sabato 5 settembre 2026

L’ISLAM E IL DOMINIO ARABO DELLA SICILIA: UNA BRUTTA E SANGUINARIA STORIA (CHE NON VOGLIAMO SI RIPETA)

 



Da 1500 anni l’islam assedia l’Occidente. Con una ossessiva e violenta voglia di occupazione e di sopraffazione del cristianesimo. 
La Sicilia, e parte dell’Italia meridionale, hanno già vissuto il dramma dell’occupazione araba per due secoli a cavallo tra l’800 ed il 1060, anno della riconquista dell’isola da parte dei Normanni.
Ai nostri giorni, l’islam non utilizza più gli assalti pirateschi e le scorribande armate. 
Si insinua nelle comunità occidentali con la taqiyya, la dissimulazione, un approccio menzognero e buonista che nasconde i fini di occupazione e le reali intenzioni di sopraffazione. 
Si confondono tra i profughi, propagandano un islam "moderato" e progressista con l’utilizzo strumentale di figure femminili a mostrare donne emancipate e libere. Sedicenti portavoce propugnano l’uguaglianza di diritti, il rispetto delle minoranze e la libertà di culto, stringono pseudoalleanze con movimenti politici che aprono alle istanze islamiche, etc…
Tutta questa finzione è destinata a cadere non appena il rapporto di forza con il territorio cambia. Allora subentra la dottrina coranica e la sharia, la legge islamica dura e repressiva. Inesorabilmente.
In Sicilia già nell’anno 827 gli arabi avevano invaso e preso d’assalto diverse città dell’isola dando vita ad assedi e battaglie furibonde e sanguinarie. Girgenti fu distrutta nell’829 dagli arabi per ritorsione,  a seguito di un capovolgimento di fronte che li aveva costretti a fuggire verso Mazara.
La resa di Palermo agli arabi nell’anno 831 costò la vita, secondo lo storico Ibn al-Athir, a circa 70.000 palermitani con il drammatico spopolamento della città. Dopo toccò a Siracusa, ed anche lì gli arabi si diedero a saccheggi, massacri, distruzione e uccisione di migliaia di siracusani, specie quelli che si erano rifugiati nelle chiese cristiane. Imprigionarono l’arcivescovo Sofronio che fu condotto in catene a Palermo. Nel 902 la “guerra santa” condotta dall’emiro Ibrahim II, assediò Taormina e condusse al saccheggio della città ed alla strage di donne, bambini e uomini. Il vescovo Procopio rifiutò di abiurare la fede cristiana e venne torturato ed ucciso. Il resoconto arabo parla di un crollo quasi totale della popolazione che abitava la città.
E questo è quello che successe solo ad alcune delle maggiori città siciliane.
I siciliani che non si vollero convertire all’islam divennero “dhimmi” e dovevano pagare la  “jizya” la tassa che grava su cristiani ed ebrei (viene applicata anche oggi negli stati islamici).Non solo ma non potevano edificare luoghi di culto, né manifestare in pubblico la loro fede cristiana o, tantomeno, fare apostolato o proselitismo cristiano.
La storiografia ufficiale ricorda gli arabi come fautori di progresso nell’agricoltura e nell’architettura ma il prezzo che i siciliani hanno dovuto pagare in termini di vite umane è stato altissimo. L’islamizzazione dell’isola fu un processo violento e sopraffattore.
Non fu semplice per i normanni restituire l’isola al cristianesimo, tanto è vero che, dopo la sconfitta degli arabi da parte di Ruggero d’Altavilla, ci vollero ben due secoli di difficile convivenza, lotte e battaglie.
Il retaggio culturale e sociale islamico è stato ben più pesante.
Molti studiosi, anche dell’Accademia della Crusca, propendono che la “mafia” siciliana derivi concettualmente dall’arabo mo'afiah che significa tracotanza, arroganza ed, allo stesso tempo, protezione. Così come, l’intolleranza allo Stato ufficiale e la preferenza a volere regolare i dissidi all’interno delle singole comunità con la legge della violenza e dell’”onore” che supera e sovrasta quella dello Stato.
Anche la condizione della donna siciliana, che nell’islam è subordinata e soggetta al volere dell’uomo (come un oggetto o un bene qualsiasi), è stata influenzata negativamente dall’occupazione araba. Per le donne siciliane, sino alla metà del secolo scorso, era normale uscire velate sul capo a nascondere sin anche i capelli, portare vesti lunghe quasi sempre di nero, per coprire il corpo e celare le forme, così come essere naturalmente sottomesse al volere del patriarca della famiglia.
Più di due secoli di oppressione araba dell’isola sono stati difficili da cancellare. E non sono sicuro che ci siamo riusciti del tutto.
Si guardi al lato africano ed asiatico del Mediterraneo.
L’Egitto, la Siria, la Turchia, l’Africa settentrionale, i territori del Magreb erano territori di religione cristiana, conquistati e sottomessi dall’islam con altrettante guerre e violenze. Nessuno ha potuto restituire a queste popolazioni la libertà e la tolleranza del cristianesimo. I cristiani a tutt’oggi sono malvisti e mal sopportati. In Nigeria oggi ed in altre zone d’Africa si sta consumando il martirio collettivo di intere popolazioni, uccise solo perché cristiane e perché rifiutano di convertirsi all'islam.
Ma l’islam non è soddisfatto.
Il sogno di Maometto di conquistare Roma e sradicare il cristianesimo è vivo e vegeto negli animi di decine di migliaia di mussulmani fanatici, ben lieti di sacrificare la loro vita con il martirio, magari ammazzando gli infedeli (anzi i “cani” infedeli) e conquistare così il sollazzo nell’improbabile paradiso con le 72 vergini.
La “guerra santa” non è finita. E l’islam non scenderà mai a patti con il cristianesimo.
By Michele Barbera