giovedì 11 febbraio 2016

A CASTELVETRANO LO STRANO CASO DEI FRATELLI CARPINO TRA TRUFFE FOREX , UNA BANCA MISTERIOSA E LA DELIBERA “SEGRETA” DELLA CONSOB


Vecchia storia. Amara. Risparmiatori truffati. Non è una novità per l’Italia dei furbi, quelli che vivono nel sottobosco dell’inganno e si approfittano della fiducia degli altri.
Il caso dei fratelli Carpino, un caso da milioni di euro svaniti in presunti “investimenti finanziari” parte da Castelvetrano, dove i due hanno un rinomato studio di consulenza finanziaria. Vantano partnership e collaborazioni di alto bordo, una iscrizione alla Banca d’Italia come “intermediazione in cambi” o, talvolta come “agente in attività finanziaria”. Stesso numero per due strane definizioni: A 68142. 
I fratelli Carpino, dal 2010 sino al 2012, investono, travestono, gestiscono e fanno sparire una massa di milioni di euro, attirano circa un migliaio di clienti, anche fuori dalla Sicilia, prospettano investimenti in Svizzera, favolose intermediazioni sul mercato dei cambi, investimenti nel forex ed altro.
La domanda è semplice.
I Carpino non erano banca. Non erano una finanziaria o SICAV. Non potevano gestire conti correnti, depositi titoli, effettuare bonifici conto terzi o girocontazioni milionarie. O anche, semplicemente, come è stato accertato, utilizzare il conto del signor Tal dei Tali per ricaricarsi il telefono o effettuarsi un bonifico sul conto personale da utilizzare come argent de poche.
Così, rivelata la truffa, vengono fuori dall’esame incrociato della documentazione bancaria giroconti tra perfetti sconosciuti, bonifici ed addebiti giornalieri e denaro “ballerino” che vorticava sui conti senza alcuna ragione apparente. Ed ogni tanto, qua e là, una manovra “ a fondo perduto” su improbabili titoli valutari.  
Ed allora, ci si chiede, come facevano? Come facevano i Carpino a manovrare decine (se non centinaia) di conti correnti, senza che nessuno ne sapesse nulla? Come facevano a farsi indirizzare i token (le micidiali chiavette dei codici), gli estratti conto, le password dei clienti tutti allo studio Carpino? Come facevano a sgusciare tra le maglie della legge antiriciclaggio?
La risposta è altrettanto semplice. Tramite un istituto che si prestasse a questo gioco.
Nel caso dei Carpino, si è giocato a nascondino.
Il sito dei Giornale di Sicilia “gds.it”, quando scoppia lo scandalo, rivela il segreto di Pulcinella. E cioè che l’istituto bancario di appoggio dei Carpino è IWBANK s.p.a.. La notizia deriva da fonte diretta, cioè sono gli stessi risparmiatori truffati a rivelare di avere sottoscritto contratti prestampati presso i fratelli Carpino in favore della IWBANK, corroborati – in alcuni casi – da strani mandati “fiduciari” ad personam.
Stranamente, in casi di blog, quotidiani etc… che si sono occupati della notizia e dello stesso Giornale di Sicilia il nome “IWBANK s.p.a.” scompare nel giro di qualche giorno.
I fratelli Carpino finiscono sotto processo penale, ma dell’Istituto bancario che ha consentito di operare nessuna traccia. Il nome diventa un tabù.
I risparmiatori scalpitano. Vi sono in corso iniziative giudiziarie di natura civilistica che coinvolgono IWBANK s.p.a., a cui viene contestata la “strana” e disinvolta operatività concessa ai fratelli Carpino. C’è il Tribunale di Palermo che in una sentenza del 2010 ha condannato al risarcimento danni un istituto che gestiva conti correnti on line per non aver impedito a terzi di effettuare operazioni poi disconosciute e non autorizzate dai clienti.
E c’è la CONSOB.
C’ è un avvocato che si reca a Castelvetrano per citare i Carpino in un giudizio intentato contro IWBANK e scopre che la CONSOB il 09/07/2015 ha pubblicato la delibera n.19211 sul caso Carpino.
In quella delibera scopre che una Banca (il cui nome è coperto da imbarazzanti “…omissis…”) avendo ricevuto numerosi reclami dai risparmiatori truffati dai Carpino, li ha “girati” alla CONSOB, prendendo subito le distanze dai Carpino ed affermando di non avere intrattenuto con loro alcun rapporto professionale.
La CONSOB istruisce il caso e conclude che il Carpino Giovanni sotto forma di “mandatario” ha posto in essere un’attività “caratterizzata da un grado di discrezionalità che eccede l’ambito meramente strumentale e di supporto consentito ai soggetti non autorizzati alla prestazione dei servizi di investimento; ulteriori elementi risultano collegare il sig. Carpino alla movimentazione dei conti di trading di altri clienti della […omissis...], il cui indirizzo di ricezione dei token per accedere ai conti e per la relativa corrispondenza, indicato nei contratti e/o nel sistema anagrafico della […omissis...], coincide con quello dei sig. Carpino”.
Ma vi è di più.
La CONSOB accerta che “parte rilevante delle somme a tale fine conferite al sig. Carpino è stata infatti trasferita su altri conti, riconducibili in parte allo stesso sig. Carpino e in parte ad altri soggetti, […omissis...], tramite operazioni effettuate ad insaputa degli stessi investitori che le hanno disconosciute”.
Il Carpino, il cui dolo viene riconosciuto, viene condannato ad una sanzione amministrativa di €.60.000,00.
E la Banca degli “omissis”?
Viene richiesto alla CONSOB di palesare il nome dell’Istituto bancario che ha così “collaborato” con i Carpino in barba alle leggi che regolamentano l’attività di raccolta sul pubblico risparmio, sull’antiriciclaggio, sulla corretta identificazione della clientela, etc… Tanto da avere nelle proprie anagrafiche lo studio dei Carpino come unico referente geografico per decine (se non centinaia) di risparmiatori. Studio Carpino a cui venivano “generosamente” inviate le credenziali per l’accesso ai conti.
La CONSOB risponde che non lo può riferire perché per avere copia integrale della delibera bisogna essere “nominati” nella stessa.
Si replica: forse che i risparmiatori che hanno avuto fiducia in questo Istituto non debbono avere la corrispondente tutela? Vada per la multa appioppata al Carpino… ma nei confronti della banca nel cui capiente ventre sono finiti i soldi? Quale azione è stata effettuata da parte degli Organi di controllo? E perché si vuole tenere celato il nome dell’Istituto Bancario? A che pro? Facile addossare la responsabilità di tutto ai Carpino, oggi apparentemente nullatenenti…
La CONSOB chi deve tutelare: il risparmio truffato o il “buon nome” della banca?
Ma, forse, questa “banca” non è poi così sconosciuta per i risparmiatori dei fratelli Carpino…
Risparmiatori svegliatevi!
By Michele Barbera 

