martedì 9 luglio 2019

TORTURA O EUTANASIA? L'ULTIMO SGUARDO DI VINCENT LAMBERT


La nostra coscienza ha dei limiti? La legge, l'autorità ha limiti? La vicenda di Vincent Lambert "condannato" a morire di fame e di sete "per non farlo soffrire" ha del paradossale. La Francia che spesso si erge, senza esserlo richiesta, a paladina della "morale", alla fine scopre nei fatti di essere immorale e di costruirsi alibi giuridici per nascondere la triste realtà di un omicidio di stato. 
No. Non è eutanasia quella di Vincent Lambert, una "dolce morte". 
No. Lo hanno condannato a morire di fame e di sete. Semplicemente. 
E' tortura e sofferenza, né bastano i sedativi e chissà quale altra porcheria per renderlo insensibile. 
Fanno così pure in America, sapete? 
Quando iniettano nel condannato a morte, oltre il veleno anche il sedativo "per non farlo soffrire". 
Ma qui è peggio. Perché Vincent è innocente, assolutamente innocente. 
Non ha nessuna colpa o crimine da scontare.
Penso allo strazio di un padre e di una madre, rassegnati di fronte a questa violenza di stato (con la esse minuscola). 
Vorrei che Vincent prima di spegnersi guardasse negli occhi il suo carnefice. Un ultimo sguardo. Prima di lasciare questo mondo che lo ha condannato a morire. Un ultimo sguardo che segni per sempre chi ha avuto il coraggio di ergersi a giudice della coscienza.
Leggo la storia di un'infermiera Kristina Hodgetts, "abituata" a sospendere gli alimenti e l'acqua a pazienti terminali per farli morire. 
Sino a quando non toccò a lei. 
Toccò a lei di rimanere in coma per diverso tempo e solo l'ostinazione del marito riuscì a salvarla dai suoi colleghi che volevano "terminarla". 
Da quando si è ripresa è diventata una fiera oppositrice della "dolce morte" e delle scelte che spesso vengono fatte sulla pelle di persone indifese che non possono più esprimere la loro opinione ed affermare il loro diritto alla vita. 
Speriamo che i medici e gli infermieri che stanno "assistendo" Vincent non debbano mai provare sulla loro pelle l'esperienza che ha vissuto Kristina Hodgetts. 
Allora sì che sarebbe molto, ma molto diverso. 
By Michele Barbera 

martedì 2 luglio 2019

QUANDO IL FINE NON GIUSTIFICA I MEZZI: STORIA DI CAROLA

In Africa ogni giorno migliaia di volontari, laici e consacrati, si adoperano per salvare vite. Danno sostegno alimentare, fabbricano case e scuole, scavano pozzi, curano le malattie. Tutti, ma proprio tutti gli operatori, sanno che devono rispettare le regole del Paese in cui si trovano: non solo le norme di legge, ma anche le usanze, le tradizioni, anche se possono sembrare talvolta assurde o irrazionali. 
E nonostante ciò, spesso i volontari, specie se religiosi e cattolici, vengono percossi, sequestrati se non uccisi. 
Non invidio né l'ex ministro Minniti, né l'attuale ministro Salvini. 
Al di là delle loro idee personali, il compito che hanno è difficilissimo, in bilico tra sicurezza e rispetto delle regole, da un lato, e vite umane realmente in pericolo dall'altro. 
I buonismi spericolati e le ipocrisie politiche portano ad assumere atteggiamenti estremi a seconda della propria fazione. Non solo si attaccano i ministri, ma anche - a seconda dell'umore - i magistrati.
Che hanno il compito di farle rispettare quelle regole. Anche se impopolari. 
Ritenete veramente che rapinare una banca per dare i soldi ai poveri (o ai finti poveri) sia giusto?
Capiamo o no, in modo oggettivo, che una nave battente bandiera straniera ha forzato un blocco navale (per quanto blando e leggero) ed ha speronato una motovedetta della Guardia di Finanza mettendo a rischio gli agenti che stavano solo servendo il loro e nostro Paese?
Non voglio neanche pensare se una cosa del genere fosse successa alla Germania, alla Francia, agli USA o all'Inghilterra. Non parliamo poi della Russia o della Corea del Nord o della Cina. 
Non vorrei che, alla fine, le nostre divisioni interne, strumentali, le chiacchiere da salotto televisivo, i proclami e gli slogan ad effetto di onorevoli o aspiranti tali, finiscano, come sempre, per ritorcersi ingiustamente contro le istituzioni che hanno il dovere di fare rispettare le regole, non di interpretarle secondo gli umori (e le simpatie) del momento. 
Pare, purtroppo, che Carola abbia fatto scuola (cattiva) ed altre navi di ONG siano pronte a salpare e chissenefrega della Marina Italiana e delle forze militari. 
Carola ha vinto il suo braccio di ferro. Ha mostrato i muscoli ed ha sfidato l'Italia. Senza nessun rispetto per le regole e le Autorità italiane, militari e non. Ha vinto. Punto.
Non con le regole ma con la forza. Ed, alla fine, le sue finte scuse sono sembrate una beffa, specie se aggiunte al fatto che lei pensava che la Guardia di Finanza "si scansasse".
Ecco perché se posso capire il fine (soccorrere i naufraghi o presunti tali), non riesco a giustificare i mezzi. Senza se e senza ma.
Paura per gli sbarchi? Che si fermi la migrazione o la deportazione?
No, state tranquilli. I trafficanti-scafisti (o chi per loro) hanno escogitato i "barchini" e i profughi (paganti) trasmigrano dalle navi-madri a barchini a esito sicuro. 
E gli sbarchi proseguono. A Lampedusa, in Sicilia ed in Calabria. Anche senza Carola e la sua voglia di mostrare i suoi "muscoli tedeschi" e della sua nave-panzer contro i fessacchiotti italiani. Che non sanno "scansarsi" al momento opportuno. 
By Michele Barbera 

