venerdì 20 maggio 2016

IL PIACERE DI LEGGERE: 101 STORIE SULLA SICILIA CHE NON TI HANNO MAI RACCONTATO DI DANIELA GAMBINO

Daniela Gambino ama la Sicilia. E la ama non solo in modo “viscerale” e personalissimo, come lei stessa confessa nella spumeggiante introduzione di questo viaggio “tra le righe” di una Sicilia sconosciuta, ma la ama per come è, misteriosa, contraddittoria, incredibile, oscena ed inamovibile. Palermitana “doc”, sino al midollo e dotata di una penna creativa, fantasiosa, intensa e passionale, Daniela accompagna il lettore per mano, sino nei recessi più sconosciuti e magici dei miti, personaggi e leggende di quest’isola, resa unica dalla sua storia. 101 storie che fanno il giro della Sicilia, del suo passato e del suo presente, storie che Daniela Gambino, con garbo e freschezza inimitabili racconta al lettore con la leggerezza del dialogo fra due amici sinceri che si incontrano al bar. Impossibile riassumere le mille trame che richiamano le pagine incantate di questo libro dove “Petru Fudduni”, professionista della “slam poetry”, un “Bukowsky” dei sobborghi palermitani, “praticamente irresisistibile”, si accompagna alla favola vera di Casimiro Piccolo “che conosceva gli elfi”. Il lettore, preso dalla storia delle “ceneri di Pirandello”, si ritroverà di fronte anche il mistero delle origini messinesi di Shakespeare, una querelle che ancora oggi tormenta il mito-realtà del drammaturgo inglese. Luoghi, persone, cose, misteri nella originalissima guida della giornalista palermitana che saprà catturarvi e deliziarvi come una moderna Sheherazade. Diceva Goethe che in “Sicilia si trova la chiave di tutto” e il libro di Daniela Gambino ne è una prova forte. Quando giungerete alla fine di questo viaggio da mille ed una storia, vi accorgerete non solo di non conoscere la Sicilia (anche se vi piccate di essere siciliani), ma anche di volerla amare, nelle sue contraddizioni, nei suoi eccessi, nei suoi misteri, una Sicilia fascinosa e sofisticata come una donna altolocata, eppure autentica e passionale come le “gelsominaie” della piana di Milazzo, autrici di uno storico sciopero. Ma dopo volerla conoscere ed amare, della Sicilia scoprirete che non potete farne più a meno. Ecco, forse questo è il mistero più intrigante ed assoluto, l’incantesimo fatale che il libro di Daniela vi trasmetterà.
Nota a margine: imperdibile, a questo punto, anzi quasi doverosa, una capatina al sito Cose da fare in Sicilia  , un fisiologico e complementare pendant del libro, quasi un ipertesto, editato con professionalità ed il consueto ed effervescente entusiasmo da Daniela e da un'affiatata redazione per conoscere e gustare la Sicilia che merita. 
By Michele Barbera 

martedì 17 maggio 2016

LA LUNA SCOMPARSA: PRESENTAZIONE A FURCI SICULO





Quando un romanzo è finito, cessa in quello stesso istante di essere "proprio" dell'autore, il libro incomincia a camminare per conto suo. Come una barca va incontro al suo particolare destino, incrocerà i gusti, il piacere dei lettori, finirà in sconosciuti scaffali, a tenere compagnia ed a allietare con qualche ora di lettura chi vorrà sfogliare le sue pagine. Sarà compagno fedele di coloro che lo vorranno custodire e condividere con lui i segreti delle sue pagine.

Il litorale di Furci Siculo

Ho sempre vissuto con trepidazione questo momento, e, generalmente, la prima presentazione è il varo di quella barca, il battesimo, l'attimo fatale in cui si sciolgono le vele. 

Furci Siculo ha ampiamente meritato questo evento, proprio perché il romanzo de La luna scomparsa nasce e si svolge lì, in quest'angolo di Sicilia incastonato tra due torrenti e che digrada dolcemente verso il mare.  
Evento che è particolarmente ricco e gratificante perché è prevista la presenza di Domenico Cacopardo, grande scrittore siciliano contemporaneo, appassionatissimo di gialli ed ideatore del personaggio di Italo Agrò. Ad accompagnare Domenico Cacopardo è la prof.ssa Pina D'Alatri, lettrice attenta e raffinata, la persona giusta per incorniciare culturalmente il romanzo. 
Né, debbo essere sincero, vi sono state "difficoltà" per il nostro maresciallo Massimo Liberti a trasferirsi dalle maestose ed intriganti cime degli Appennini al dolce litorale jonico per affrontare un mistero che affonda le sue radici nel tempo, sino a scontrarsi con un'inquietante presenza fenicia.
Il maresciallo ha indagato come da solito suo, magari in modo scomodo, spigoloso, ma prendendola sempre con...filosofia.
E poi, mi ha confidato a quattr'occhi, che è rimasto favorevolmente impressionato dalla Sicilia e... dai siciliani. 
Che sia la premessa per un nuovo ritorno nella nostra meravigliosa isola?
By Michele Barbera 