venerdì 29 gennaio 2016

SCANDALO ALL’ITALIANA: LE STATUE COPERTE OVVERO DELLA DISINFORMAZIONE


Sembra impossibile, ma così è stato. Nella nostra Italietta dei mille problemi, dagli immigrati clandestini, alla disoccupazione, dalla delinquenza, alla povertà dilagante della cosiddetta middle class è caduto– come la manna dal cielo – lo scandalo delle auguste chiappe nude di classica memoria. 
D’un tratto tutto è passato in secondo piano: le banche fallite, la stagnazione industriale, i delitti di vattelapesca. L’opinione pubblica è stata calamitata dalle scatole messe a bella posta per coprire le “infami” nudità che avrebbero potuto offendere il munifico presidente iraniano che, come un americano post-guerra è venuto con le tasche piene di petrodollari a promettere benessere e felicità. E lì tutti a fare salamelecchi ed inchini, stando attenti a non ledere di profano olezzo le auguste narici del’iraniano. Al quale, probabilmente, non è fregato de meno.
Ma a noi no. Ti pareva. Lo scandalo c’è stato e tutti a cercare il colpevole. 
I manager che hanno fatto fallire mezza Italia che prendono prebende astronomiche, direttamente proporzionali alla loro incapacità sono lì a sorridere beoti sprofondati nelle loro beneamate ed "incollate" poltrone ed, invece, l’ “eccesso di zelo” di qualche malcapitato funzionario, magari male indirizzato, alimenta appetiti ghigliottineschi: “tagliamogli la testa!”
No. Non la testa. Semmai il principesco stipendio ed assieme a lui a tutti quelli che godono di posizioni di privilegio grazie agli ammanicamenti ed intrallazzi vari, per non dire leccaculismi.
Ma tutto questo è servito. Almeno temporaneamente. E’ servito ad obnubilare le coscienze, ad intorpidire il sacro sdegno di una società allo sbando che naviga nel buio di una politica infetta.
Tutto serve in questa Italietta per depistare e disinformare. Anche il falso scandalo delle tette marmoree di una statua incolpevole. E gli apprendisti stregoni della disinformazione politica lo hanno imparato bene.
By Michele Barbera