domenica 30 giugno 2019

IL TESORO DI INYCON TRA MITO E TRADIZIONE


In questi giorni di chiacchiere (fisiologicamente sterili) sul recente svolgimento della manifestazione "Inycon", un paio di amici mi hanno tirato in ballo, ricordandosi improvvisamente (dopo oltre vent'anni!) che il primo regolamento del marchio "Inycon" lo avevo redatto io in collaborazione con la Giunta dell'epoca. E lamentando quasi il mio silenzio sulla querelle che divide (si fa per dire) i menfitani.
A prescindere dal fatto in sé, è ovvio che il mio contributo, senza polemiche, non può che essere dato se non a titolo personale. 
Inycon era nata come una manifestazione "fuori dagli schemi". Non la solita fiera paesana o sagra alimentare. Era nata come un mix sensoriale, in cui l'utente doveva trarre emozioni culturali e materiali, fisiche.
Il suo "marchio" era un riassunto di simboli che traevano vita ed energia dalla celebrazione della natura. In questo contenitore, protagonista, di sicuro, era l'uva ed il suo diretto discendente, il vino, o meglio, la cultura, il mito, la tradizione del vino. Un elemento trascinante che coinvolgeva il "fattore umano" e sociale di Menfi e della sua civiltà contadina, che aveva saputo costruire una tradizione enologica di tutto rispetto. 
Già l'amico Salvo Ognibene, nel suo blog, nel 2016 lamentava una sorta di involuzione della manifestazione, a cominciare dal restyling del marchio e si poneva seri interrogativi sull'identità della manifestazione lasciata quasi ad un innaturale "decadimento". 
In breve, faccio le seguenti osservazioni: 
a) Inycon deve costruirsi (o ri-costruirsi) una propria identità forte e chiara. Deve puntare ad amplificare l'offerta culturale del "vino" non semplicemente come alimento da degustare, ma come frutto di una tradizione che coinvolge tutti i sensi della conoscenza.
b) Inycon non si può improvvisare, né ha senso rincorrere altre realtà che, per motivi di marketing o per disponibilità di fondi, puntano a una grandeur che, magari, è in stretta contingenza a fattori economici e di disponibilità finanziarie. 
c) Bisogna rivalutare la Storia di Inycon. Le istantanee del passato sono ricordi che fanno riflettere e mostrano le radici culturali di una manifestazione evocativa che non è fiera o sagra, ma vuole essere celebrativa di un fenomeno culturale prima che gastronomico. Un fenomeno che fa storia e diventa memoria.
d) Inycon non è il Carnevale di Sciacca o il Palio di Siena. L'identità di Inycon è quella degli agricoltori che mettono a frutto la terra, è il paesaggio, la natura, il sapore fragrante delle olive molite, l'aroma speziato del mosto ed il calore delle messi che maturano al sole. 
Inycon non si conta dal numero degli espositori ma dal messaggio che sa trasmettere e che fidelizza l'utente.
Più che "offrire" il vino, mostriamo "come si fa" il vino, cos'è il vino, da dove viene, unitamente alla sua storia e, perché no, al suo mito. 
In ciò non ha senso processare questa o quell'Amministrazione comunale. 
Il successo di Inycon non dipende dall'individuo, ma dalla collettività, dal "senso di gruppo" che deve contraddistinguere la comunità, con il collante dell'accoglienza e dell'ospitalità. 
Spero che questi miei pensieri aiutino a riflettere, tutti, compresi i miei amici. 
Lunga vita ad Inycon.  
By Michele Barbera 





sabato 1 giugno 2019

LETTERANDO IN FEST 2019: NICO E LA SUA STORIA


Ancora una volta loro, i giovani, protagonisti della Storia. L'eccezionale partecipazione di Antonella Borsellino di Libera che converserà con gli studenti e, perché no, con chi vuole condividere con noi un evento unico. Rimarrà qualcosa in ognuno di noi. Ne sono certo. Sarà un incontro di idee buone, di quelle che servono a crescere, dove chi parla finirà con l'imparare di più di chi ascolta. Tutti insieme. Ci sentiremo dopo, negli appunti di viaggio di un cammino che non vuole finire. Guarderemo il domani negli occhi dei nostri giovani, per un futuro che ci appartiene. 
By Michele Barbera 

venerdì 31 maggio 2019

STORIA DI NICO TOUR: LIBRI IN FESTA A SCIACCA


 



La Storia di Nico cresce di nuove esperienze. Al "Libri in Festa" del Comune di Sciacca, in collaborazione con il Liceo Classico "T. Fazello" i giovani si sono dati appuntamento per leggere, commentare, discutere il romanzo "Nessuno deve tacere". 
Nico, i suoi dubbi, le sue scelte, il coraggio di affrontare un futuro pieno di incognite.  










 Un appuntamento imperdibile, entusiasmante ed emozionante che ha arricchito il cammino di Nico e degli altri personaggi di un dialogo importante con i giovani. 

