domenica 8 marzo 2026

L’8 MARZO? NO, L’ISLAM NON FESTEGGIA LE DONNE


Correva l’anno 1975, quando l’Assemblea Generale dell’ONU celebrò ufficialmente i diritti della donna nella società moderna.Una conquista a caro prezzo, che l’universo femminile giustamente rivendica e di cui è orgogliosa. 
Una conquista che si traduce in rispetto della condizione femminile, della dignità di donna e, sopratutto, nell’uguaglianza di genere.
Sono concetti che superano il semplice ed esasperato “femminismo” che combatte il “maschilismo” o il “patriarcato”, ma che affermano una verità più semplice e profonda: l’uomo e la donna non sono in rapporto di sudditanza o di conflitto fra loro, ma di complementarietà, una simbiosi in cui la donna completa l’uomo e viceversa.
Molto rimane da fare, anche qui in Italia.
Dobbiamo ancora lottare perché l’uguaglianza di genere non sia relegata alle semplici “quote rosa” o alla necessità di leggi e leggine che impongano il rispetto della condizione femminile. E che sembrano più delle regalie o delle graziose concessioni che espressione di una giustizia sociale. Invece, il diritto naturale e la morale impongono all’origine che la differenza di sesso non sia di ostacolo alla realizzazione dell’individuo.
L’importante, però, è non fare passi indietro.
C’è un diffuso disimpegno intellettuale e quotidiano sulla nostra morale e sul rispetto degli altri. Una deriva che conduce quasi all’arbitrio individuale. Si sta concretizzando nella nostra “società liquida” una confusione tra ciò che voglio e ciò che è giusto fare. Una “morale” un tanto a chilo, in cui ognuno, in nome di una abusata ed incondizionata libertà, agisce senza freni e senza rispetto per gli altri con l’unico metro della “forza” e della “violenza”. Un arbitrio che ha contagiato pure la parte più sensibile della società, i giovani e gli adolescenti, per i quali il rispetto si misura con i centimetri dei coltelli o con la forza violenta del gruppo. E le prime vittime sono le donne.
Vorrei non dire quanto segue, ma non posso tacere.
Quanti di noi, a volte in buona fede, in altre per calcolo politico o becere speculazioni di altro genere, in nome di un “progressismo” ignorante, ateo e laicista, hanno spalancato le porte alla cultura islamica. E quello che fa più male, è che ciò è stato fatto con l’intento non nascosto di “abbattere” i presunti “dogmi” della religione cattolica, del pluralismo confessionale e del patriarcato o del conservatorismo.
Su questo fronte, tra i principali protagonisti, sono proprio alcune donne che hanno sfruttato la loro immagine politica e funzione sociale per inneggiare ad una “integrazione” culturale con gli islamici, protagonisti di una invasione demografica senza precedenti nella storia del vituperato occidente.
Attenti, lo ripeto, care donne, a non fare passi indietro.
Gli islamici non si integrano con la cultura occidentale, né tantomeno con i suoi valori.
Non lo faranno mai. Semplicemente perché, ai loro occhi, noi siamo “infedeli”, estranei, se non nemici da sconfiggere. Né le donne nella società islamica potranno mai aspirare ad essere uguali agli uomini o avere le stesse libertà e diritti.
Ed è un controsenso avere tolto i crocifissi dalle scuole, gridare a gran voce la laicità dello stato, se poi dobbiamo subire, nella vita pubblica, i condizionamenti (ed i sorprusi) islamici, sopportando che le donne rischino la vita e siano bastonate, se non torturate, se fin da bambine o adolescenti non accettano matrimoni imposti o la semplice volontà dei mariti-padri padroni.
Ora che gli islamici hanno imparato a padroneggiare la “democrazia” occidentale ed a imporre la loro volontà pubblica, conquistando i vertici della politica a suon di voti, invocando ad ogni piè sospinto la tutela dei loro diktat, mascherandoli da diritti, con la minaccia e gli insulti di essere noi “razzisti”, ne vedremo delle belle.
Io rispetto tutti: islamici, atei, intellettualoidi strampalati, post-apocalittici e sin anche i terrapiattisti. Ma voglio essere rispettato, nelle mie idee e nelle mie credenze. So benissimo che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri. Ma non posso sopportare gli abusi da qualsiasi parte vengano. E tacere significa essere complici.
Per finire voglio ricordare le parole di una grande donna, Oriana Fallaci: L’Islam è il Corano. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani.”
Con ciò auguro alle donne, a tutte le donne, in questa giornata di festa, di qualsiasi civiltà, credo e cultura, di vivere con orgoglio e sempre in un mondo migliore, in una società in cui esse diventino protagoniste del loro futuro, della loro identità e della loro libertà.
Senza paura e senza passi indietro.
By Michele Barbera