martedì 26 gennaio 2016

LETTURE E RECENSIONI: IL DIARIO DI ANNA FRANK


Spero di poteri confidare tutto , come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande sostegno. Così, con questo incipit semplice ed intenso, inizia una delle maggiori testimonianze della Shoah, redatta da una bambina che, ingenuamente, va incontro alla maggiore tragedia della storia del ventesimo secolo. Ho letto il Diario parecchi anni fa. Ogni tanto lo ripiglio in mano con sempre crescente stupore e rispetto.
Ogni volta che leggo le pagine scritte da Anna Frank spero che non siano vere. Spero che ad un certo punto vi sia nel colophon la frasetta che mette al riparo dalle angosce del narrato: “opera frutto di fantasia”. Ma così non è nel Diario. C’è, nella rilettura, la tragica consapevolezza di una storia che finirà male, eppure speri sino all’ultimo che ciò non avvenga.
Nel lento scorrere dei giorni nel nascondiglio stupisce vedere come la giovanissima Anna affronta una quotidianità d’orrore e di angoscia che noi oggi possiamo solo lontanamente immaginare. Il Diario di Anna Frank è un grido contro tutte le guerre e le violenze, come quelle che oggi affliggono i bambini siriani, afghani, israeliani e arabi. Un grido contro l’assurda sopraffazione di adulti pazzi, folli che in nome di chissà-cosa pretendono di avere il diritto di vita e di morte sugli altri. E’ solo morte, distruzione. E la prima vittima è l’innocenza pura di ragazzi che vogliono crescere con il sorriso sulle labbra, occupandosi di giochi e di scherzi, di piccole beghe, di abiti, amici, feste, compleanni e musica.
Scrive Anna il 12/02/1944: “Cara Kitty splende il sole, il cielo è azzurro intenso, soffia un venticello meraviglioso e vorrei tanto…vorrei…tutto… Parlare, essere libera, avere amici, essere sola” e ancora “Penso che sia la primavera, avverto il risveglio, lo sento nel corpo e nell’anima. Devo sforzarmi di agire in modo normale, sono totalmente confusa, non so cosa leggere, cosa scrivere, cosa fare, so soltanto che vorrei…”
Desiderio di vivere, di esistere, di essere felice. Diritti di ogni bambino, di ogni ragazzo di ogni epoca ed età. Farei leggere obbligatoriamente il Diario ad ogni governante, a tutti quelli che si assumono e si arrogano il diritto di “comandare” sugli altri. Perché imparino il rispetto, la compassione, l’amore per la libertà non solo dei ragazzi ma di ogni prossimo che ci vive accanto. Ma soprattutto che la Storia non si dimentica: il cielo dei lager nazisti è lo stesso sotto cui noi oggi viviamo.

By Michele Barbera 

domenica 10 gennaio 2016

RECENSIONE SU "COLPE APPARENTI" DALLA REDAZIONE DI "CONTROVOCE"



Dalla rivista on line "CONTROVOCE" una bella recensione su "Colpe apparenti":

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Il sottile fascino del delitto di provincia: Michele Barbera e le sue “Colpe apparenti”