Dopo l'eccezionale confronto con gli studenti a Mazara del Vallo, scopro l'interesse e la passione che unisce chi legge la storia di Nico. 
A brevissimo l'altro importante appuntamento al Letterando in Fest. Ancora una volta discuteremo dei nostri valori, di ciò che è essenziale per vivere la nostra Terra e migliorare la nostra società.

"Nessuno deve tacere", un monito che si è fatto speranza, un'idea che è diventata cammino, condivisione, voglia di combattere. Nella lettura dell'art. 21 della Costituzione, nel credere che un futuro migliore è sempre possibile. 
Dalla lettura del testo all'introspezione dei personaggi, passando per la storia della Sicilia, per l'eredità di chi ci ha preceduto, fascinando sulla bellezza del territorio e dei suoi paesaggi, in un isola da sempre avvolta nel mistero del mito e di arcaici riti. 
Grazie alle Docenti ed alla Dirigente che si sono prodigate per l'eccezionale incontro e grazie sopratutto a voi, studenti, compagni di Nico, che con lui vi siete avventurati nella difficile convivenza dei valori della legalità con la libertà di crescere e di vivere il vostro futuro. 
By Michele Barbera 

lunedì 27 maggio 2019

IL PARTITO POLITICO PIÙ FORTE D’ITALIA? L’OPINIONE PUBBLICA



L’esito delle elezioni europee lo ha dimostrato. Esiste nel corpo elettorale attivo (quelli cioè che vanno a votare), in misura del venti per cento, una massa che vota non per appartenenza, ma per convenienza, anzi, per “contingenza”, secondo il momento, l'istinto o anche l'affezione transitoria.
Se ne sono avvantaggiati (e ne hanno fatto le spese) Forza Italia, l'Italia dei Valori, lo stesso Partito Democratico, i Cinque Stelle, sino ad arrivare alla Lega.
Tutto l'arco politico costituzionale ha prima o poi fatto i conti con questa di massa di elettori, e non chiamateli "indecisi". Sarebbe da ingenui o, peggio, da stupidi.
Il partito dell’opinione, disilluso da ideologie e/o appartenenze di tessera, vota secondo l’analisi del momento, guarda in faccia chi meglio può incarnare lo status della coscienza collettiva.
In questo momento storico, l’immigrazione, la sicurezza, la precarietà economica, il mancato sviluppo, i no ai cantieri, l'assenza di una politica di investimenti, la paura di una Europa matrigna hanno eviscerato il ventre politico degli italiani.

Messi di lato i Cinque Stelle, vittime delle loro stesse false promesse-utopie, archiviato il diktat berlusconiano dell’anticomunismo istituzionale, gli italiani hanno mostrato sopratutto interesse verso il decisionismo, verso la sicurezza, verso un Salvini che non ha avuto paura di scontrarsi contro chicchessia, sfidando leggi e pregiudizi con le sue convinzioni e con la promessa di un cambiamento “per gli italiani” che arrivi sino a Bruxelles.
Il tempo sarà giusto giudice. Ma è chiaro, ed i fatti lo dimostrano, che il partito dell’opinione non dimentica. Sa attendere, ed – al momento giusto – premierà o punirà gli illusionisti del consenso facile, abbattendo con la scure a due cifre, il profitto elettorale.
Si potrà tacciare di qualunquismo la massa degli opinionisti, ma non è così. Chiedono, e a giusto titolo, che chi si è impegnato mantenga la parola. E le bugie elettorali hanno sempre le gambe corte, dato che sempre più gli italiani hanno la digestione difficile e sono intolleranti alle chiacchiere ad alto tasso di minchionaggine. Ciò tanto più che le maschere ideologiche sono cadute e l’alibi del “non è colpa nostra” non regge più.
Gli italiani, da tempo, vogliono una classe politica affidabile, capace, coerente ed il più possibile onesta.
Ma, forse, chiedono troppo.
By Michele Barbera

giovedì 9 maggio 2019

"NESSUNO DEVE TACERE" AL MAGGIO DEI LIBRI: A MAZARA DEL VALLO IL 21 MAGGIO





Il "Maggio dei Libri" 2019 vede anche l'impegno di Nico e la sua storia. Raccogliendo l'invito della Dirigente Scolastica dell'Istituto Comprensivo Giuseppe Grassa di Mazara del Vallo, saremo presenti il 21 maggio prima nell'Aula Magna del Plesso Centrale alle ore 9:00, per poi trasferirci al Plesso di Via G. Gualtiero per un Laboratorio di Lettura che vedrà confrontarci con adolescenti, studenti, insegnanti e componenti del mondo scolastico. 

