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venerdì 9 luglio 2021

GIANMARIO ROVERARO: UNA RIFLESSIONE SUL SUO SEQUESTRO ED UCCISIONE

 

Correva l’anno 2006. 
L’Italia dello sport, il nove luglio festeggiava la vittoria ai Mondiali, con la Francia battuta sul filo dei rigori. Qualche mese prima, ad aprile, l’antimafia siciliana segnava negli annali l’arresto di Bernardo Provenzano, il sanguinario boss di Cosa Nostra.
Tra le pieghe della cronaca estiva di quell’anno, in una dimensione tragicamente umana, accadeva anche qualcos’altro: il ventuno luglio veniva ritrovato il corpo martoriato di Gianmario Roveraro, conosciuto per il suo passato di campione di salto in alto ed economista di grandissimo talento.
Gianmario era stato ucciso l’otto luglio, dopo un sequestro durato pochi giorni. In modo barbaro, brutale, odioso: il suo assassino, dopo avergli sparato a bruciapelo, in un impeto bestiale, aveva infierito sul corpo, smembrandolo ed abbandonando i resti nella campagna di Parma.
L’esecuzione efferata di Gianmario lasciò scossi tutti coloro che lo avevano conosciuto e che erano rimasti già sgomenti dal sequestro avvenuto a Milano qualche giorno prima, mentre stava ritornando a casa a piedi dalla moglie e dai tre figli.
Gianmario era nato nel 1936 ad Albenga, nella riviera ligure, terra con cui mantenne sempre un affettuoso legame. La sua vita è stata segnata da un profondo senso del dovere, da un incolmabile attaccamento al lavoro ed alla famiglia, da un esercizio entusiasta delle fede cristiana, a cui rendeva testimonianza ogni giorno, senza clamori o ostentazione, con il proprio lavoro e con la dedizione agli altri.
Aveva iniziato presto una carriera atletica, quella del salto in alto, che lo portò a conquistare ben tre campionati italiani ed a partecipare pure ad una Olimpiade. Contemporaneamente, si era impegnato tantissimo negli studi per conseguire la laurea in economia con un’innovativa tesi sui fondi di investimento, da lui poi introdotti in Italia e destinati a rivoluzionare il mercato del risparmio.
Economista talentuoso e finanziere riservato, competente e brillante, per i suoi valori cristiani e di aperta solidarietà verso il prossimo, c'era chi lo vedeva come contrapposto a certa finanza laica. Una definizione giornalistica che gli andava stretta e che aveva smentito subito affermando che: "la finanza non è cattolica, laica o massonica, è semplicemente finanza", ribadendo, così, che il suo impegno professionale era ben lontano da dietrologie o secondi fini.
All’apice del mondo finanziario italiano negli anni ottanta e novanta, ne divenne protagonista ai massimi livelli, mantenendo un’integerrima reputazione professionale ed una fede integra che lo accompagnò sino al giorno del suo assassinio.
Gianmario, però, era anche, e soprattutto, altro.
Dotato di instancabile energia, si era dedicato al volontariato, promuovendo, fra l’altro la fondazione dell’Associazione FAES, Famiglia e Scuola, e presiedendo per svariati anni la Fondazione RUI, Residenze Universitarie Internazionali, che promuove la cultura universitaria con la gestione di residenze e la concessione di borse di studio agli studenti meritevoli e disagiati economicamente. Istituzioni e che a tutt’oggi svolgono in modo qualificato le loro funzione nella preparazione delle future generazioni.
Animato da uno spirito vivace e generoso, era prodigo di attenzione verso chiunque si rivolgesse a lui, confidando nel suo impegno e nella sua attenzione. Le sue iniziative sapevano attrarre l’attenzione dei maggiori imprenditori italiani, sviluppando strategie per gli investimenti e lo sviluppo industriale.
La dedizione agli altri, la sua disponibilità, l’empatia che generava nel prossimo, erano sicuramente dei tratti personali che lo distinguevano nel mondo della finanza, spietato e cinico, corroso da interessi speculativi e da azioni spregiudicate.
Gianmario aveva dato prova di tempra forte, di sapere resistere alle insidie di quel mondo malato ed, anzi, di portare la sua luce limpida fin nei recessi più ombrosi, dove il male ed il bene si intrecciavano in trame d’interessi e di speculazioni incomprensibili ai più.
Puro e saldo nella fede cristiana, aveva aderito all’Opus Dei sin dal 1961.
Certo giornalismo bancarellaro aveva speculato su questa adesione, adombrando vanamente trame fosche all’ombra di chissà quali poteri occulti.

L’Opera di San Josemaría Escrivá per Gianmario era solo il completamento naturale della sua formazione cristiana. Lo stato di “soprannumerario”, proprio dei membri sposati, gli consentiva di vivere il suo matrimonio, la sua famiglia ed, al contempo, di appagare una profonda, rigorosa ed essenziale formazione cristiana e cattolica e con l’impegno nelle opere di volontariato e di promozione sociale.
La storia di Gianmario, la sua vicenda umana e professionale, ma soprattutto la sua testimonianza di fede meritano di essere ricordate oggi, a distanza di quindici anni, senza orpelli o falsi misteri.
Egli viveva in un'unica dimensione il suo lavoro professionale, la sua vocazione spirituale, l’elevazione e la dedizione di sé a Dio. Riservato e schivo non cercava notorietà, anche se attirava, come molti hanno testimoniato, stima e rispetto in tutti quelli che lo conoscevano.
La sua scomparsa, determinata da un odio efferato, da una dinamica criminale feroce e disumana, al di là dei processi e delle inchieste giornalistiche non può non interrogare  la nostra coscienza.
Per cosa è stato ucciso realmente Gianmario Roveraro?
Per una estorsione andata a male, per un mero intento criminale?
Appare strano che l’omicida per sfuggire all’accusa di sequestro abbia preferito uccidere, attirando su di sé una pena ben maggiore.
Ancora più strano, quello che l’assassino riferisce ai magistrati il giorno dell’arresto e della macabra scoperta del corpo: “...non mi ricordo di averlo ucciso...ma sento che è morto... io non sono matto, non mi drogo, non bevo”. E subito dopo : “...è molto probabile che l’abbia ucciso io, mi sembra molto strano che l’abbia fatto a pezzi... non mi ricordo di aver sezionato il corpo...”
Eppure l’omicida, per i periti del processo, al momento del fatto era capace di intendere e volere.
Chi è stato ucciso l’otto luglio di quindici anni fa?
L’uomo, il professionista o il cristiano?
L’odio che si è scatenato contro Gianmario Roveraro era quello di un disegno criminale disperato o di un'avversione al credente, all’uomo di fede?
L’assassino, nell’interrogatorio dell’11/12/2006, dichiara che “Roveraro si è suicidato attraverso me, lui ha scatenato la mia rabbia fino ad ucciderlo e farlo a pezzi, ...mi ha convinto a fare il finto sequestro coinvolgendo i miei due migliori amici e poi ha fatto marcia indietro”.

Forse, l’unico mistero dell’uccisione di Gianmario che vale la pena di indagare, sta in queste parole. Parole deliranti, pronunciate, però, da un soggetto dichiarato capace di intendere e di volere. Capace di volere il male. Sino all’estremo.
By M. Barbera


domenica 21 febbraio 2021

ATTENZIONE!!! L'ACQUA DIVENTA UN BENE PRIVATO SPECULATIVO: LA QUOTAZIONE A WALL STREET... ED IN ITALIA?