Michele Barbera ci ha ormai abituati ad una produzione eclettica che spazia dalla narrativa, al teatro alla poesia. Però, in tutta evidenza, un posto particolare nella sua scrittura l’occupa la narrativa in “giallo”, in tutte le sue sfumature. La passione per il giallo la si intuisce nella creazione originale di Massimo Liberti, un maresciallo dei carabinieri, “umano, troppo umano” per dirla con Nietzsche, di stanza in un paesino arroccato sugli Appennini, “che guarda all’uno ed all’altro mare”, una location accattivante per un detective di tutto rispetto. 
Il maresciallo Liberti, alla seconda comparsa negli scaffali delle librerie, dopo una prima indagine pubblicata con Mondadori, si propone ai lettori con “Colpe apparenti” per i tipi di Aulino Editore, un romanzo con una trama incalzante, avvincente ed appassionata, che già nel titolo evoca atmosfere intriganti e misteriose. 
Il maresciallo Liberti è giovane, impulsivo, ma anche tremendamente riflessivo. Per certi aspetti ricorda un Dylan Dog con la divisa, ma nel suo modus operandi è facile scorgere tratti di Maigret e di razionalismo deduttivo alla Sherlock Holmes. Il maresciallo soffre, riflette, sbaglia. E’ capace di intuizioni illuminanti, ma anche di dubbi amletici. Solo una testarda tenacia lo tiene sulla pista del colpevole che riesce ad afferrare  all’ultimo momento, prima che sia troppo tardi.
In “Colpe apparenti” il maresciallo filosofo si addentrerà in una indagine che, sin dall’inizio, appare dai contorni confusi, quasi annegati in quella nebbia che dai boschi degli  Appennini scende sino a valle inghiottendo ogni cosa come un magma apocalittico ed inquietante. Attorno al misterioso ritrovamento del cadavere di una donna, giovane e bellissima, si concentreranno le indagini articolate e coinvolgenti dei carabinieri di Liberti. Pian piano, mentre le pagine volano ed i crimini assumono risvolti sempre più inquietanti, grazie alla sagacia di chi investiga, si ricompone un puzzle scombinato in cui sembrano sempre mancare dei pezzi.
A guidare il maresciallo ed i suoi collaboratori mille tracce e mille indizi che si intrecciano le une con gli altri, mentre i ruoli di vittima e carnefice si confondono e sovrappongono, sino ad un sorprendente e per nulla scontato finale, carico di suspense e di drammaticità.
Lo stile di Barbera è raffinato, scorrevole ma anche graffiante, permeato da una vena umoristica che alleggerisce la tensione narrativa, piacevolmente intriso di quei riferimenti filosofici che rappresentano per il maresciallo una sorta di “scuola di vita” ed un rifugio nei momenti difficili. Un giallo che ha tutti gli ingredienti per diventare un “classico” del genere e fa venir voglia di leggere ancora, di seguire Massimo Liberti e la scia fumosa del suo mezzo toscano, mentre percorre le strade impervie dei boschi dell’Appennino o chissà dove altro lo condurranno i suoi casi misteriosi. L’autore ci ha già dato prova delle sue doti di narratore capace con le sue precedenti opere e “Colpe apparenti” ne rappresenta la gradita conferma. Un libro da leggere assolutamente, anche per i non appassionati del genere.
Un ringraziamento di cuore alla Redazione di Controvoce!
By MIchele Barbera 

domenica 3 gennaio 2016

IL PIACERE DI LEGGERE: MAFIA RIDENS DI RAIMONDO MONCADA


Di mafia si può anche ridere. Ce lo insegna con incomparabile arguzia Raimondo Moncada, eccellente araldo della tradizione teatrale comica agrigentina nel suo “Mafia Ridens , ovvero il giorno della cilecca”. 
La vis comica di Raimondo non risparmia i luoghi comuni che affliggono quel sostrato popolar-culturale su cui si è innestata la mala pianta del “padrinismo”, della volontà di potenza che diventa al suo ultimo stadio maschera grottesca. L’agile trama del romanzo riprende la storia di due scalcagnati, quanto mai metaforici, mafiosi, nelle stereotipate vesti di padrino e figlioccio, anzi capo e vice-capo: Calogerino-Don Lillo e Pasqualino.  Dal rito del “bacio d’onore” sino agli assurdi ed esilaranti tentativi di estorsione (“pizzo pazzo”), usura ed all’immancabile pentimento (oneroso), con il conseguente e tragicomico cambio di identità, Moncada, ed il lettore con lui, assiste ad una strana metamorfosi-evoluzione dei protagonisti  tra illusione, delusione e ostinata e conclamata incapacità.  
Nella sua successione di gag, lazzi teatrali, scene surreali e violenze patetiche, Mafia Ridens è lo specchio deformato e deformante di una società-mostro, partorita da “mamma-tv”, capace di clonare ologrammi in negativo, trame esistenziali in cui la finzione si mescola alla realtà in un “non-sense”, ironico e graffiante.
Il romanzo è il “sorriso triste” del clown che deve ridere anche di se stesso per far ridere gli altri.
Viene da chiederci se la mafia, quella vera, riderebbe del libro di Moncada.
Se, alla fine, quel mondo fatto di omicidi, violenze, crudeltà e ferocia, che non risparmia niente e nessuno, non abbia nel DNA l’assurdità, il paradosso del grottesco. Così è, forse, per la “punciuta” o per la bibbia tenuta sul comodino dai boss latitanti o per i “riti” che vogliono sacralizzare o consacrare la potenza dei boss. Uomini che si credono dei, ammantati di una “missione” divina. Sono storie antiche, fatte di prepotenza, di dolore, di sangue.
“Una risata vi seppellirà”. Così viene da urlare a costoro.
Una risata per rendere “nudi” e smascherare quei delinquenti che si credono padroni del mondo.
Una risata, per sconfiggere la paura di affrontarli, per ridicolizzare ed esorcizzare il terrore che vogliono incutere.
E Mafia Ridens sembra la medicina giusta, da assumere senza ricetta ed a dosi abbondanti, la panacea per guarire dall’apatia dell’ “homo televisivus” e relativi “padrini” al seguito.

Buona Lettura!
By Michele Barbera