Un appuntamento impegnativo e stimolante, perché proprio nel mondo scolastico la cultura si confronta con la società e si veicolano messaggi formativi di eccezionale importanza, quali quelli sulla legalità e sull'impegno civile di ognuno di noi nel nostro ambito sociale e lavorativo.
Per sconfiggere l'omertà, la collusione e la malapianta della mafia. 
Sono veramente grato al Dirigente Scolastico, Prof.ssa Teresa Guazzelli per questa eccezionale opportunità di  "doppio" dialogo con gli studenti di Mazara del Vallo. 
Ecco la brillante presentazione dell'iniziativa sul Portale del Maggio dei Libri: 


MICHELE BARBERA, AVVOCATO CON IL VIZIO DELLA SCRITTURA, INCONTRA GLI ALUNNI DELLE CLASSI TERZE DELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO 'GIUSEPPE GRASSA' DI MAZARA DEL VALLO PER PRESENTARE IL SUO ULTIMO ROMANZO 'NESSUNO DEVE TACERE'
IL TESTO È INTIMO E SOFFERTO PERCHÉ COSTRUITO ATTORNO ALLA FIGURA DI NICO, FIGLIO DI UN TESTIMONE DI GIUSTIZIA, CHE, DA ADOLESCENTE SCANZONATO, SI TROVA A CONDIVIDERE LA SCELTA DEL PADRE. 
L'AUTORE HA DECISO DI PUBBLICARE IL ROMANZO DOPO UN LUNGO TRAVAGLIO DI COSCIENZA IN QUANTO HA RIVERSATO NELLA SUA SCRITTURA QUEL MONDO CORALE, PIENO DI FIGURE ESEMPLARI O ANCHE AMBIGUE E TERRIBILI, CHE GLI È DATO INCONTRARE NELLA QUOTIDIANITÀ DEL PROPRIO LAVORO FORENSE. 
LA LETTURA DEL TESTO, A POCHI GIORNI DELL'ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI, È UN MONITO POTENTE A SEGUIRE ESEMPI CORAGGIOSI CHE VENGONO DALLA GENTE COMUNE, NELLO SPECIFICO UN RAGAZZO. 


Un arrivederci a presto con il NicoTour 2019.
By Michele Barbera 


martedì 23 aprile 2019

23 APRILE: GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO


Di fronte ho le immagini degli attentati nello Sri Lanka. Poi le macerie dell'incendio di Notre Dame, ed ancora le stragi di cristiani in Nigeria. Ancora guerre, conflitti, catastrofi. Un mondo dilaniato, percosso, offeso. 
Che senso ha, mi chiedo, celebrare la giornata del libro? Di qualcosa che rappresenta l'apice della intelligenza umana, quando la barbarie sembra aver preso il sopravvento?
O piuttosto, forse, di fronte a questi angoscianti interrogativi, la giornata del libro, della cultura, dell'informazione, del progresso vero, reale e buono, rappresenta l'ultimo baluardo della civiltà?
Siamo custodi di questo mondo, non i padroni, come insegna quel vecchio proverbio indiano e come dovrebbe suggerire la nostra saggezza. 
Ed invece, assistiamo alla stupidità dell'orrore, che celebra i suoi riti selvaggi con le guerre, con il terrorismo vigliacco e sanguinario. A ciò si aggiunga la miopia del profitto che saccheggia la Natura come se si trattasse di uno scaffale di un qualsiasi supermarket.
La Terra è una e uniche solo le vite degli uomini che l'abitano. 
Un messaggio forte, chiaro, universale: RISPETTO. 
Rispetto per noi, per gli altri, per ciò che ci circonda. 
Penso che se questa Giornata del Libro ha un senso, questo deve essere racchiuso in questa magica parola: RISPETTO. Che deve echeggiare nelle coscienze di tutti gli uomini, senza differenza di idee, sesso o religione. 
Rispetto, che unisce gli uomini di tutte le culture, che diffonde la conoscenza ed il desiderio di stare bene con gli altri. 
E che i libri siano i nostri compagni fedeli nel cammino di pace dell'umanità.
By Michele Barbera 



sabato 13 aprile 2019

TANTU VA LA QUARTARA ALL'ACQUA..., POESIE DI PIPPO GRAFFEO

Nella cultura popolare di Menfi, Pippo Graffeo, da tempo, merita un posto di rilievo. La sua passione per il teatro, il suo istrionismo, ma anche il profondo studio e la sua cultura della "sicilianità" sono doti non comuni che ne fanno un singolare interprete della contemporaneità. 
L'ho incontrato, quasi per caso, assieme all'attore menfitano Nino Sanzone, e l'ho visto trepidante quando mi ha fatto dono di un suo libretto, di semplice tratto editoriale, che non è solo di poesie, ma è un unicum di tradizione, cultura del popolo, versi, arguzie e calembour degni della migliore tradizione della commedia dell'arte. 
Come scene di un improvvisato canovaccio di tempra goldoniana, le pagine di Pippo scorrono fra le mani in un tripudio di versi, rime, giochi, talvolta irriverenti e "burrascosi", conditi dalla sana ironia di chi ha nelle vene il sentimento del prendere la vita in gioco e non farsi prendere in gioco dalla vita. 
Con considerazioni niente affatto superficiali, dopo una fantasiosa ed irriverente prefazioncina, nella "nota d'autore" Pippo rivela il suo amore profondo per la cultura: nutro fortemente la speranza  che questo nostro dialetto sia rivalutato e sopratutto rilanciato, attraverso le scuole e quelle istituzioni che hanno la forza e i mezzi per poterlo fare. Il dialetto è l'anima di un popolo, è la radice che fornisce l'energia vitale per conservare la propria identità culturale". 
Già Dialetto o Lingua?
La querelle anima da tempo un dibattito filologico che è ben lungi dall'essere risolto. 
Pippo non  lo risolve, o, forse, lo risolve a modo suo, che è quello della verità giullaresca, del drammatico che si fa comico, del quotidiano che sprofonda nell'umorismo tragico pirandelliano. Offre pensieri, spunti, materiali, sentimenti raccolti e sgorganti dal genius loci, dalla coscienza collettiva che tramanda un proprio sapere, lontano dalle fredde aule accademiche.
Pippo Graffeo
 