Non ci credeva nessuno, ma è accaduto. 
Per la prima volta nella storia.
Gli speculatori di Wall Street hanno realizzato il 7 dicembre 2020 il primo hedge fund, un fondo di investimento sul valore futuro dell'acqua. 
La scommessa al rialzo è fomentata da analisi scientifiche che prevedono che entro il 2035 ci saranno tre miliardi di persone con carenza cronica di acqua, dovuta anche al cambiamento climatico con inverni impazziti ed estati sempre più torride. 
Dopo circa due mesi il future va a gonfie vele, il prezzo dell'acqua va crescendo ed i guadagni si prospettano stratosferici. 
Il valore dell'acqua di riferimento è quello dello Stato della California, e precisamente dei diritti di uso dei bacini idrici. Non a caso è stata scelta la California, dove i frequenti incendi degli ultimi anni hanno innalzato il valore dell'acqua ed il suo uso. 
Il future è una scommessa di borsa che prevede un valore del bene ad una certa data. 
In questo scenario, l'acqua è diventata "l'oro blu", su cui arricchirsi e fare speculazione finanziaria a danno della collettività. 
Senza voler considerare il profilo etico e la natura pubblica dell'acqua potabile, bene dell'umanità, il mercato dei derivati è quello che ha danneggiato milioni di risparmiatori e favorito speculazioni azzardate. 
Solo un'azione politica concreta può impedire che ciò avvenga anche nelle altre Nazioni, fra cui l'Italia. Ma già diversi fondi di investimento di caratura internazionale guardano con interesse a questa speculazione che promette guadagni da favola a tutto scapito non di ingenui e sprovveduti risparmiatori, ma dell'intera umanità. 
Nei prossimi giorni petizioni da importanti organizzazioni umanitarie saranno indirizzate all'ONU ed all'OMS perché si prendano concreti impegni al fine di evitare che anche l'acqua diventi appannaggio di pochi Paesi ricchi e decreti la morte di interi continenti e genocidi.
Fa orrore che l'umanità continui imperterrita a cercare profitti su eventi che investono l'intera umanità, come sta succedendo per il COVID 19, dove le case farmaceutiche hanno lucrato sul valore dei vaccini che sono diventati fonti di guadagno, piuttosto che occasione di condivisione con i Paesi poveri. 

By Michele 

 


martedì 14 aprile 2020

LA SICILIA VUOLE RIPARTIRE: LIQUIDITA’ E CARTA MONETA PARALLELA PER IL RILANCIO ECONOMICO



È storia nota che la Sicilia, da sempre, ha dovuto soffrire le decisioni di altri, in politica, economia e non. 
Dopo la nascita della Repubblica, lo Statuto Siciliano e l’autonomia, sono stati per decenni, lo specchietto delle allodole, con cui rabbonire ogni scatto d’orgoglio ed ogni iniziativa non "coordinata” con il Governo centrale o, peggio, con i diktat europeistici. E quando la politica sovraregionale non faceva leva sul guinzaglio degli “aiuti” economici, l’argomento con cui zittire i siciliani è stata sempre la mafia: si veda, da ultimo, cosa è successo con i media tedeschi che ritengono giusto negare gli aiuti d’Europa alla Sicilia perché finiscono in mano alla mafia.
È un perverso circolo vizioso, che penalizza la Sicilia onesta, che vuole produrre ed investire. Non solo, ma fa diventare la Sicilia terra di “colonialismo finanziario”, dove gli investimenti leciti e da promuovere, costi quel che costi, sono sempre quelli che vengono “da fuori”. Il che produce devianze e distorsioni nel tessuto economico.
Mai ciò è stato vero come di questi tempi.
La Sicilia (e i siciliani) sono stati tacciati, da certi media, di “nullafacentismo”, tanto che se il virus “COVID-19” non ha devastato e decimato gli abitanti dell’Isola, ciò è dovuto al fatto che al Sud non si lavora e, quindi, la gente sta a casa!
Lo sciovinismo settentrionalista ripete il clichet. Salvo dimenticare che l’ossatura delle catene di montaggio del nord è fatta di operai meridionali, che il Regno delle Due Sicilie aveva riserve auree incommensurabilmente maggiori rispetto al regno piemontese, che se ne appropriò inopinatamente, che l’emigrazione intellettuale dall’Isola ha fornito al Nord cervelli di prim’ordine, etc..
Il fatto, però, è proprio qui: si è creata una “questione meridionale”, infarcita di falsità storiche e sociali, proprio allo scopo di inculcare al Sud, Sicilia in testa, una subcultura assistenzialista, da ruota di scorta del sistema produttivo italiano.
Prof. Massimo Costa
Per fortuna, le migliori risorse dell’Isola non si rassegnano a questo stato di cose. Emergono, in modo multidisciplinare, iniziative e progettualità tese allo sviluppo complessivo dell’Isola, come “Sistema Sicilia”.
Prof. Sergio Bossone
Un'interessante proposta viene da autorevoli personalità del mondo accademico ed economico, fra cui il prof. Massimo Costa, Docente di Economia all’UNIPA ed il prof. Sergio Bossone, top manager bancario che ha svolto anche la funzione di Ragioniere Generale della Regione Sicilia. Il progetto è stato supportato dal movimento politico “Siciliani Liberi”, con il Segretario Nazionale Prof. Arch. Ciro Lomonte, che ne ha condiviso le finalità e la praticabilità, oltre che l'urgenza nell'applicazione.
Prof. Ciro Lomonte
Il progetto si fonda sull’applicazione effettiva dello Statuto Siciliano che all’art.41 autorizza il Governo regionale ad emettere “prestiti interni”, che cioè abbiano “circolazione” solo all’interno del territorio regionale.
In concreto, il progetto prevede l'emissione da parte della Regione di un titolo di prestito pari a 12 miliardi di euro che verrebbe acquistato dall’IRFIS Sicilia.
L’IRFIS, a sua volta, distribuisce e suddivide il numerario in “moneta elettronica” (carte) o anche “titoli” (carta moneta o similari) spendibili all’interno della Regione Sicilia, il che avrebbe come effetto immediato una potentissima ed efficace iniezione di liquidità (12 miliardi di euro) nel sistema produttivo e commerciale siciliano e solo all’interno di questo.
L’esperienza non è nuova (la Regione Sardegna da tempo ha adottato il “sardex”) E FUNZIONA.
Infatti, in un macrosistema economico più il denaro circola, più – in modo esponenziale – crea beni, servizi e ricchezza, oltre a stimolare la capacità produttiva ed allineare domanda ed offerta.
Il sistema distributivo della Carta Moneta Siciliana richiama quello dell’helicopter money, in cui le risorse, proprio per evitare disparità o discriminare gli utenti, vengono distribuiti in modo egualitario tra tutti i possibili fruitori, sia imprenditori, lavoratori dipendenti ed autonomi, che comuni cittadini, con criteri che possono variare dalla sussidiarietà sociale, all’incentivo economico.
Il sistema dell’“helicopter money” garantisce una pronta fruibilità del denaro, svincolato da formalità e rendicontazione, ma la spesa sarebbe comunque garantita all’interno della Regione Siciliana, in modo che a beneficiare dell’effetto “moltiplicatore” siano gli operatori economici e le famiglie che risiedono nella Regione Sicilia.
Peraltro, proprio a motivo della pandemia in atto, i patti di stabilità sono sospesi e, dunque, un’operazione come quella proposta da un lato attutirebbe gli effetti negativi della crisi economica dovuta al coronavirus, dall’altro segnerebbe una politica economica espansiva dal forte impatto sul circuito economico siciliano, senza conseguenze negative sulle politiche di bilancio.
Come diceva quel saggio, da ogni difficoltà bisogna saper trarre un’opportunità. Il che, in tempi di coronavirus, non può che fare riflettere.
By Michele Barbera