martedì 26 aprile 2016

CERNOBYL, UNA CATASTROFE FRUTTO DI STUPIDITA’ UMANA


Černobyl, piccola città ucraina, conquistò un’improvvisa notorietà dopo l’incidente avvenuto nella centrale nucleare situata a pochi chilometri di distanza, avvenuto il 26 aprile del 1986. Le radiazioni emesse al momento del disastro, secondo la stima dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), furono pari a 400 volte quelle liberate dalla bomba di Hiroshima. Il disastro di Černobyl è considerato il più grave incidente legato al nucleare per scopi civili; eppure, ancora oggi non vi sono opinioni concordi in merito alle responsabilità dell’incidente, al numero complessivo delle vittime e agli effetti a lungo termine sull’ambiente e sulla popolazione.
Chissà quanti come me ricordano l’effetto che fece la famosa “nube radioattiva” una sorta di mostro che vagava per i cieli europei. Le indicazioni di non mangiare frutta fresca o verdura che poteva essere stata esposta alla “nube”, i divieti di uscire di casa. Eppure sembrava una cosa così lontana, quasi fantasiosa che molti la presero per gioco.
Il regime sovietico nascose in modo vigliacco e subdolo per quanto gli fu possibile la tragedia che era successa: l’incidente avvenne nella notte fra il 25 e il 26 aprile 1986 nel reattore 4 durante un esperimento e, dalle ricostruzioni postume, fu probabilmente il tragico risultato di una serie di manovre scorrette, dei difetti di progettazione dell’impianto e della mancata conoscenza di alcune caratteristiche del reattore da parte dei tecnici che, secondo alcune testimonianze, non sarebbero stati adeguatamente istruiti sulle condizioni di pericolosità del sistema.
Il grave e colpevole ritardo con cui fu diramato l’allarme, la scarsa conoscenza da parte dei “liquidatori” (cioè dei tecnici e degli operai che lavorarono sul posto dopo lo scoppio per chiudere il reattore nel “sarcofago”) delle conseguenze della radioattività contribuirono ad aggravare i danni in misura esponenziale per la popolazione.
Quanti morti? Decine di migliaia sia in prossimità dell’incidente, sia a lungo termine. Divieto di abitare nell’area per altri 120 anni.
Eppure pochi sanno che la centrale continuò a funzionare con gli altri reattori, sino a quando nel 2000 l’ultimo fu spento.
Cernobyl è stato frutto di una spaventosa negligenza e di un errore grossolano. Ma di quante Cernobyl avremo bisogno per capire che l’atomo non è una strada sicura per l’energia? O di Fukushima? Negli ultimi cinquant’anni sono stati registrati CENTOTRENTA INCIDENTI NUCLEARI!
Quanti ancora prima che l’uomo si autodistrugga?

By Michele Barbera 

lunedì 18 aprile 2016

SE QUINDICI MILIONI DI ELETTORI VI SEMBRAN POCHI…


Buttiamola in politica. Così si diceva per smontare qualcosa di imbarazzante. Le trivelle, l’ambiente, il mare, la salute, il futuro energetico non contano nulla. Il referendum neanche.
Renzi-Mr. Bean, grandissimo figlio di lobby, si è rifugiato nell’aurea e scontata mediocrità di chi ha invocato (a bassa voce) l’astensionismo, sicuro della scelta vincente. Tanto bastava non far nulla.
E l’Italietta del dolce far niente, del lamento dietro le spalle, del qualunquismo fantozziano che subisce l’infido destino, ha disertato le urne, come un gregge di ovini alla greppia in un’assolata domenica primaverile. E proprio gli astensionisti sono stati quelli che hanno invaso le spiagge pronti a godersi il primo mare e l’aria pulita delle nostre coste. Imbecilli. Il referendum è saltato solo per la loro ignavia.
Renzi, figlio di lobby, ora punterà ad epurare il partito di quei due-tre (o forse più) politici, additati alla gogna espiatoria, che hanno osato “cavalcare il referendum”, rei di volere esprimere la loro opinione in un partito che di democratico non ha più nulla se non il nome, e di dire basta all’inutile martirio del mare per la pericolosa estrazione di una fanghiglia che ricorda lontanamente il petrolio.
Quaranta piattaforme in disuso, scheletri abbandonati in mezzo al mare, aree marine devastate, trivellazioni antieconomiche, la pesca diventata impossibile in aree impossibili da quantificare. Questa è l’Italietta dei figli di lobby, negazionisti mimetizzati nell’astensionismo.
Ma Renzi dovrebbe farsi una domanda: chi siamo questi quindici milioni di poveretti che anziché farsi i fatti loro siamo andati a votare ieri in un fragoroso silenzio delle istituzioni?
Siamo tutti di destra? Siamo tutti anti-PD-Renzi? Siamo grillini? Siamo leghisti? Siamo gente che si è rotta dei figli-di-lobby?
Chieditelo Renzi. Chieditelo. Quindici milioni che - contro ogni previsione - hanno sfidato la comoda indifferenza del poltronismo domenicale ed hanno fatto la loro scelta.
Quindici milioni, Renzi. A cui sarà difficile far digerire la polpetta del “buttiamola in politica”. Quindici milioni, che hanno ancora a cuore l’ambiente in cui viviamo ed in cui dovranno vivere i figli ed i nipoti.
E sono questi quindici milioni su cui potrà puntare l’Italia del futuro. Per salvarla dai figli di lobby.