 

sabato 28 febbraio 2026

BANCA POPOLARE CONDANNATA A RISARCIRE SOCIO CON IL RIMBORSO DELLE AZIONI


 

Con una recente sentenza del 2025, patrocinata dal nostro Studio Legale, il Tribunale di Palermo, Sezione Specializzata in materia d’Impresa, ha obbligato una Banca Popolare al riacquisto delle azioni in favore di un socio, prezzate a valore di bilancio, condannando la Banca al pagamento, tra capitali, interessi e spese della somma di oltre centomila euro.

Era già nota la vicenda del collocamento delle azioni, spesso in modo “forzato”, operato negli anni dalle Banche Popolari in tutta Italia: azioni acquistate contro la concessione di linee di finanziamento, azioni che fungevano da “garanzia impropria” per fidi in conto corrente o altri crediti. Le azioni venivano collocate con sovraprezzi maggiorati, senza corrispondenza con il reale valore indicato a bilancio, regolati da valutazioni interne e delibere dei vari Consigli di Amministrazione, ed avallati da Assemblee ignare e compiacenti.

Il progressivo declino delle Banche Popolari con i bilanci “gonfiati” ed il crac di alcune di esse, aveva messo in luce la malpractice bancaria, innescando il contenzioso tra Soci che richiedevano il rimborso delle azioni e le Banche Popolari che lo rifiutavano o accordavano i rimborsi a discrezione.

A seguito del fallimento di alcuni Istituti come la Popolare di Vicenza o la Veneta è stato possibile richiedere l’intervento del F.I.R., Fondo Indennizzo Risparmiatori, istituito con la legge 39 del 2019, in altri casi (un’ampia maggioranza) i soci rimanevano “ostaggio” delle Banche, impossibilitati ad ottenere la liquidazione delle azioni, se non tramite il ricorso a mercati c.d. secondari (ad esempio Hi-MTF) che, solo in rarissimi casi, consentivano le transazioni a prezzi notevolmente inferiori a quelli di acquisto, con perdite secche fino all’ottanta per cento del valore storico di acquisto.

Sulla questione è intervenuta pure la Corte di Giustizia Europea su impulso di alcune associazioni di consumatori, con decisioni, però, propense a tutelare gli Istituti Bancari per evitare scossoni ai sistemi creditizi nazionali.

La lotta dei risparmiatori è così approdata nei Tribunali della Penisola che – a vario titolo – hanno sanzionato il sistema sostanzialmente protezionistico delle Banche Popolari.

La pronuncia del Tribunale di Palermo ha, così, riconosciuto il diritto del socio di recedere in presenza dei casi previsti dallo Statuto sociale, anche di esclusione del socio, senza discrezione da parte degli Organi di governance della Banca, che è stata condannata al pagamento non solo del valore nominale delle azioni, ma anche del relativo sovrapprezzo determinato al momento in cui si era verificata la causa di esclusione.