mercoledì 13 dicembre 2017

C'ERA UNA VOLTA IL BITCOIN, ovvero COME TI TRUFFO IL RISPARMIATORE


E' proprio vero. Gli speculatori una ne fanno e cento se ne inventano. Dopo aver trascinato i risparmiatori nella mega-truffa planetaria dei derivati e consimili, di fronte alla pochezza del mercato finanziario internazionale, stravolto da mille crisi e speculazioni, ora è venuto fuori il mondo delle criptovalute, prima fra tutte il bitcoin. 
Me ne ero occupato in un precedente post, anni fa, quando ancora il bitcoin più che uno strumento speculativo, era quasi un fenomeno di folclore internettiano, sconosciuto ai più. 
Allora sono stato critico nei confronti del "bitcoin" e lo sono, a maggior ragione, adesso. 
Un tycoon di Wall Street ha detto che: "il mercato si crea con il desiderio: potrei vendere i calzini sporchi di mia nonna, se trovo chi se li compra". 
Il "parco buoi", come i bankster e gli speculatori chiamano i risparmiatori, aveva bisogno di nuova linfa, visto e considerato che languiva. 
La nuova speculazione si chiama "bitcoin". 
Cosa c'è dietro il bitcoin? Sia chiaro: lo zero assoluto. 
Non è una moneta, non è regolato da alcun criterio di mercato. E' volatile al massimo grado di esponente. In un solo giorno si può guadagnare e perdere tutto.
E' retto solo da una legge: quella del desiderio, della domanda e dell'offerta. Crolla la domanda ed il bitcoin si ridurrà drasticamente e tragicamente a zero. Con la pratica conseguenza che chi ha speculato prima del crollo potrà guadagnare dai gonzi che si sono affrettati ad acquistare dopo a valori altissimi. 
Schema Madoff? Schema Ponzi? Catena di Sant'Antonio? 
Chiamatela come volete, sempre truffa è. 
Gli economisti più saggi hanno messo in guardia i risparmiatori. Il bitcoin è semplicemente una scommessa: oggi lo compro a 10.000 dollari, sperando che domani lo posso rivendere a 15.000. E se così non fosse? Peggio per voi. Nessun avvocato potrebbe chiedere alcun risarcimento a chicchessia, tanto meno a chi vi ha venduto il bitcoin. 
Eppure il parco buoi ha mostrato, ancora una volta, un'ottusità senza pari. 
C'è gente che ha buttato una vita di risparmi, chi è ringalluzzito con un'occasione senza pari di arricchirsi alle spalle di altri gonzi che, nella catena, sono venuti dopo. 
Gli ultimi perderanno tutto. 
Dunque, rimane un'allerta rossa e l'invito a stare molto attenti ed a uscirsene finché si è in tempo. 
In questo caso rimanere in fondo alla fila significa perdere tutto, così come acquistare bitcoin sperando che si valorizzino ancora è solo un pio desiderio, una scommessa aleatoria, che, comunque, sarà sempre a scapito di qualche altro risparmiatore. 


martedì 21 febbraio 2017

TASSARE I ROBOT? MEGLIO TASSARE I PROFITTI DEI SUPER RICCHI



L'arciplurimiliardario Bill Gates invoca la tassazione sui robot perché (lui dice) tolgono lavoro agli esseri umani, in virtù di una "equiparazione" secondo cui il lavoro di un robot deve essere equiparato a quello di un essere umano. E perciò deve essere tassato. Una boiata pazzesca. 
Un uomo che lavora ha una sua identità, una sua persona, può infortunarsi, può avere una famiglia, altri interessi oltre il lavoro. Ha necessità di servizi come la scuola, la sanità, la previdenza. Ha dei passatempi, può leggersi un libro o scrivere un post su un blog.
Un uomo non è una macchina che si sfascia e si ripara. Una macchina non ha bisogno di dormire, di giorni liberi, ferie o tempo per svagarsi. 
Un uomo sì e Bill Gates non mi convincerà mai del contrario. 
Semmai, tassiamo i "super profitti", a Bill Gates in primis, quelle rendite parassitarie che derivano dall'uso subdolo di internet e dei software, liberiamoci da quelle gabbie economiche che estorcono soldi ai consumatori con truffe legalizzate o dai trucchi come l'obsolescenza programmata di elettrodomestici o apparecchiature che invogliano alla sostituzione immediata ed al super consumismo. 
Ci sarebbe lavoro anche a riparare le macchine, piuttosto che ingrassare le multinazionali, cambiando la lavatrice ed il frigorifero ogni due anni.
Miliardi e miliardi di dollari che maturano con un clic, grazie ad algoritmi parassiti ed a programmi fishing che sfruttano l'iperconsumismo. 
Quelle di Bill Gates sono lacrime di coccodrillo.
Sono i "superprofitti" che scatenano le disuguaglianze sociali, le guerre, i conflitti. E' la corsa al potere, alla ricchezza, al benessere. Vige solo una regola: quella del più forte. E del più avido.
Superprofitti non correlati a lavoro o a investimenti  ma solo a furbizie informatiche, a trappole tecnologiche, sfruttamenti di risorse in modo sregolato ed a sperequazioni favorite dal "libero" (si fa per dire) mercato.
E quando questo non basta a soddisfare l'avidità dei padroni del denaro, ecco una crisi finanziaria che divora risparmi e futuro del popolino ignorante, per renderlo ancora più schiavo dei suoi bisogni: ma tranquilli, il denaro non si è volatilizzato, ma solo trasferito di mano, inghiottito dalle capaci tasche degli speculatori.
Ora i supermiliardari del mondo hanno paura, paura di perdere il controllo di quei meccanismi sociali e politici che garantiscono la loro ricchezza e cercano alibi paranoidi che non hanno. 
Eppure basterebbe ricreare le condizioni di sviluppo locale, senza colonialismi economici e fare a meno di globalizzazioni senza regole e, sopratutto, basterebbe vietare (e lo si potrebbe fare) i superprofitti e le rendite parassitarie: miliardi di dollari generati dalla disperazione e dallo sfruttamento dei poveri. Questo sì che sarebbe rispettoso dell'uomo e si potrebbe realizzare. Basta volerlo.
By Michele Barbera  

