Da 1500 anni l’islam assedia l’Occidente. Con una ossessiva e
violenta voglia di occupazione e di sopraffazione del cristianesimo.
La Sicilia, e parte dell’Italia meridionale, hanno già vissuto il
dramma dell’occupazione araba per due secoli a cavallo tra
l’800 ed il 1060, anno della riconquista dell’isola da parte dei
Normanni.
Ai nostri giorni, l’islam non utilizza più gli assalti pirateschi e le scorribande armate.
Si insinua nelle comunità occidentali
con la taqiyya, la dissimulazione, un approccio
menzognero e buonista che nasconde i fini di occupazione e le reali intenzioni di sopraffazione.
Si confondono tra i profughi, propagandano un islam "moderato" e progressista con l’utilizzo strumentale di figure femminili a mostrare donne emancipate e libere. Sedicenti
portavoce propugnano l’uguaglianza di diritti, il rispetto
delle minoranze e la libertà di culto, stringono pseudoalleanze con movimenti
politici che aprono alle istanze islamiche, etc…
Tutta questa finzione è destinata a cadere non appena il rapporto di
forza con il territorio cambia. Allora subentra la dottrina coranica e la sharia,
la legge islamica dura e repressiva. Inesorabilmente.
In Sicilia già nell’anno 827 gli arabi avevano invaso e preso
d’assalto diverse città dell’isola dando vita ad assedi e
battaglie furibonde e sanguinarie. Girgenti fu distrutta nell’829
dagli arabi per ritorsione, a seguito di un capovolgimento di fronte che li aveva
costretti a fuggire verso Mazara.
La resa di Palermo agli arabi nell’anno 831 costò la vita, secondo
lo storico Ibn al-Athir, a circa 70.000 palermitani con il drammatico
spopolamento della città. Dopo toccò a Siracusa, ed anche lì gli arabi si diedero a saccheggi, massacri, distruzione e uccisione di migliaia di siracusani, specie
quelli che si erano rifugiati nelle chiese cristiane. Imprigionarono
l’arcivescovo Sofronio che fu condotto in catene a Palermo. Nel 902
la “guerra santa” condotta dall’emiro Ibrahim II, assediò
Taormina e condusse al saccheggio della città ed alla strage di
donne, bambini e uomini. Il vescovo Procopio rifiutò di abiurare la
fede cristiana e venne torturato ed ucciso. Il resoconto arabo parla
di un crollo quasi totale della popolazione che abitava la città.
E questo è quello che successe solo ad alcune delle maggiori città
siciliane.
I siciliani che non si vollero convertire all’islam divennero
“dhimmi” e dovevano
pagare
la “jizya”
la
tassa che grava su cristiani ed ebrei (viene applicata anche oggi
negli stati islamici).Non solo ma non potevano edificare luoghi di
culto, né manifestare in pubblico la loro fede cristiana
o, tantomeno, fare apostolato o proselitismo cristiano.
La
storiografia ufficiale ricorda gli arabi come fautori di progresso
nell’agricoltura
e nell’architettura ma
il prezzo che i siciliani hanno dovuto pagare in termini di vite
umane è stato altissimo. L’islamizzazione dell’isola fu un
processo violento e sopraffattore.
Non
fu semplice per i normanni restituire l’isola al cristianesimo,
tanto è vero che, dopo la sconfitta degli arabi da parte di Ruggero
d’Altavilla, ci vollero ben due secoli di difficile convivenza,
lotte e battaglie.
Il
retaggio culturale e sociale islamico è stato ben più pesante.
Molti
studiosi, anche dell’Accademia della Crusca, propendono che la
“mafia”
siciliana
derivi concettualmente
dall’arabo
mo'afiah che
significa tracotanza, arroganza ed, allo stesso tempo, protezione.
Così
come, l’intolleranza allo Stato ufficiale e la preferenza a volere
regolare i dissidi all’interno delle singole comunità con la legge
della violenza e dell’”onore” che
supera e sovrasta quella dello Stato.
Anche
la condizione
della donna siciliana,
che nell’islam è subordinata e soggetta al volere dell’uomo
(come un oggetto o un bene qualsiasi), è stata influenzata
negativamente dall’occupazione araba. Per le donne siciliane, sino
alla metà del secolo scorso, era normale uscire velate sul capo a
nascondere sin anche i capelli, portare vesti lunghe quasi sempre di
nero, per coprire il corpo e celare
le forme, così
come
essere naturalmente sottomesse al volere del patriarca della
famiglia.
Più
di due secoli di oppressione araba dell’isola sono stati difficili
da cancellare. E non sono sicuro che ci siamo riusciti del
tutto.
Si
guardi al lato africano ed asiatico del Mediterraneo.
L’Egitto,
la Siria, la Turchia, l’Africa
settentrionale, i
territori del Magreb erano territori di
religione cristiana,
conquistati e sottomessi dall’islam con altrettante guerre e
violenze. Nessuno ha potuto restituire a queste popolazioni la
libertà e la tolleranza del cristianesimo. I cristiani a
tutt’oggi sono
malvisti e mal sopportati. In
Nigeria oggi ed in altre zone d’Africa si sta consumando il
martirio collettivo di intere popolazioni, uccise solo perché
cristiane e perché rifiutano di convertirsi all'islam.
Ma
l’islam non è soddisfatto.
Il
sogno di Maometto di conquistare Roma e sradicare il cristianesimo è
vivo e vegeto negli animi di decine di migliaia di mussulmani
fanatici,
ben
lieti di sacrificare la loro vita con
il martirio, magari ammazzando
gli infedeli (anzi i “cani” infedeli) e conquistare così
il
sollazzo nell’improbabile
paradiso con
le 72
vergini.
La
“guerra santa” non è finita. E l’islam non scenderà mai a
patti con il cristianesimo.
By
Michele Barbera