Il poeta è figlio del popolo, dell'anima del suo popolo, che nasce nelle strade, nel curtigghiu, che vive d'esperienza e con l'esperienza tempra il carattere. 
Graffiante, colta e lucida, la liricità de "Lu testamentu", dove un "io" popolano e sagace tramanda al figlio non dinari, terri e casi, ma lu suspiru di la terra, la grandiosità di una natura che nessuno può mai possedere ma custodire e tramandare, l'umiltà di vivere, il sudore, i sacrifici. 
Pippo scava nell'animo della sua gente alla ricerca dei sentimenti autentici: ne La spina, affronta il tema forte e delicato dell'eutanasia, nel conflitto del dolore fisico e la preghiera di un tormentato sollievo finale.
Ai temi della natura e del sentimento si affiancano squarci ironici, scene argute e composizioni lievi dosate con saggezza popolare, che spiano con ironia quasi cabarettistica la politica, il matrimonio, la famiglia. L'originalità di Pippo è quella di allontanarsi dal topos classico di una Sicilia antica, ma come in un lacerto diacronico, il siciliano affronta (e talvolta perde, ma sempre col sorriso) in singolar tenzone la modernità del telefonino o dell'incidente stradale, che diventa macchietta, stigma dei luoghi comuni, ma veri. 
Stupisce, poi, alla fine, quasi un ossimoro distopico, l'appendice di alcune poesie in "lingua" italiana, dove l'autore invita chi legge, travolgendolo in un flashback intimistico, sull'onda di una ritrovata gioventù. In queste pagine finali, l'autore, con velato rimpianto rivive momenti della memoria, luoghi del suo spirito, dove la realtà trascolora in un universo di metafore tristi ed intense, di assonanze nude ed intense come pennellate affidate ai sogni della speranza. 
By Michele Barbera 

giovedì 11 aprile 2019

SONO UN AVVOCATO: IN MEMORIA DI LORENZO APPIANI

Un pezzo tratto dal blog "Cronache dal mondo pazzo - pensieri apparsi e sparsi" scritto da una Collega Avvocato, nickname "Chou". 
In Memoria di Lorenzo Alberto Claris Appiani, giovane avvocato ucciso a Milano il nove aprile 2015.




Sono un Avvocato

Sono quello da cui vieni quando sei nei guai, quando sei arrabbiato, quando hai un problema e non sai dove sbattere la testa.
Sono quello che ti apre la porta di studio quando non ne puoi più del tuo matrimonio, quando lui/lei ti ha lasciato, quando ti pignorano casa, quando non paghi i tuoi debiti e quando i tuoi debitori non pagano te.
Sono quello che viene svegliato alle tre del mattino perché ti sei fatto fermare in stato di ebbrezza, che salta la comunione del nipotino perché ti hanno fissato l’interrogatorio il sabato mattina, che non vede il saggio di danza della figlia perché la tua udienza finisce alle dieci di sera.
Sono quello che sta dalla tua parte quando gli altri ti vorrebbero linciare, che ascolta le tue cazzate quando nemmeno tua madre ne vuole più sapere di te.
Sono quello che per fare il suo lavoro ha studiato tanti anni, poi ha fatto una pratica faticosa e spesso gratuita, e dopo di nuovo l’esame, la gavetta, l’incertezza, la paura, la responsabilità e l’aggiornamento continuo.
Sono quello che per andare a lavoro ogni giorno paga: l’affitto, le bollette, la macchina, la segretaria, la carta, le marche da bollo, il caffè per stare svegli a studiare.

Sono quello che ti fa uscire da studio anche se non hai versato quanto dovuto, mentre nemmeno al discount ti fanno portare via un litro di latte senza averlo pagato.
Sono quello che quando gli sparano alle spalle in un tribunale, in una mattina di inizio primavera, lo pensano solo gli altri Avvocati, perché sono tutti preoccupati del magistrato e delle misure di sicurezza.
Sono un Avvocato, forse lo sono sempre stato, anche prima di cominciare a esercitare, e sicuramente lo sarò tutta la vita, anche quando non metterò più piede in tribunale.
Sono un Avvocato, e prima di usare questa parola senza sapere quanta sostanza c’è dentro, quanta fatica e passione c’è dietro, ecco prima di usare questa parola devi pensare.
Poi magari taci che è meglio.