By Michele Barbera


sabato 14 febbraio 2026

LEONI DA TASTIERA? ISTRUZIONI PER L’USO

 


Pigliatela, se volete, con mesta ironia. La verità è che tutti gli utenti dei social siamo potenziali obiettivi, degli haters o, altrimenti detti, leoni da tastiera.
Odiatori seriali, profili falsi, offese deliberate, profeti urlanti, ragionamenti così sballatamente idioti nati da menti deviate, oscuri personaggi che trincerano la loro frustrazione dietro un anonimato mascherato da accanita libertà di opinione.
Ne abbiamo parlato in questi giorni con alcuni amici e ne è venuto fuori un interessante e semiserio decalogo che voglio che leggiate, senza impegno e con un sorriso.
Eccolo:
1. Prendi a calci la grammatica: prima regola assoluta. Il vero “leone” non si cura della forma corretta, né delle regole scolastiche. Cose sorpassate. Il messaggio va scritto d’impulso, e l’istinto – si sa – non va d’accordo con la ragione.
2. Conosci tutto… all’infuori di te stesso: il “leone” è tuttologo, esperto in ogni branca del sapere, dalla medicina al calcio, dall’astronomia, alla morale fino allo spettacolo. È un vero emulo di Publio Terenzio Afro, quello che diceva Homo sum, humani nihil a me alienum puto (se non sapete il latino, chiede a Google o a ChatGPT).
3. Più commenti ostili ricevi, più hai successo. Il “leone” si accende quando i malcapitati offesi (o presunti tali) reagiscono. La sua gloria si commisura nel “corpo a corpo”, nella “guerra dei tasti” e nella fila di commenti e rimproveri o cancellazioni, ai quali ribatte prontamente, l’epiteto imperativo è “Sei un ignorante!”.
4. Se ti bloccano il profilo (falso) creane un altro (falso). Il “leone” non si fa scoraggiare dai blocchi dei social. È tutta una fuffa ed un’abominevole censura. Così ha pronto un altro profilo (altrettanto fake), da vero gladiatore, con cui “scatenare l’inferno”.
5. Se non c’è un complotto, inventalo. Il “leone” è specialista in complotti, congiure e simili. Più rumore fanno e più assurdi sono e meglio è. Non ha bisogno di cercare fonti o riscontri. Egli sa. Ipse dixit. Ogni tanto si concede il lusso di mettere su piazza qualcosa di “nuovo”, attribuendosi doti profetiche e di preveggenza.
6. Il “sistema” è marcio, denuncialo. Non ha importanza quale sia il “sistema”, l’importante è che vi siano poteri occulti che fanno andare male le cose e che tramano continuamente per annichilire l’umanità. Il “leone” è lì pronto a lottare contro tutto e tutti, pur di fare capire che l’umanità è tutta un mucchio di idioti che non capisce nulla, dal terrapiattismo all’occulto potere dei rettiliani.
7. Insisti, qualcuno ti darà ragione. La resilienza dei “leoni” alla tastiera è strenua. Paladini della critica ad alzo zero e dell’insulto a ruota libera, sono fermamente convinti che, alla fine, qualcuno (o qualcosa) darà loro ragione. Fosse almeno una condivisione.
8. La verità è solo un’opinione e nessuno è senza peccato. La verità non è matematica. Si commisura nella testarda caparbietà del “leone” di autoconvincersi che quel che dice è la verità. E non c’è bisogno di contraddirlo, pena la pubblica gogna. Scava, scava, alla fine qualcosa verrà fuori: gli scheletri nell’armadio (veri o presunti) sono il loro pane quotidiano.
9. Stai alla larga dagli altri “leoni”. Il “leone” è un lupo solitario. Fa’ della solitudine un eremitaggio mistico. Non gli interessa il branco, che al massimo tratta come volgari imitazioni. Lui e lui solo è l’originale.
10. Parla, non agire. Ovviamente, il “leone” ruggisce sui tasti, ma è ben lontano dall’essere un uomo d’azione. A lui deve bastare dire che le cose vanno male. Non cerca rimedi, non propone, non s’impegna. Che gli altri sfanghino. Non può fare tutto lui.
Fatevi una risata, ripeto. Ma riflettete.
By Michele Barbera