mille. Già si discuteva di una inaugurazione ufficiale, di
intitolare la sala donatori al compianto Gaspare Zinna, già
comandante dei vigili urbani e pioniere della donazione di sangue a
Menfi.
Al solito, tutto è svanito.
L’ASP di Agrigento, o chi per lei, ha sfrattato in quattro e
quattr’otto la Sezione AVIS, per ubicarvi provvisoriamente la
Guardia Medica ed il Pronto Soccorso.
Mi chiedo: quanti anni deve durare questo “provvisorio”?
Ora pare che l’ASP stia trasferendo il Pronto Soccorso, ma con
l’idea di mantenere nei locali scippati all’AVIS la Guardia
Medica.
E stavolta non ci sarebbe niente di provvisorio.
Stare a recriminare sullo sfacelo della sanità menfitana serve a
poco.
Ma è possibile che una comunità che d’estate arriva
tranquillamente a comprendere almeno 25-30 mila persone deve
accettare in modo masochistico la spoliazione continua di tutti gli
uffici pubblici, le risorse pubbliche e del territorio, le strutture
associative di pubblica utilità?
Ed il bello è che ad utilizzare le donazioni AVIS sono in primo
luogo le strutture sanitarie del territorio in mano all’ASP, la
quale sollecita continuamente l’AVIS ad aumentare le donazioni!
Vergogna.
Se è vero che il pesce puzza dalla
testa, le recenti dimissioni
del Direttore Generale dell’ASP, alimentate da vicende di cronaca
giudiziaria non proprio edificanti, danno
la cifra della miopia con cui ha agito l’ASP nel corso degli anni.
ASP che, beninteso, si è ingrassata con i beni dell’ex-Ospedale
Giambalvo scippati anche questi ai menfitani, vicenda su cui è
meglio stendere un velo pietoso.
Mi auguro che la vicenda della Sede dell’AVIS segua sorte migliore
dei tanti uffici pubblici, strutture e risorse che sono state
eliminate dal territorio, desertificandolo.
Vogliamo chiarezza, come soci e come donatori MENFITANI, da parte dell’ASP!
E mi auguro, sopratutto, che chi di dovere comprenda che le donazioni
di sangue non sono e non possono essere occasione di scambi politici
o burocratici. Almeno questo capitelo. La generosità dei donatori
non può essere vittima di giochetti di potere o scontare una miope e
masochista amministrazione sanitaria che complica anziché risolvere.
È un dovere pubblico a tutela della salute di migliaia di cittadini. E la sede AVIS è patrimonio di tutti, non certo dei donatori.
Chi ha bisogno della trasfusione non può aspettare. Spesso è
questione di vita o di morte.
Una donazione in meno è una speranza di vita tolta. Ricordatelo alle vostre coscienze.