mercoledì 8 febbraio 2017

L'EURO? NON MI PIACE, MA ME LO TENGO

E' inutile. Decisamente noi italiani non ci sappiano fare con le “decisioni storiche”. Se guardiamo al recente passato o anche prima, le scelte di politica strategica, specie quelle internazionali, non fanno per noi. Ci lasciamo coinvolgere e stravolgere: dalle passioni, dagli entusiasmi facili, senza considerare conseguenze e, sopratutto, senza essere adeguatamente preparati.
Così è stato per l'euro.
Abbiamo aderito con una faciloneria che rasentava la dabbenaggine: risparmi dimezzati, prezzi raddoppiati, un'inflazione reale che nei primi due anni ha divorato l'economia del Paese, sino a ridurlo all'osso.
Non eravamo preparati. Già. Facile dirlo con il senno di poi. Però è anche vero che i nostri governanti (quelli delle decisioni storiche) non hanno fatto nulla per impedirlo.
E' anche vero che una moneta in sé non è buona o cattiva. Ma un pessimo cambio, sì. Ed è vero che fra i paesi area Euro esistono ancora tensioni monetarie interne, quello che una moneta unica avrebbe dovuto estinguere. E' il famigerato spread. In pratica noi emettiamo titoli alla pari con l'ex “marco tedesco”, sui quali – però – paghiamo interessi italiani. Questo perché i titoli del debito pubblico sono diversi da Paese a Paese. Ogni paese emette i propri ed ogni paese paga gli interessi che il mercato richiede: più titoli emette, più gli interessi si alzano, più i tedeschi sbraitano contro il debito pubblico italiano.
Ora, sull'onda della Brexit, tutti vogliono tornare alla lira. Al solito, un'altra “decisione storica” a cui vogliamo credere con l'entusiasmo di bambini che si trovano di fronte un lecca lecca gigantesco pieno di coloranti, conservanti ed additivi: lo vogliono a qualsiasi costo, anche se dopo staranno male.
Intanto, va detto che la Gran Bretagna ha mantenuto la sovranità monetaria e non ha mai aderito all'euro. I vincoli che lei ha con l'Unione Europea sono di mera natura contrattuale. Paradossalmente, la Gran Bretagna ha sfruttato l'Unione divenendo sede – con un regime fiscale favorevole – di importanti multinazionali ed ospitando nel listino di borsa titoli di tutto il mondo. Ma anche la Gran Bretagna ha subito l'onda lunga di una crisi economica provocata dallo scollamento tra l'economia finanziaria (basata sul nulla) e l'economia reale (contrazione della produzione, rottura degli equilibri medio-orientali, emigrazione africana, etc...). Anzi, Londra è stata una delle capitali della crisi finanziaria. La reazione più semplice è stata quella di tagliare drasticamente i fattori esterni, per concentrarsi su un consolidamento interno. Ed ecco la Brexit, che non è stata una volontà di quattro bifolchi, ma un'attenta scelta di politica economica. Che si attuerà nel tempo e dando alla Gran Bretagna tutti i comodi opportuni.
Per l'Italia o la Francia, la questione sarebbe diversa. Sono subalterne (più l'Italia) di un'economia forte, la Germania, che ha utilizzato l'euro come un panzer per conquistare i mercati europei. La sovranità monetaria è stata azzerata, il debito pubblico ci flagella e lo spread è in mano ai bankster che speculano sui tassi di interesse.
E' chiaro che se la Francia o l'Italia uscissero dall'euro, la moneta unica non avrebbe più senso. Ma i contraccolpi sarebbero gravissimi.
I vantaggi dell'euro sono stati: la facilità degli scambi, una moneta unica per pagare le risorse energetiche, il contenimento di inflazione e quindi, la sostanziale stabilità dei prezzi e la scarsa volatilità relativa dei mercati. L'euro ha saputo persino fare fronte ad una crisi gravissima, quella greca, che rischiava di trascinare nel nulla una nazione.
Per uscire dall'euro bisognerebbe prima rafforzare l'economia interna, equalizzare il prelievo fiscale ed il costo del lavoro, rendendo appetibile l'investimento industriale in Italia, sviluppare un'autarchia energetica con le rinnovabili tale da metterci al sicuro da “ricatti” energetici, insomma creare i presupposti virtuosi di un'economia forte. Ma a quel punto sarà conveniente tenercelo l'euro.
Altrimenti, sarà il caos, con tassi di interessi alle stelle, moneta deprezzata ed inflazione a due cifre. Non dimentichiamo il sistema industriale, che abbiamo preferito “vendere” o dislocare all'estero. La vera sfida economica per il futuro è quella di ricreare la nostra economia produttiva, limitando e regolando le speculazioni finanziarie ed i virus bancari. Questo è il nostro reale banco di prova: ricostruire l'economia italiana. E questo euro o non euro.
By Michele Barbera

sabato 17 dicembre 2016

HANNO UCCISO IL RISPARMIO


Tutta colpa della crisi? No. Semmai è vero il contrario. In Italia nell'ultimo ventennio la “finanza creativa” di broker senza scrupoli ha portato a depredare i risparmiatori visti come “parco buoi” sacrificabile sull'altare del profitto personale. Le c.d. truffe finanziarie, i superstipendi dei troppi manager, la vessazione dei risparmiatori con balzelli ed oneri, la fuga dei capitali all'estero motivata dalle tassazioni finanziarie e dalla volatilità dei risparmi, unitamente alla evidente impreparazione del nostro sistema bancario rispetto alle regole rigide imposte dalla Unione Europea hanno inevitabilmente condotto ad un collasso del sistema bancario.
La vigilanza non ha saputo intervenire in tempo e la sostanziale impunità di manager corrotti e delinquenti (chiamateli “bankster”) hanno smantellato una delle colonne della nostra economia: il risparmio delle famiglie.
Gli italiani, da sempre votati alla cultura del risparmio, hanno conosciuto la insicurezza del sistema bancario e finanziario che ha rubato i loro soldi e, fatto ancora più grave, l'impotenza dello stato e delle istituzioni di vigilanza. Il denaro, frutto di tanti sacrifici e di privazioni, è stato rubato dai banditi del Far West finanziario con il colletto bianco e la fuoriserie nel parcheggio riservato.
Ora ci si lamenta della disaffezione dei cittadini per le banche, per l'erosione dei depositi e per lo spettro del bail in, l'ennesimo espediente per salvare chi ha rubato e mettere le mani in tasca a chi, magari, ha fatto sacrifici immensi per anni per depositare i soldi nelle banche.
Hanno ucciso il risparmio.
Non ci si può stupire se ora le banche falliscono una dietro l'altra. Paradossalmente ciò avviene quando la crisi (così ci dicono) è finita.
Non si è capito che il risparmio si basa sulla fiducia. Se non c'è fiducia, nessuno si rischia ad affidare i propri soldi a chicchessia.
Ecco perché è importante che chi tradisce la fiducia dei risparmiatori deve essere punito nel modo più possibile esemplare e colpito non solo personalmente, ma anche patrimonialmente, come succede per i mafiosi e per tutti i soggetti socialmente pericolosi.
Non dimentichiamo le vittime del risparmio: persone che si sono uccise dopo aver scoperto che i frutti del proprio lavoro erano andati in fumo per colpa di amministratori e manager delinquenti. Fare l'elenco? No, sarebbe troppo lungo e troppo doloroso. Ma le pagine dei quotidiani ne sono piene.
Volete che il sistema bancario si riprenda?
La risposta è semplice: responsabilità per chi amministra le banche, meno profitti per i manager, vigilanza e punizione per i bankster. Senza pietà. E maggiori garanzie per chi si priva del quotidiano non perché è speculatore, ma solo perché pensa al futuro delle aziende e delle famiglie.
E se le regole europee sono sbagliate NON si subiscono. Si cambiano.
By Michele Barbera


giovedì 11 febbraio 2016

A CASTELVETRANO LO STRANO CASO DEI FRATELLI CARPINO TRA TRUFFE FOREX , UNA BANCA MISTERIOSA E LA DELIBERA “SEGRETA” DELLA CONSOB