Posted by Michele Barbera

lunedì 25 marzo 2019

C’ERANO UNA VOLTA I FEUDI ELETTORALI…



Ormai è un dato di fatto e credo che tutti (i politici) lo abbiano capito. Finita la prima repubblica, zoppicante e moribonda la seconda, la neonata Terza Repubblica ha sicuramente dato il colpo di grazia a quelli che si credevano “feudi” sicuri, bacini quieti di percentuali assodate: l’elettorato ha fatto fuori a colpi di scheda elettorale maggioranze di sinistra, centro, destra e arcobaleno-trasversali.
Questione di maturità? Credo di sì. I vecchi partiti, che come balene spiaggiate, fisse ed inamovibili, colonizzavano i territori ed i collegi elettorali come fossero cosa loro, devono per forza prendere atto, di mala voglia, che l’elettore medio se ne frega (per fortuna) delle appartenenze ideologiche.
Si è innescato uno spoil-system politico ed il vento del consenso cambia con la stessa rapidità della insoddisfazione dell’elettorato.
Le roccaforti ideologiche che nascondevano sistemi clientelari di vetusta tradizione crollano una dopo l’altra. Da un lato l’astensionismo sembra una fede politica (l’unica) immarcescibile, ma la volubilità del voto è l’unica costante da un quinquennio a questa parte. Chi vota a sinistra non perde tempo a girare le spalle a fallimenti politici o a discrediti governativi.
La domanda è a questo punto “cosa cerca l’elettorato”?
Il popolo (almeno quello che vota) se è disposto a farsi infinocchiare una volta, non lo è più alla tornata elettorale successiva.
Si dirà che bisogna fare un distinguo tra le amministrative e le nazionali.
Boh. Le elezioni europee, da questo punto di vista, saranno la sicura cartina di tornasole.
In fin dei conti che il politico sia insicuro sul territorio a me sta bene. Forse, questo lo condurrà ad essere più credibile e coerente, a non fare promesse impossibili ed a dare uno sguardo in più ai reali e concreti problemi della gente.
Finalmente, credo che le elezioni diventeranno non un’illusione di democrazia, ma la resa dei conti di un popolo che non vuole più essere bistrattato e preso in giro da apprendisti stregoni o da pirati del consenso estorto. Salvo errori. Ma, almeno, ci saranno i paletti elettorali a fare la differenza.
Come dire, finché ci sono elezioni c’è speranza. L’importante è ricordarsi che il giro sulla giostra non dura per sempre e, scendendo, c’è sempre il rischio di cadere e farsi male.
By Michele Barbera

lunedì 4 marzo 2019

CARLO ACUTIS, UN SANTO PER IL WEB


Carlo Acutis è stato un ragazzo straordinario. Nato nel 1991 a Londra, è cresciuto a Milano, dove è morto ad appena 15 anni. 
Chi lo ha conosciuto afferma che era un ragazzo unico, dotato di particolari doti di cybernauta: Carlo era dotatissimo per tutto ciò che è legato al mondo dell’informatica tanto che sia i suoi amici, che gli adulti laureati in ingegneria informatica lo consideravano un genio. Restavano tutti meravigliati dalla sua capacità di capire i segreti che l’informatica nasconde e che sono normalmente accessibili solo a coloro che hanno compiuto studi universitari.(dal sito www.carloacutis.com). 
Nella sua pur breve esistenza, riesce a realizzare mostre itineranti e sentieri virtuali che dimostrano una fede vivissima e forte ed una devozione particolare all'Eucarestia, di cui ha documentato duecento miracoli storicamente avvenuti in tutto il mondo. 
Nel sito cattolico dedicato ai santi e beati (www.santiebeati.it) viene così ricordato: 
Sul web è ancora presente (www.miracolieucaristici.org), la mostra virtuale progettata e realizzata da lui a 14 anni, che sta facendo il giro del mondo e che testimonia come davvero per Carlo l’Eucaristia è stata la sua “autostrada per il cielo”. Già, perché Carlo continua ad essere un mistero: con i suoi 15 anni limpidi e solari, con la sua voglia di vivere e la sua prorompente allegria, ma soprattutto con la sua fede che scomoda ed interpella quella di noi adulti.
Ed ancora: Per lui, che così tanto desidera la santità, è normale cercare amici in cielo; così nel suo sito internet c’è la sezione “scopri quanti amici ho in cielo”, dove compaiono i santi “giovani”, quelli che hanno raggiunto la santità in fretta. 

Anche lui è convinto di non invecchiare; “Morirò giovane”, ripete, ma intanto riempie la sua giornata di vorticosa attività: con i ragazzi del catechismo, con i poveri alla mensa Caritas, con i bambini dell’oratorio.

"Molti nascono come originali ma muoiono come fotocopie". Questo il suo motto di vita che lo impegnava nella vita di tutti i giorni accanto i suoi amici, vivendo "senza lo sballo", ma con l'energia di chi è impegnato e vive a fondo i suoi giorni. 
Muore d'improvviso, a soli quindici anni, con una leucemia fulminante. 
La Chiesa cattolica ha aperto il processo canonico per la sua santificazione. Papa Francesco ha autorizzato il 05/07/2018 il decreto che lo proclama Venerabile. Da pochi giorni è stato dato corso all'esumazione dei resti mortali, secondo il processo di canonizzazione. 
Ma già l'esempio di Carlo Acutis è virale, contagiando centinaia di giovani che vogliono vivere il web come testimonianza di fede e che vedono in lui il primo Santo dell'universo informatico. 
Fa davvero riflettere la vita di Carlo che nei pochi anni di vita terrena ha lasciato un'eredità spirituale immensa. Gli auguriamo che possa ricevere presto la canonizzazione sperata e che Papa Francesco affidi alla sua protezione ed indichi in lui l'esempio per tanti giovani "internauti". 
By Michele Barbera 