By Michele Barbera 

venerdì 8 aprile 2016

GIULIO REGENI E LE VERITA’ NASCOSTE


Ne potremmo citare a decine. Italiani vittime di sistemi giudiziari esteri, di polizie degne dei lager nazisti o di certi film dell’orrore. Eppure è tutto vero, tremendamente vero. Basta un sospetto, una chiacchiera o, forse, un pregiudizio. E l’italiano diventa quello da colpire. Sequestri, scomparsi, omicidi. Ed ogni volta ci troviamo impreparati, incapaci di reagire in modo adeguato. Alla meglio, quando ci sono di mezzo rapimenti, paghiamo riscatti milionari, vergognandoci poi di ammetterlo.
Nel caso di Giulio Regeni brucia ancora di più.
Giulio era uno studioso, un giovane che si era costruito, come si dice, sul campo. Aveva una sua reputazione accademica, stava conducendo una propria inchiesta dall’interno delle pieghe di una società soffocata da un regime liberticida e fragile. Che perciò ha paura di chi vuole capire, riflettere e, possibilmente, denunciare le storture di un sistema sbagliato.
E la polizia del generale Khaled Shalabi, o i servizi segreti militari su diktat del Ministro dell'Interno Magdy Abdel Ghaffar, o i servizi militari, hanno sempre e comunque sbagliato. In modo tremendo, irreversibile. Sia che abbiano effettivamente sbagliato uomo, sia che l’azione repressiva sia stata maldestramente diretta contro di lui. Non ci sono scusanti, né giustificazioni. Eppure l’Egitto nega. Per coprire qualche lurido funzionario-burocrate fanno il teatrino, inventano versioni al limite dell’insulto, calunniano la memoria di Giulio Regeni, fanno gli gnorri, arrivano a costruire capri espiatori di flebile consistenza.
Per chi ha un minimo di esperienza, questi depistaggi hanno soprattutto due cause e finalità: o debbono coprire responsabilità molto gravi di funzionari di vertice e di apparati occulti, oppure  fanno parte di una strategia del terrore per dare un “avviso” concreto a chi, giornalista, studioso, straniero vuole “impicciarsi” in affari che non lo riguardano.
Giulio Regeni cosa aveva scoperto? Con chi era entrato in contatto? Qual era il materiale dei suoi studi?
A torto o ragione, sta tutto lì, in un’ambigua “ragione di stato” che arriva a coprirsi terribilmente di ridicolo.
Sono in molti a chiedersi cosa sarebbe successo se al posto di Giulio Regeni, un italiano, vi fosse stato un americano, un inglese, un tedesco, un russo. E se a quel punto, l’Egitto avrebbe avuto la voglia di mettere su la pantomima. O si sarebbe schermito dietro ragioni di alta politica o di rivendicazione storica.
L’Italietta nostra, almeno quella ufficiale, si agita, scalpita, protesta, ma solo finché ci sarà uno scalpore mediatico, solo finché la coscienza pubblica non sarà assopita ed assorbita da altri scandali. E poi? Si spegnerà il lumicino sulla vicenda di Giulio? Finirà tutto nell’oblio del tempo che passa?
Questo governo da Mr. Bean, che sembra un piscina-party di figli di papà viziati ed arroganti occupati ad arraffarsi l’ultima tartina con i genitori indulgenti che li guardano dal balcone, dovrebbe riflettere che in gioco c’è la sovranità dell’Italia, il rispetto dei nostri principi democratici, delle nostre garanzie. Che non possono valere solo quando gli stranieri sono in Italia, ma anche e soprattutto quando gli italiani sono all’estero.

 By Michele Barbera