Vecchia storia. Amara. Risparmiatori truffati. Non è una novità per l’Italia dei furbi, quelli che vivono nel sottobosco dell’inganno e si approfittano della fiducia degli altri.
Il caso dei fratelli Carpino, un caso da milioni di euro svaniti in presunti “investimenti finanziari” parte da Castelvetrano, dove i due hanno un rinomato studio di consulenza finanziaria. Vantano partnership e collaborazioni di alto bordo, una iscrizione alla Banca d’Italia come “intermediazione in cambi” o, talvolta come “agente in attività finanziaria”. Stesso numero per due strane definizioni: A 68142. 
I fratelli Carpino, dal 2010 sino al 2012, investono, travestono, gestiscono e fanno sparire una massa di milioni di euro, attirano circa un migliaio di clienti, anche fuori dalla Sicilia, prospettano investimenti in Svizzera, favolose intermediazioni sul mercato dei cambi, investimenti nel forex ed altro.
La domanda è semplice.
I Carpino non erano banca. Non erano una finanziaria o SICAV. Non potevano gestire conti correnti, depositi titoli, effettuare bonifici conto terzi o girocontazioni milionarie. O anche, semplicemente, come è stato accertato, utilizzare il conto del signor Tal dei Tali per ricaricarsi il telefono o effettuarsi un bonifico sul conto personale da utilizzare come argent de poche.
Così, rivelata la truffa, vengono fuori dall’esame incrociato della documentazione bancaria giroconti tra perfetti sconosciuti, bonifici ed addebiti giornalieri e denaro “ballerino” che vorticava sui conti senza alcuna ragione apparente. Ed ogni tanto, qua e là, una manovra “ a fondo perduto” su improbabili titoli valutari.  
Ed allora, ci si chiede, come facevano? Come facevano i Carpino a manovrare decine (se non centinaia) di conti correnti, senza che nessuno ne sapesse nulla? Come facevano a farsi indirizzare i token (le micidiali chiavette dei codici), gli estratti conto, le password dei clienti tutti allo studio Carpino? Come facevano a sgusciare tra le maglie della legge antiriciclaggio?
La risposta è altrettanto semplice. Tramite un istituto che si prestasse a questo gioco.
Nel caso dei Carpino, si è giocato a nascondino.
Il sito dei Giornale di Sicilia “gds.it”, quando scoppia lo scandalo, rivela il segreto di Pulcinella. E cioè che l’istituto bancario di appoggio dei Carpino è IWBANK s.p.a.. La notizia deriva da fonte diretta, cioè sono gli stessi risparmiatori truffati a rivelare di avere sottoscritto contratti prestampati presso i fratelli Carpino in favore della IWBANK, corroborati – in alcuni casi – da strani mandati “fiduciari” ad personam.
Stranamente, in casi di blog, quotidiani etc… che si sono occupati della notizia e dello stesso Giornale di Sicilia il nome “IWBANK s.p.a.” scompare nel giro di qualche giorno.
I fratelli Carpino finiscono sotto processo penale, ma dell’Istituto bancario che ha consentito di operare nessuna traccia. Il nome diventa un tabù.
I risparmiatori scalpitano. Vi sono in corso iniziative giudiziarie di natura civilistica che coinvolgono IWBANK s.p.a., a cui viene contestata la “strana” e disinvolta operatività concessa ai fratelli Carpino. C’è il Tribunale di Palermo che in una sentenza del 2010 ha condannato al risarcimento danni un istituto che gestiva conti correnti on line per non aver impedito a terzi di effettuare operazioni poi disconosciute e non autorizzate dai clienti.
E c’è la CONSOB.
C’ è un avvocato che si reca a Castelvetrano per citare i Carpino in un giudizio intentato contro IWBANK e scopre che la CONSOB il 09/07/2015 ha pubblicato la delibera n.19211 sul caso Carpino.
In quella delibera scopre che una Banca (il cui nome è coperto da imbarazzanti “…omissis…”) avendo ricevuto numerosi reclami dai risparmiatori truffati dai Carpino, li ha “girati” alla CONSOB, prendendo subito le distanze dai Carpino ed affermando di non avere intrattenuto con loro alcun rapporto professionale.
La CONSOB istruisce il caso e conclude che il Carpino Giovanni sotto forma di “mandatario” ha posto in essere un’attività “caratterizzata da un grado di discrezionalità che eccede l’ambito meramente strumentale e di supporto consentito ai soggetti non autorizzati alla prestazione dei servizi di investimento; ulteriori elementi risultano collegare il sig. Carpino alla movimentazione dei conti di trading di altri clienti della […omissis...], il cui indirizzo di ricezione dei token per accedere ai conti e per la relativa corrispondenza, indicato nei contratti e/o nel sistema anagrafico della […omissis...], coincide con quello dei sig. Carpino”.
Ma vi è di più.
La CONSOB accerta che “parte rilevante delle somme a tale fine conferite al sig. Carpino è stata infatti trasferita su altri conti, riconducibili in parte allo stesso sig. Carpino e in parte ad altri soggetti, […omissis...], tramite operazioni effettuate ad insaputa degli stessi investitori che le hanno disconosciute”.
Il Carpino, il cui dolo viene riconosciuto, viene condannato ad una sanzione amministrativa di €.60.000,00.
E la Banca degli “omissis”?
Viene richiesto alla CONSOB di palesare il nome dell’Istituto bancario che ha così “collaborato” con i Carpino in barba alle leggi che regolamentano l’attività di raccolta sul pubblico risparmio, sull’antiriciclaggio, sulla corretta identificazione della clientela, etc… Tanto da avere nelle proprie anagrafiche lo studio dei Carpino come unico referente geografico per decine (se non centinaia) di risparmiatori. Studio Carpino a cui venivano “generosamente” inviate le credenziali per l’accesso ai conti.
La CONSOB risponde che non lo può riferire perché per avere copia integrale della delibera bisogna essere “nominati” nella stessa.
Si replica: forse che i risparmiatori che hanno avuto fiducia in questo Istituto non debbono avere la corrispondente tutela? Vada per la multa appioppata al Carpino… ma nei confronti della banca nel cui capiente ventre sono finiti i soldi? Quale azione è stata effettuata da parte degli Organi di controllo? E perché si vuole tenere celato il nome dell’Istituto Bancario? A che pro? Facile addossare la responsabilità di tutto ai Carpino, oggi apparentemente nullatenenti…
La CONSOB chi deve tutelare: il risparmio truffato o il “buon nome” della banca?
Ma, forse, questa “banca” non è poi così sconosciuta per i risparmiatori dei fratelli Carpino…
Risparmiatori svegliatevi!
By Michele Barbera 

giovedì 10 dicembre 2015

IL RISPARMIO TRADITO E LA COSTITUZIONE VIOLATA: LA GRANDE TRUFFA

“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”
Quello che avete appena letto non è fantascienza. 
E’ l’art.47 della Carta Costituzionale in vigore in Italia da un bel pezzo.
Ce ne siamo dimenticati? Se ne sono dimenticati quella manica di criminali truffaldini, delinquenti e bastardi che dirigono le banche? Quei criminali che vampirizzano il risparmio del popolo e si fottono stipendi milionari? E quei signori che dovrebbero controllare questi truffatori travestiti? Che cosa fanno, oltre a scaldare le poltrone ed a rubare lo stipendio? Oppure dobbiamo pensare che sono pure loro compartecipi di questa azione criminosa a danno degli italiani?
Gli italiani sono da sempre stati un popolo di “cassettisti”. Li chiamavano “bot people”. Il popolo dei bot. Che ha sempre creduto nel risparmio. Ed il risparmio del popolo ha fatto da sempre la riserva aurea dell’Italia, quella che ci ha permesso di attraversare momenti bui, individuali e collettivi, di cavarcela in mezzo alle tempeste economiche.
Bot people. O popolo di bonaccioni. Di gente disposta a fidarsi. Fino alla disperazione. E quando reagisce viene deriso per essersi fatto “raggirare”.
Vergogna. Vergogna per i governanti incapaci. Vergogna per gli organi di controllo collusi e complici, votati al silenzio con le tasche piene di soldi e di prebende.
Se il popolo perde la fiducia nel risparmio, sarà una tragedia per l’economia. Una tragedia immane ed irreversibile. Altro che crisi!
Questo dovrebbero pensare i governanti pagliacci e gli organi di controllo collusi e complici.
Ormai le truffe finanziarie sono all’ordine del giorno e coinvolgono non solo finanzieri contrabbandieri e pirati, ma anche istituzioni dal volto rispettabile, ma dallo stomaco marcio.
Occorre una stretta sul mercato finanziario. Fare diventare i controlli su chi raccoglie il pubblico risparmio seri, effettivi e soprattutto efficaci e tempestivi. In giro, ai piani alti, c’è troppa gente che dorme o fa finta di dormire. Spesso gli organi di controllo sanno e non agiscono.
Sbagliato e pericoloso.
Soprattutto quando si gioca sulla pelle del popolo, si specula sui sacrifici della gente. E con il suo sangue.
Lo Stato deve farsi carico delle conseguenze della sua inerzia, della condotta anticostituzionale e del parassitismo finanziario che ha gettato sul lastrico le famiglie. 
Chi sbaglia paga. Ed in questo caso a sbagliare è stato lo Stato e le istituzioni di controllo sul risparmio pubblico. 