giovedì 7 febbraio 2019

STALKING: BASTANO POCHI MESSAGGI WHATSAPP ED UN PAIO DI TELEFONATE


La Corte di Cassazione ha posto paletti ben precisi e drastici per punire il reato di stalking. Nella recente sentenza n.61/2019 ha ritenuto di dover dichiarare inammissibile il ricorso avverso la sentenza della Corte di Appello di Milano ed ha confermato la condanna ad un uomo che si era reso colpevole di condotte persecutorie a mezzo messaggi e telefonate. 
Secondo la Cassazione, infatti, non è necessario il contatto fisico tra lo stalker e la vittima. 
Nella fattispecie un uomo aveva inviato ad una dottoressa dodici messaggi whatsapp ed aveva fatto un paio di telefonate. 
Tanto è bastato per confermare la sussistenza del reato di stalking. La Corte ha infatti evidenziato che nella specie, il tenore delle frasi ("ti faccio vedere io") e il riferimento alla famiglia e alla città nella quale la donna viveva (come, in generale, l'intensità dei contatti non autorizzati e del tutto privi di giustificazione) non potevano avere altro significato se non quello di intimidire il destinatario, nella piena consapevolezza degli effetti che tali espressioni erano idonee a provocare.
La dottoressa ha sporto querela e l'uomo è stato condannato, considerato anche che la vittima aveva sospeso, per paura, l'attività professionale ed aveva pernottato fuori dalla propria abitazione per timore che lo stalker potesse raggiungerla.
In definitiva, l'allarme sociale dato da comportamenti devianti che spesso sfociano in aggressioni e lesioni in danno alle vittime, spingono sempre più verso una giurisprudenza restrittiva, a salvaguardia dei soggetti vittima dello stalking. 
L'intrusione nella vita privata è, dunque, sanzionabile anche a prescindere dal carattere puramente fisico della condotta. 
Ci auguriamo che l'attenzione della magistratura per questo tipo di condotte serva da deterrente ed a evitare tanti casi estremi, anche di femminicidio, che, purtroppo, hanno trovato la ribalta in tragici fatti di cronaca. 
By Michele Barbera 

giovedì 31 gennaio 2019

LA “CINAFRICA” E LE MULTINAZIONALI: IL GENOCIDIO DI UN CONTINENTE


Da circa dieci anni il Governo cinese ha attuato una precisa politica di penetrazione e di colonialismo economico sul continente africano. Oggi, vi sono circa 57 nazioni africane indebitate per centinaia di miliardi di dollari con la Cina.
Il Governo cinese ha attuato ciò con la piena collaborazione e con l’intesa delle varie leadership che reggono il sistema politico-tribale dell’Africa.
Hanno realizzato, tramite accordi ambigui e vessatori per gli stati africani, migliaia di infrastrutture destinate ad essere “teste di ponte” strategiche per l’invasione economica e politica cinese dell’intero continente africano, avendo accesso privilegiato alle risorse sia geografiche che minerarie: porti, miniere, aeroporti, strade, persino città.
La strategia cinese, non solo ha indebitato gli stati africani, ma ha anche sfruttato la manodopera africana relegandola in uno stato di quasi schiavitù, amplificando l’opera devastatrice delle multinazionali occidentali.
Purtroppo, nonostante il grido di allarme di studiosi e giornalisti, nessuna voce istituzionale ha mai denunciato, in sede internazionale, questa guerra economica che, ormai, ha vincitori e vinti. Più che di distratta omissione, si deve parlare di cosciente complicità nel depredare e violentare l’Africa.
Il velo di silenzio che per decenni ha nascosto la verità, secondo alcuni analisti economici, è ormai destinato a squarciarsi: la presenza dei cinesi è inarrestabile, e si teme una rivolta armata degli Stati e delle popolazioni che sono costretti a subire il predominio economico cinese e la soffocante pressione del debito.
L'invasione "pacifica", intanto, continua e segnerà un processo irreversibile per l’Africa.
Le popolazioni indigene, compresi i bambini, sono utilizzati dalle imprese cinesi come manodopera a bassissimo costo, senza tutele o protezioni, con impossibilità di accedere ai ruoli specializzati o dirigenziali, monopolizzati dal personale cinese. Le risorse naturali sono sfruttate senza troppi scrupoli.
La Cina, affamata di nuovi mercati e risorse, ha dimostrato che le teorie sul “capitalismo di stato” possono tranquillamente andare a braccetto con il profitto e la speculazione espansionistica.
Tutto questo ha un costo che si valuta anche con l’aggravarsi del fenomeno migratorio delle popolazioni africane: in Africa i terreni, per la quasi totalità sono in mano ai Governi locali che li affidano alle imprese cinesi per la realizzazione dei loro progetti. Interi villaggi sono fatti sgomberare con la forza ed i terreni agricoli, già in massima parte colonizzati dalle multinazionali alimentari, subiscono l’ulteriore esproprio degli accordi di “sviluppo” con i cinesi.
Solo una presa di posizione forte, UN PATTO PER L’AFRICA, che preveda un atteggiamento solidaristico istituzionale dell’ONU, del FMI e degli altri Organismi Internazionali può scongiurare una catastrofe umanitaria e naturale in cui il fenomeno dei “migranti” è solo la punta di un iceberg.
Ci si chiede se l’Occidente (e una volta tanto la Russia dello zar Putin), sarà capace, per la sua stessa sopravvivenza, di attuare un piano Marshall in soccorso delle popolazioni africane, oppure se soccomberà di fronte allo strapotere dello sfruttamento economico di alcune superpotenze e delle multinazionali.
Mai come in questo caso il silenzio equivale a complicità.
Ricordiamoci, però, che alla fine il prezzo da pagare ci sarà per tutti.
By Michele Barbera

martedì 22 gennaio 2019

NESSUNO DEVE TACERE: AL FESTIVAL KAOS



Grazie delle mail e dei "like" di apprezzamento! 
Bell'accoglienza al Festival Kaos di Canicattì nello spazio dedicato alla Legalità, per i primi passi del romanzo: la storia di Nico ha suscitato una forte curiosità ed un inaspettato gradimento. 
Sono rimasto sorpreso, contento e certamente emozionato.
Ai tanti che mi hanno chiesto "scoop" sulla trama e sul contenuto del romanzo, posto la lettura della quarta di copertina, come ulteriore "assaggio":


