domenica 14 settembre 2014

L’UMANESIMO TRAGICO E PASSIONALE DI MAURO CROCETTA, ARTISTA E UOMO DI CULTURA


 
A noi il piacere 
di sognare
la libertà
di vivere
ed amare

(Icaro, M. Crocetta)

Drammaturgo, poeta, narratore, saggista, scultore. La personalità poliedrica di Mauro Crocetta racchiude la spasmodica ricerca dell’uomo moderno di un equilibrio nella disagiata società contemporanea. Sottile interprete delle istanze neo-umanistiche, Mauro Crocetta nelle sue sculture, nelle poesie e nei drammi ha saputo ben sintetizzare messaggi di dolore e di speranza universali, amplificati da un lirismo passionale e da forme-espressioni di una tensione emotiva che agita il cuore e l’animo dell’artista e dello spettatore.
In tanti si sono occupati di Mauro Crocetta e della sua opera: da Barberi-Squarotti a Carlo Bo, da Vittorio Sgarbi a Sandro Gros-Pietro, passando per Bonetto, Bucci, Parisi ed altri.
Ho avuto la fortuna di accostarmi alle opere ed allo spirito d’artista di Mauro Crocetta, presentati e sostenuti mirabilmente dalla Fondazione a lui intitolata con grande passione e ricchezza di entusiasmo.
La visita della sua casa-museo a Martinsicuro ha riservato emozioni inattese, un viaggio dentro l’arte e lo spirito di un uomo che ha lasciato un grande testamento di speranza universale, del dolore come strumento di redenzione. Mauro Crocetta ha affrontato nella sua arte i grandi temi della esistenza umana, senza indulgere a pietismi o a ipocrite ricostruzioni edulcorate. Il dolore, la cupezza, il mal-de-vivre acquistano attraverso le sue sculture una potenza espressiva sublimata nelle forme del mito arcaico, classico, rivissuto con una modernità impressionante.
“Non ho lacrime/ per piangere / i ricordi / per ridare vigore / alla vita”, lamenta Armonia mentre vede il corpo del suo amato Cadmo ricoprirsi “di orride squame”. E la ricchezza del mito, l’insuperabilità di una tragicità essenziale, diventa “metafora della fine del viaggio esistenziale, ma non del sentimento che ci ha uniti alla persona amata”. Così è per Mirra, vittima ed insieme carnefice della relazione incestuosa che l’ha resa gravida per opera del padre, che sublima il suo dolore e la rassegnazione ad una fine infelice nella preghiera agli “spiriti sacri del cielo e della terra”: “risparmiate / da tragica sventura / il corpo innocente / di mio figlio / raggelate le vene / ed il petto / dove triste s’annida / il mio dolore”. 
Diaspora, di M. Crocetta, 
Non si può rimanere impassibili di fronte alle parole di Crocetta e di fronte alle sculture che di quelle parole rappresentano la più viva ed autentica incarnazione: c’è una implementazione nell’arte di Crocetta unica nella storia. Egli riesce non solo a tradurre in vivide emozionanti parole le sue più profonde emozioni, ma riesce a renderle vive e tangibili, attraverso la sacralità del bronzo, attraverso l’immobile dinamismo delle forme martoriate, esasperate, vissute, tormentate.
L’occasione del Premio Teatrale a lui intestato e del MartinBook Festival, patrocinato dalla vulcanica, simpatica ed intraprendente Valeria Di Felice, preziosa presenza femminile nel campo editoriale, è stata unica per conoscere lo spirito e l’opera di Mauro Crocetta che merita un posto altissimo nella cultura e dell’arte contemporanea.
Un ringraziamento particolare alla gentilissima Maria Rosaria Sarcina, guida incredibilmente raffinata, garbata e sensibile al mondo del suo Mauro, compagno di vita.
La foto del post sono tratte dal sito dedicato a Mauro Crocetta che vi invito a visitare: http://www.crocettamauro.it

By Michele Barbera



martedì 12 agosto 2014

IL LIBRO DELLA VALLE DELLE STORIE - TERRA DI MEZZO: L'ANTOLOGIA CONTIENE IL RACCONTO "ULTIMA FRONTIERA"