By Michele Barbera 

sabato 24 ottobre 2015

CRAC GFOREX: ANATOMIA DI UNA TRUFFA E LE RESPONSABILITA’ DI RIAZ E DEGLI ALTRI AMMINISTRATORI. LA DEPOSIZIONE DEL CURATORE FALLIMENTARE

La vicenda GFOREX si arricchisce di un altro interessante capitolo. Davanti al Collegio della Terza Sezione del Tribunale di Milano ha deposto il Curatore Fallimentare, Avv. Zanetti, che ha illustrato in sintesi (per modo dire, visto che l’udienza si è protratta per diverse ore) quanto già scritto nelle corpose relazioni già acquisite dal Tribunale Penale.
Il processo vede unico imputato il famigerato RIAZ, imputato di bancarotta fraudolenta nella qualità di amministratore della GFOREX s.p.a. e di violazione delle norme sulla raccolta del pubblico risparmio, visto che SPINARDI è stato condannato con sentenza patteggiata e la posizione di DI FONZO è in bilico tra l’istanza di patteggiamento e l’apertura del dibattimento.
La deposizione del Curatore è iniziata da vicende pregresse all’avvento di RIAZ quale amministratore della GFOREX assieme a SPINARDI e DI FONZO.
La GFOREX, infatti nel periodo fino al 2008 aveva bonificato svariati milioni di euro di proprietà dei suoi clienti al broker svizzero CROWN FOREX, protagonista di una truffa fotocopia di quella compiuta da GTL ai danni dei risparmiatori GFOREX.
Per chi non conoscesse la vicenda, va detto che la CROWN, nonostante non avesse alcuna autorizzazione per operare nel settore finanziario (c’è un rapporto della  Commissione Federale Elvetica per le Attività Bancarie) si presentava ai risparmiatori con rendimenti annui che sfioravano apparentemente  il 10-12%. Tuttavia, dopo l’opportuno “rastrellamento” di contante la Società, che aveva base in Svizzera e consociate negli Stati Uniti, fallisce nel 2009 con un buco, tra Svizzera e Stati Uniti di quasi duecento milioni di dollari.
Gli amministratori della GFOREX dopo aver “perso” nel buco della CROWN FOREX diversi milioni di euro, si “affidano” a RIAZ ed alla sua GTL quale unico "broker", e – come ha sottolineato il Curatore – la stessa scelta di mancata “diversificazione” è un indice assai sospetto quantomeno di scarsa “capacità amministrativa” e di “mancanza di prudenza”.
Quindi, GFOREX dopo aver buttato al vento milioni di euro, si affida al buon RIAZ che, guarda caso, nel 02/07/2009 diventa amministratore della GFOREX assieme a Spinardi e Di Fonzo. RIAZ imbonisce gli altri amministratori di GFOREX “promettendo” di ripianare il buco CROWN mediante un fantomatico “accollo” di cui, però, stranamente non vi è traccia alcuna nella contabilità GFOREX.
Cosa fanno gli amministratori per “risollevare” le sorti della GFOREX?
Praticamente nulla. I soldi continuavano ad essere rastrellati in Italia ed affidati (bonificati) alle società di Riaz in Svizzera, alle Isole Vergini ed addirittura direttamente alla GTL di Dubai. Solo nell’ultimo periodo risultano bonifici per circa tredici milioni di euro che partivano dai conti italiani della GFOREX.
Ed i risparmiatori? Continuavano ad essere imboniti con rapporti rassicuranti – assolutamente positivi - che la GFOREX mutuava da quelli che la GTL gli forniva: Riaz, tramite le sue società, rassicurava GFOREX che i soldi erano al “sicuro”, magari con qualche piccolo bonifico di ritorno, e la GFOREX rassicurava i risparmiatori che tutto era a posto.
E la truffa continuava.
Nel frattempo la GTL Svizzera viene messa in liquidazione in Svizzera (anch'essa era priva di autorizzazione per l’esercizio delle attività finanziarie),  e scoppia la lite tra DI FONZO e RIAZ. In esito a tale “contrasto”, dopo diversi mesi, viene sottoscritto il famoso “accordo di mutuo” (11/05/2010, Settlement & Loan Agreemeent) in cui Riaz (leggasi Società GTL Svizzera, delle Isole Vergini e della GTL di Dubai) garantisce “se stesso” sulla parola, impegnandosi a restituire alla GFOREX s.p.a., di cui al contempo era amministratore, la somma di venti milioni di dollari.
Apparentemente DI FONZO e RIAZ sono in lite, ma come spiegare, a quel punto, la circostanza – pure riferita dal Curatore – che poco prima e cioè il 29/01/2010, tutti insieme appassionatamente (fino al punto da farsi rappresentare da un unico procuratore, tale sig. Filippo Comparetto) costituiscono la EQUIS sarl in Lussemburgo, società, afferma il Curatore nella Relazione del 22/06/2012, “di puro investimento finanziario”?
A seguito della firma dell’accordo, in data 22/06/2010, RIAZ – dopo aver fatto il colpaccio – lascia il CDA della GFOREX s.p.a. dando le dimissioni e... lasciando tutti con un pugno di mosche.
E i soldi?
Mai restituiti. Accordo di restituzione non rispettato. Il Curatore ha evidenziato la gravissima illegalità commessa dagli amministratori di GFOREX (compreso l’ambiguo RIAZ) nel mescolare risorse proprie ai risparmi degli italiani che si erano affidati a GFOREX, nel compiere operazioni bancarie e finanziarie “anomale”, non rispettando alcuna della norme che prevede la separazione tra conti della società e risparmio raccolto.
Insomma, un disastro amministrativo che si è tradotto nella volatilizzazione dei risparmi, nell’assenza di "oculatezza" (per usare un termine diplomatico) degli amministratori, fra cui il buon RIAZ che è uscito dalla vicenda GFOREX con i suoi milioncini di euro in tasca, dando in cambio una “scrittura-cambiale” cabriolet.
Anche la famosa “transazione” mediata per RIAZ da un legale di Roma è stata per la Curatela solo verbale ed inaccettabile per l’importo assolutamente irrisorio offerto e per le lunghe (ed ipotetiche) scadenze di adempimento.
La difesa di Riaz?
Semplice. Siccome lui non stava in Italia, anche se amministratore, non può essere ritenuto responsabile della gestione della GFOREX s.p.a. e, quindi, della sostanziale truffa commessa ai danni dei risparmiatori e della bancarotta della GFOREX s.p.a..