La vita spezzata di un adolescente. Qualcosa che cambia per sempre, travolgente ed improvviso, un destino che sembra impazzito. Un romanzo che non è solo un romanzo, ma storia dalle radici vere, che si immerge nelle pieghe malate della società, una scrittura decisa a denunciare l’ipocrisia che ancora ripudia chi vuole raccontare la coscienza delle scelte difficili.
Nico è un fantasma, un antieroe, figlio di un testimone di giustizia, al centro di un dramma involontario, con i suoi dubbi, le sue scelte, a volte imposte, la sua mai rinunciata voglia di libertà, di crescere, di vivere. E di piangere, senza nascondere il suo dolore. Una vicenda narrata dall’interno, da chi ha osservato da vicino. 
Un diario a più voci, l’eco intimo, delicato e forte di un dialogo raccolto con dolorosa confidenza.  

Un caro saluto ed un ringraziamento ai lettori ed agli amici che già dimostrano di avere a cuore Nico e gli altri protagonisti del romanzo.

Il libro è sempre reperibile presso l'editore, sui principali siti di vendita on line e nel corso delle presentazioni.
By Michele Barbera 


domenica 20 gennaio 2019

NESSUNO DEVE TACERE, il nuovo romanzo



Eccolo: finalmente uscito. C'è sempre una nuova emozione quando viene pubblicato un nuovo libro. E' nato dopo una lunga fase di editing e di rivisitazione (persino il titolo è mutato due-tre volte). E' un romanzo intimo e sofferto, che schiude le porte di un mondo particolare e delicato. Costruito attorno alla figura di Nico, figlio di un testimone di giustizia, che, da adolescente scanzonato, si trova a condividere la scelta del padre. Un romanzo che mi piace, comunque, definire corale, pieno di figure esemplari o anche ambigue e terribili. 
Mi sono deciso a pubblicarlo dopo personali "travagli" di coscienza e dopo le letture attente di tanti amici dell'inedito. Ringrazio chi mi ha aiutato nella "prelettura" e nell'editing, in modo particolare Antonino Emanuele Valere e Michele Marziani, entrambi amici "di penna", gagliardissimi scrittori e attenti e preziosi lettori del testo con i loro consigli e, sopratutto Antonio, con un editing puntigliosissimo. "Nessuno deve tacere"  ci ha fatti incontrare, cari Antonio e Michele, e, spero, che, in un prossimo futuro, le nostre strade si reincrocino nuovamente. 
Già, la strada, il viaggio. Forse, i veri protagonisti di questo romanzo, a metà tra la metafora e la dura realtà. Un lettore, Franco, mi ha dato - forse - la definizione, se non più bella, assai significativa: "è un romanzo scritto con il nero dell'asfalto di una strada che conduce dritta al cuore".  
Affido a Voi, e spero la leggerete con affetto, la storia di Nico, perché possiate condurlo - mano nella mano - al suo domani, ad un futuro non scritto,  che appartiene a coloro che non hanno paura di affrontarlo.

Hanno detto: 



 “Il romanzo condensa una vivida denuncia sociale verso il fenomeno mafioso e la condanna dell’omertà, nella corrispettiva esaltazione dei valori di legalità e di resilienza civica. La descrizione con toni quasi leggeri di una scanzonata realtà adolescenziale, ben presto sfocia in una diegesi complessa, a tratti intimistica e conflittuale, che coinvolge il lettore in una curva empatica di rara intensità.”  
(Patrocinio Accademia A.R.C.A. 2018)

 “Questo romanzo forte induce a riflettere su un tema spesso dato per scontato e su cui  è bene non abbassare mai l’attenzione.”
(dalla Motivazione di Primo Classificato Assoluto al Premio Internazionale “Il Convivio” 2017, Prof. G. Manitta)

“Un virtuoso stile narrativo che diventa espressione di forte denuncia sociale contro la mafia e l’omertà che ne deriva”
(dalla Motivazione del Primo Premio Int.le Città di Castrovillari, Cosenza, 2018, Avv. Lucio Rende Pres.te Giuria)

“Un libro-denuncia che rivela un’attenta e realistica ricostruzione, ma anche un sentire viscerale dell’autore che dà parola, voce, a una realtà che noi tutti stentiamo a riconoscere”.
(Dott. Laura Pieroni, Pres.te Premio Argentario, Grosseto, 2018)

By Michele Barbera 

venerdì 11 gennaio 2019

UN'IDEA PER IL 2019? "VIGILA" DI LAO TSE



VIGILA

Vigila sui tuoi pensieri
perché diventeranno le tue parole.
Vigila sulle tue parole
perché diventeranno le tue azioni.
Vigila sulle tue azioni
perché diventeranno le tue abitudini.
Vigila sulle tue abitudini
perché diventeranno il tuo carattere.
Vigila sul tuo carattere
perché influenzerà il tuo destino!

Lao Tse (Filosofo cinese taoista, VI adC.)