Il racconto "Ultima frontiera" ospitato nell'antologia "Il Libro della Valle delle Storie - Terra di mezzo" (EAN-ISBN: 1497578337 / 9781497578333) con una suggestiva ed evocatrice copertina. Assieme a me altri bravissimi autori di racconti. La selezione è stata fatta fra centinaia di opere pervenute al Premio Internazionale. 
Ecco lo "strillo" : 
Questa antologia raccoglie una selezione dei racconti che hanno partecipato al concorso indetto dall'Associazione "Terra di Mezzo" e che ha avuto come tema centrale "Il Libro". La scelta del tema è un omaggio all'opera e all'azione condotta dalla Biblioteca Errante di Vallefiorita che, pur tra le mille difficoltà di una realtà calabrese, ancora poco sensibile all'immateriale, riesce a promuovere il valore ed il piacere della lettura.
Centinaia di autori hanno scritto proponendo le loro opere, a testimonianza dell'esistenza di una rete ampia, diffusa, capillare, di uomini e donne che amano leggere e scrivere e che compongono una grande comunità nella quale il talento, il piacere
ed il sogno sono sostanza e condizione dello stare insieme.
Questo volume farà bella mostra di sè tra gli scaffali della Biblioteca Errante. Sarà letto, chiosato, commentato. In ogni caso, ognuno degli scrittori e delle scrittrici che hanno fatto dono dei racconti porterà, attraverso le parole, le tante visioni del mondo che arricchiranno la nostra quotidianità.
Cento storie e un primo passo per fare di Vallefiorita, come ci ricorda il titolo di quest'antologia, la Valle delle Storie. L'augurio che facciamo è che, attraverso i libri, tutte le valli del mondo possano raccogliere e raccontare storie e, con esse, vivere nuova vita.
Un Augurio ai Curatori del Libro ed a chi avrà la fortuna di leggerlo. 
By Michele Barbera

giovedì 7 agosto 2014

CRAC GFOREX: IL SERVIZIO DE "L'INDIGNATO SPECIALE" AL TG5



Noi non ci arrendiamo e non ci stiamo a che le istituzioni ignorino che in Italia si sia perpetrata una truffa da 26 milioni di euro a carico di 400 famiglie.
Ecco il link del servizio de "L'indignato speciale" a TG 5:


By Michele Barbera 

giovedì 31 luglio 2014

IL PIACERE DI LEGGERE: ANDREA CAMILLERI E L’OMBRELLO DI NOE’ OVVERO COME SI DIVENTA SCRITTORI A TEATRO



Non aspettatevi un romanzetto leggero o un giallo da sciropparvi sotto l’ombrellone in spiaggia ma io, da “camilleriano” convinto, cioè da chi è andato oltre lo scontato “Montalbano”, per intenderci, ed ha affrontato e goduto la lettura de “La biografia del figlio cambiato” o “Pagine scelte di Luigi Pirandello”, posso con “scellerata” presunzione affermare che il vero Camilleri lo trovate in questo voluminoso saggio, pubblicato per la prima volta oltre dieci anni orsono e riproposto di recente dallo stesso editore. Roberto Scarpa (il curatore impertinente) e lui, Camilleri, affrontano con sagace leggiadria ed impudica intelligenza non la “vita” del Camilleri, ma – oserei dire – l’esperienza di vita e di cultura dell’autore (in senso lato) Andrea Camilleri. A tratti più intenso di un memoir, il saggio affronta con una schematica che non vuole essere tale, l’esperienza (per l’appunto) di Camilleri nel teatro, le sue regie, le sue analisi, i suoi tormenti, le sue vicissitudini, a volte tristi a volte allegre (e come potrebbe essere diversamente per un “figlio” di Pirandello?). Quello che risulta sommamente interessante è l’approccio (quasi religiosamente riverente) che Camilleri ha avuto per il “teatro” in sé ed ad alcuni mostri sacri che lo hanno incarnato, dato vita e manipolato. E’ una magica carrellata di “passeggeri” di una conoscenza collettiva, che popolano il magico universo del palcoscenico: Pirandello, Beckett, Genet, Adamov, Shakespeare, passando anche per personaggi danteschi, miti classici ed interpreti contemporanei come De Filippo o “teatrologi” come Silvio D’Amico. Ripeto: non è una nostalgica raccolta di aneddoti o un’agio-autobiografia. E nemmeno è un pedante e saccente saggio di letteratura. No. Piuttosto è qualcosa che va al di là: è l’afflato, la biopsia del misterioso cordone ombelicale che ha unito Andrea Camilleri al teatro ed alla sua esperienza (di nuovo) di regista e di autore. Si può essere d’accordo o meno con certe analisi o conclusioni del Maestro, ma indubbiamente non si può fare a meno di “discutere” con lui, di porci le stesse domande ed interrogativi che lui si pone e tutto questo assaporando le atmosfere che hanno circondato l’esperienza (sì lo ripeto) di Camilleri con il teatro sino a toccarne con mano le “cicatrici”, l’impronta che ha lasciato sull’uomo e sullo scrittore. Da questo punto di vista Camilleri è un organismo geneticamente modificato: il teatro non è stato semplicemente l’amore (un amore?) della sua vita. Piuttosto, (mi si perdoni l’azzardo) una via crucis che lo ha reso quello che oggi lo conosciamo. E tutto questo non impedisce, anzi, moltiplica la voglia di leggere le pagine del saggio-intervista. E’ un cammino che si sviluppa in un senso diacronico ma solo per finta. Camilleri procede per conto suo. Le pagine sono ricche di citazioni colte, di richiami raffinati, di confronti inusuali. E Scarpa, il curatore del volume, deve avere avuto il suo bel da fare per ordinare il materiale-magma vivo ed incandescente che sgorga prorompente, dilagante, travolgente. Non svelo, per gusto, o per cinico sadismo, il “mistero” dell’”ombrello di Noè” (ammesso che di mistero si possa trattare, ma… c’entra qualcosa Achille Campanile, solo più in grande). Concludo rifugiandomi (per paura o per pigrizia) in uno scontato, ma mai banale: nelle pagine di Camilleri il teatro diventa così metafora della vita. Aggiungo, ossimoricamente, della sua ovvietà.O, forse, è la stessa vita a rendersi teatro. Dell’assurdo, però.