Per fortuna che le carte (leggasi bonifici) dicono ben altro. 
By Michele Barbera 

venerdì 22 maggio 2015

ULTIME NOTIZIE SUI PROCESSI GFOREX: IL PATTEGGIAMENTO DI SPINARDI, IL DIBATTIMENTO SU RIAZ E L’UDIENZA PRELIMINARE SU DI FONZO

A seguito delle pressanti mail che sono intervenute sulla questione GFOREX s.p.a. ed a seguito di alcune informazioni travisate che sono in giro fra gli ex risparmiatori truffati, desidero puntualizzare quanto segue.
Spinardi ha effettivamente patteggiato e gli è stata applicata una pena di anni tre e mesi sei di reclusione oltre le pene accessorie di legge. Lo stesso Spinardi ha provveduto al risarcimento del danno in favore della Curatela in misura di €.65.000,00 somma che è stata trattenuta dalla Curatela in acconto sul maggior dare.
Vi erano alcuni risparmiatori costituiti parte civile nel procedimento e Spinardi è stato condannato alla refusione delle spese legali in loro favore.
La posizione di RIAZ è quella dell’imputato nel rito processuale ordinario. Procede il dibattimento processuale a suo carico, dove sono presenti alcuni gruppi di risparmiatori costituitisi parte civile. Gli avvocati di Riaz, per quanto è dato sapere, non hanno avanzato alcuna concreta proposta di risarcimento del danno. Riaz è imputato, oltre che del reato di bancarotta, anche di attività abusiva di intermediazione finanziaria e di abusiva raccolta del risparmio.
Per DI FONZO la posizione è ancora diversa in quanto è stata respinta l’istanza di patteggiamento e lo stesso, molto probabilmente, ripresenterà una nuova richiesta, rimodulata, di applicazione della pena in misura più consistente all’udienza preliminare che dovrà sostenere.
Non è più possibile costituirsi parte civile nei procedimenti penali contro Spinardi e Riaz. La costituzione di parte civile, secondo la linea interpretativa applicata dal G.U.P. di Milano che ha accolto in tal senso una prima costituzione di parte civile patrocinata dal sottoscritto e servita da apripista agli altri risparmiatori, è avvenuta in udienza preliminare.
Vi sono iniziative civilistiche in corso. Gli sviluppi di tali iniziative, diversificate secondo l’approccio dei singoli gruppi e loro difensori, è riservata all’interno dei gruppi di risparmiatori. Allo stato non pare sia stata presentata alcuna class action a cui aderire.  
Non risulta che il Curatore della GFOREX abbia azionato contro RIAZ la scrittura privata di riconoscimento di debito che RIAZ aveva firmato. Sono in corso solleciti in tal senso.
RIAZ appare coinvolto nella ennesima truffa a carico dei risparmiatori sloveni della LUXURIS società proteiforme che aveva sede a Lubiana, a Dubai ed alle Isole Mauritius. La truffa è stimata in 35 milioni di euro. E’ così finalmente e per l’ennesima volta smentita la voce che voleva un Riaz ritirato dagli affari a pascolare pecore in Pakistan.

By Michele Barbera

martedì 19 maggio 2015

CRAC LUXURIS IN SLOVENIA: L'ONDA LUNGA DI RIAZ SUI BALCANI E LA REPLICA DI GFOREX

In molti si chiedono chi vi sia dietro il crac della LUXURIS COMMODITIES in Slovenia. 
In molti sospettano che Riaz con la sua GTL continui imperterrito le sue scorribande nei mercati occidentali, secondo il suo metodo collaudato ed inarrestabile. Né lo ferma il processo per bancarotta fraudolenta che lo vede imputato davanti il Tribunale Penale di Milano per la vicenda GFOREX e per il quale pende un mandato di cattura a suo carico. 
La LUXURIS COMMODITIES DMCC opera anche nel mercato DGCX ed ha sede a Dubai, presso l'Almas Tower, Ufficio 28/A. L'indirizzo non vi dovrebbe venire nuovo perché è lo stesso indirizzo della GTL DMCC di RIAZ!
Per farla in breve in Slovenia, la LUXURIS COMMODITIES, ha rastrellato circa trentacinque milioni di euro e li ha trasferiti nella capiente cassaforte di Dubai. RIAZ è stato dietro le quinte, ma i numerosi risparmiatori di Lubiana sono convinti che dietro la maxi-truffa ci sia ancora lui e si stanno muovendo a Dubai per costringerlo a restituire il maltolto. Indubbiamente, è lo stesso metodo di truffa operato in Italia, Australia, etc... E nessuno si è dimostrato in grado di fermare definitivamente RIAZ. Tempo fa avevamo anticipato che Riaz si stava muovendo da Dubai alle isole Mauritius, procedendo a ripulire l'immagine della GTL gravemente compromessa.
Ecco  la Holding LUXURIS in tutto il suo “splendore”:




 Sostanzialmente, la LUXURIS è stata articolata in tre società gemelle con sede in Dubai, Isole Mauritius ed a Lubiana Come ben si vede, sul crac della LUXURIS appare sempre più netta l'ombra lunga di RIAZ per perpetrare l'ennesima truffa. Quanto meno ha fatto scuola e proseliti. 
Il manager di LUXURIS in Slovenia, al fine di tentare di recuperare il maltolto, con un gesto che ricorda molto l’infruttuosa iniziativa Di Fonzo, ha dato mandato ad uno studio legale di Dubai per avviare un'azione legale. Evidentemente, il manager non si è ben documentato su chi sia RIAZ e sul fatto che le azioni legali a Dubai funzionano poco, anzi niente e si tratta di ulteriori soldi buttati al vento. Dunque, il RIAZ si è ulteriormente arricchito ai danni degli ignari risparmiatori sloveni.
La LUXURIS slovena, ed esattamente “LUXURIS COMMODITIES MAURITIUS” ha fatto la fine che ci si aspettava: è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Lubiana in data 27/08/2014 con il numero 3918/2014. Il Curatore è Monika Rozman che si è trovata di fronte il crac di una impresa – la LUXURIS - che era stata additata ad esempio di sviluppo nel mercato finanziario sloveno, tanto da farne oggetto di una tesi di laurea.
L’indirizzo del Curatore è il seguente: Monika Rozman sp, Kamnje 25°, 4264 Boh. Bistrica
Procedure fallimentare: Luxuris Commodities Mauritius doo- fallimento Šlandrova 004 B Street,
1231 Lubiana – Črnuče Kamnje, 30/10/2014 Lubiana District Court ST 3918/2014 Tavčarjeva 9
1000 Ljubljana
Altri trentacinque milioni di euro finiti nella voragine “Dubai”.
Per chiarezza, diciamo anche che siamo stati contattati dalla Slovenia ed abbiamo consigliato subito di denunciare i fatti penalmente, per consentire l'arresto di RIAZ e dei suoi complici e, ove possibile, il sequestro dei soldi che impunemente continua a truffare in tutto il mondo.
Prima di lasciarvi abbindolare dalle sirene del mercato forex o dal mercato del DMCC o DGCX vagliate bene il tutto, chiedete alla società a cui affidare i risparmi:
a) dove è la sede legale (red flag su Dubai);
b) chi sono i rappresentanti (red flag su soggetti la cui esperienza o curriculum non è ben chiaro);
c) qual è il diritto e/o l'ordinamento che regola i contenziosi (red flag su paradisi fiscali o paesi arabi);
d) se vi sono garanzie documentate e concrete per i fondi affidati (red flag su società non patrimonializzate);
e) prima di sottoscrivere qualsiasi prospetto o contratto o ordine, ricercate informazioni sul WEB o presso la Vs. Banca circa la società che vi propone l'investimento (non fidatevi del promotore di turno o dell’amico).
Se percepite che vi siano dei particolari che non vi convincono o che non vi persuadono, NON FIRMATE NULLA e NON AFFIDATE SOLDI, perché vi è il serio rischio di perdere tutto in esito alla ennesima truffa, come è successo per l'ennesima volta in Slovenia.
By Michele Barbera 


martedì 11 novembre 2014

CRAC GFOREX: BANCAROTTA E VIOLAZIONE DELLE NORME SUL RISPARMIO. RINVIO A GIUDIZIO PER SPINARDI E RIAZ, IN BILICO IL PATTEGGIAMENTO DI FONZO