By Michele Barbera 

sabato 19 luglio 2014

ACCADDE UN POMERIGGIO DI MEZZA ESTATE AD ALESSANDRIA DELLA ROCCA



Le biblioteche sono un luogo magico. Senza scomodare Umberto Eco che sulla “bibliofilia” o “biblioteca mania” ha scritto saggi memorabili, è vero che ogni biblioteca ha un suo universo spazio-temporale, una sua dimensione parallela, una sua geografia spirituale. Ogni biblioteca, poi, a sua volta, racchiude un’infinità di mondi che si schiudono l’uno sull’altro e sono racchiusi l’uno sull’altro: ogni libro, infatti, è latore di un messaggio che per piccolo o universale che sia, è destinato a rimanere nel tempo, quale motore immobile di idee, di concetti, di vita. Ma è sbagliato vedere in una biblioteca solo una raccolta di libri. Sia nell’antichità che nei tempi recenti le biblioteche sono sempre state al centro di una frenetica attività sociale, ben ripagando gli investimenti e le attenzioni a loro dedicate. Basti pensare alla famosa biblioteca di Alessandria d’Egitto, o alle abbazie medievali ed alle loro biblioteche, fucine di cultura universale.
E’ chiaro che sono un appassionato di biblioteche. E quando ho l’opportunità di esplorarne (sì esplorarne) una non ne perdo l’occasione. L’altro giorno sono stato invitato ad un briefing di lavoro ad Alessandria della Rocca. La riunione, per esigenze logistiche si è spostata nella biblioteca comunale, luogo che, sebbene frequenti il centro di Alessandria da almeno venti anni non avevo mai avuto cura di attenzionare.
Quando sono entrato, nel silenzio assorto tipico di questi luoghi, chi mi ha accolto ha scorto la mia curiosità e si sono prodigati per  farmi visitare la biblioteca. Così ho “scoperto” una piccola e meravigliosa realtà.
Nonostante fossimo in un giorno qualunque, in un’ampia sala si stava svolgendo un progetto ludico per i bambini più piccoli con le mamme e le insegnanti.
In un altro salone, i ragazzi di Alessandria discutevano di banche, impresa e start-up con il direttore provinciale di una importante Banca nazionale.
In un’altra stanza attrezzata, io e gli altri interessati abbiamo potuto svolgere il nostro briefing in tutta serenità.
E tutto questo mentre si svolgevano i normali servizi bibliotecari all’utenza.
Dico: non eravamo a New York o in qualche città-modello del Nord Italia, ma in un piccolo paese, al centro della Sicilia più aspra, in un territorio in cui ancora si respira l’aria del tempo che fu.
Piccolo miracolo di una biblioteca che funziona, che diventa centro vitale di interessi per la comunità.
Sono uscito dalla Biblioteca di Alessandria con una sgargiante tessera di socio e con il mio bravo libro in prestito. Per curiosità ho letto il numero della mia tessera: 1404. Su una comunità di circa tremila abitanti.  Non male.

By Michele Barbera