Udienza combattuta, sfibrante ed articolata quella tenuta lo scorso sei novembre davanti al GUP di Milano Dott. D’Arcangelo per la truffa GFOREX s.p.a..
La Procura della Repubblica, validamente rappresentata dal Dott. Pellicano, ha ampiamente e dettagliatamente esposto i particolari della vicenda “GFOREX” e la condotta fraudolenta tenuta dai vertici della società e dai loro partner. 
E’ emerso come, mentre già le indagini erano in corso, a ridosso della dichiarazione di fallimento, i risparmiatori venivano ancora “rassicurati” con la famosa lettera-circolare a firma di Di Fonzo. 
La difesa della Curatela, costituita parte civile con l’avv. Gianzi, ha in modo eccellente esposto i retroscena delle vicende societarie, puntando i riflettori sulla condotta di Riaz e sugli strani “accordi” intercorsi con la GFOREX e soffermandosi sui motivi che hanno condotto al crac ed alla sottrazione dei risparmi ai clienti della GFOREX. Presenti per i risparmiatori, oltre al sottoscritto, anche l’avvocato Letizia Prestia e l’avvocato Manfrida. Dopo un acceso dibattito fra le difese, un primo gruppo di risparmiatori è stato ammesso alla costituzione di parte civile, superando lo sbarramento della legge fallimentare che vuole che gli interessi patrimoniali facciano capo esclusivamente alla Curatela.
Motivatissima l’ordinanza del Dott. D’Arcangelo di ammissione della costituzione di parte civile che ha messo in risalto come la violazione della normativa sul risparmio validi una tutela dei risparmiatori truffati che merita attenzione sul piano processuale.
Respinta l’istanza di patteggiamento avanzata da Alessandro Spinardi che ha spontaneamente depositato la somma di €.50.000,00, trattenuta dalla Curatela, come dichiarato dal difensore della Curatela, solo come acconto sul maggior dare.
In bilico anche la posizione di Di Fonzo che pure aveva avanzato da tempo istanza di patteggiamento. Per lui un rinvio preliminare per la probabile riformulazione della pena detentiva in aumento. Anche per lui si porrà la questione del risarcimento nei confronti della massa dei risparmiatori e della Curatela.
Alla fine dell’udienza a carico di Spinardi e Riaz il GUP ha decretato il rinvio a giudizio davanti al Tribunale Penale di Milano. L’udienza si terrà a Gennaio prossimo davanti al Collegio. 
Bisogna tenere alta l’attenzione sul processo e sulle mosse che faranno Di Fonzo e Spinardi che, dalla strategia posta in essere dalle difese, appaiono in contrasto l’uno con l’altro su questioni essenziali e vogliono evitare il dibattimento. 
Inutile il tentativo di Riaz di defilarsi dal processo, prima invocando la nullità della notifica e poi marginalizzando la propria ingerenza nell’amministrazione GFOREX. Gli incartamenti ne inchiodano la responsabilità. 
Il GUP Dott. D’Arcangelo ha ribadito la legittimità degli atti processuali ed ha delineato, con i provvedimenti letti in udienza, l’evidente gravità dei fatti e gli innegabili risvolti giudiziari che essi comportano per gli imputati.
E’ evidente che i risparmiatori truffati non possono rimanere inerti di fronte agli sforzi giudiziari della Procura e dell’Ufficio GIP per assicurare adeguata tutela ai diritti dei risparmiatori del crac GFOREX. 
Ora c'è da lavorare ed impegnarsi. 
Preparare le costituzioni di parte civile per chi vuole essere presente nel giudizio e reclamare il risarcimento in prima persona, oltre che preparare le liste testimoniali e documenti da produrre. Occorre essere presenti del giudizio con le costituzioni di parti civili e sostenere adeguatamente ogni accertamento giudiziale che possa ricondurre, auspicabilmente, al recupero dei risparmi sottratti illecitamente.
Dal dibattito davanti al GUP sono emersi validi elementi di riflessione per contestare agli Organi di Vigilanza Bancaria una loro autonoma responsabilità.
By Michele Barbera

giovedì 14 novembre 2013

GRUPPO RISPARMIATORI TRUFFA GFOREX-GTL-RIAZ: AVVISO IMPORTANTE!!!



Scusate se utilizzo questo blog ancora una volta "forzandone" i contenuti. Mi è sembrato il mezzo più rapido per arrivare ai risparmiatori truffati del crac "GFOREX" - GTL. 
L'invito è rivolto ai partecipanti al gruppo che fa capo al sottoscritto ed ai coordinatori di Sciacca.
Abbiamo urgente necessità di mandarvi una mail riservata per aggiornarvi su contenuti relativi alla vicenda e adottare alcune decisioni. 
Vi prego, a nome dei coordinatori, di inviare una mail al sottoscritto all'indirizzo

avvmichelebarbera@gmail.com

sarete immediatamente ricontattati con quanto di Vs. interesse.

By Avv. Michele Barbera





mercoledì 5 giugno 2013

CRISI ECONOMICA E “NO-EURO”: LA DISEQUITA’ FISCALE E IL PIANO “B”



Finalmente se ne sono accorti. Gli economisti più avveduti da tempo parlano dell’euro come di un “involutore” dell’economia europea, di un meccanismo monetario che, condannando all’immobilismo monetario transfrontaliero i Paesi membri, causa squilibri difficilmente riparabili dalle politiche economiche dei singoli stati.
Di conseguenza, ogni Stato membro deve fare per sé, in una corsa assurda che sembra quella del cane che si mangia la propria coda.
Avevamo già esposto in precedenti post quel che pensavamo: che in assenza di una sovranità unica, di un governo unico, di una politica economica e fiscale unica, non aveva senso parlare di moneta unica.
Ora da più parti, compreso il pur eccellente Letta che si sta sforzando oltre ogni dire per rendere permeabili le istituzioni europee alla visione unica del mercato del lavoro, si accusa che alcuni Stati membri fanno, per così dire, “concorrenza sleale”.
Concorrenza sleale significa che in alcuni Paesi, le imprese sono tassate sino a due terzi meno rispetto ad altri, come l’Italia, tristemente nota per i suoi primati fiscalistici.
Con la pressione fiscale non si scherza.
Non si può creare sviluppo o posti di lavoro se non si consente al denaro di creare utile e ricavi piuttosto che finire nella macchina mangia-soldi chiamato “Stato”.
Come si può criticare l’imprenditore che, stufo di lavorare nella propria azienda per mantenere lo Stato che arriva, in certi casi a pretendere oltre la metà dei ricavi?
Come si può criticare l’imprenditore che decide di “emigrare” negli altri Stati membri che gli garantiscono un recupero-risparmio fiscale di oltre due terzi rispetto agli importi pagati in Italia?
Questa corsa l’Italia è destinata a perderla: è come correre in pista con due zavorre ai piedi, mentre gli altri atleti saltellano come gazzelle.
Ed allora, prepariamo il piano B.
Cioè, senza mezzi termini, l’uscita dall’euro.
Non si può sopportare oltre l’infernale meccanismo monetario che costringe gli Stati ad indebitarsi a condizioni inique, a far sprofondare l’economia in una palude silenziosa e che fa esplodere in magma incandescente le tensioni sociali.
Uno Stato sovrano sa benissimo che quando la propria economia è in crisi, la propria moneta viene svalutata per incentivare le esportazioni, frenare le importazioni ed assorbire il debito in valori nominali destinati a rappresentare solo l’involucro della sostanza.
La leva monetaria non è una favola. E l’euro è, invece, l’incubo.
In mancanza di uno Stato Europeo non ha senso la moneta unica europea, che può solo rafforzare i forti ed indebolire i deboli.
Ma la spirale è destinata a coinvolgere anche i Paesi tradizionalmente più forti che sino ad ora hanno speculato sulle economie nazionali più deboli.
Basta con questo gioco al massacro.
Prima che sia troppo tardi ed il nostro tessuto imprenditoriale ne esca compromesso, chiediamo che il Governo si attivi per una ragionata uscita dal circolo vizioso dell’euro, senza se e senza ma. Non solo l’Italia, ma l’Europa stessa lo chiede.

By M.