sabato 14 febbraio 2026

LEONI DA TASTIERA? ISTRUZIONI PER L’USO

 


Pigliatela, se volete, con mesta ironia. La verità è che tutti gli utenti dei social siamo potenziali obiettivi, degli haters o, altrimenti detti, leoni da tastiera.
Odiatori seriali, profili falsi, offese deliberate, profeti urlanti, ragionamenti così sballatamente idioti nati da menti deviate, oscuri personaggi che trincerano la loro frustrazione dietro un anonimato mascherato da accanita libertà di opinione.
Ne abbiamo parlato in questi giorni con alcuni amici e ne è venuto fuori un interessante e semiserio decalogo che voglio che leggiate, senza impegno e con un sorriso.
Eccolo:
1. Prendi a calci la grammatica: prima regola assoluta. Il vero “leone” non si cura della forma corretta, né delle regole scolastiche. Cose sorpassate. Il messaggio va scritto d’impulso, e l’istinto – si sa – non va d’accordo con la ragione.
2. Conosci tutto… all’infuori di te stesso: il “leone” è tuttologo, esperto in ogni branca del sapere, dalla medicina al calcio, dall’astronomia, alla morale fino allo spettacolo. È un vero emulo di Publio Terenzio Afro, quello che diceva Homo sum, humani nihil a me alienum puto (se non sapete il latino, chiede a Google o a ChatGPT).
3. Più commenti ostili ricevi, più hai successo. Il “leone” si accende quando i malcapitati offesi (o presunti tali) reagiscono. La sua gloria si commisura nel “corpo a corpo”, nella “guerra dei tasti” e nella fila di commenti e rimproveri o cancellazioni, ai quali ribatte prontamente, l’epiteto imperativo è “Sei un ignorante!”.
4. Se ti bloccano il profilo (falso) creane un altro (falso). Il “leone” non si fa scoraggiare dai blocchi dei social. È tutta una fuffa ed un’abominevole censura. Così ha pronto un altro profilo (altrettanto fake), da vero gladiatore, con cui “scatenare l’inferno”.
5. Se non c’è un complotto, inventalo. Il “leone” è specialista in complotti, congiure e simili. Più rumore fanno e più assurdi sono e meglio è. Non ha bisogno di cercare fonti o riscontri. Egli sa. Ipse dixit. Ogni tanto si concede il lusso di mettere su piazza qualcosa di “nuovo”, attribuendosi doti profetiche e di preveggenza.
6. Il “sistema” è marcio, denuncialo. Non ha importanza quale sia il “sistema”, l’importante è che vi siano poteri occulti che fanno andare male le cose e che tramano continuamente per annichilire l’umanità. Il “leone” è lì pronto a lottare contro tutto e tutti, pur di fare capire che l’umanità è tutta un mucchio di idioti che non capisce nulla, dal terrapiattismo all’occulto potere dei rettiliani.
7. Insisti, qualcuno ti darà ragione. La resilienza dei “leoni” alla tastiera è strenua. Paladini della critica ad alzo zero e dell’insulto a ruota libera, sono fermamente convinti che, alla fine, qualcuno (o qualcosa) darà loro ragione. Fosse almeno una condivisione.
8. La verità è solo un’opinione e nessuno è senza peccato. La verità non è matematica. Si commisura nella testarda caparbietà del “leone” di autoconvincersi che quel che dice è la verità. E non c’è bisogno di contraddirlo, pena la pubblica gogna. Scava, scava, alla fine qualcosa verrà fuori: gli scheletri nell’armadio (veri o presunti) sono il loro pane quotidiano.
9. Stai alla larga dagli altri “leoni”. Il “leone” è un lupo solitario. Fa’ della solitudine un eremitaggio mistico. Non gli interessa il branco, che al massimo tratta come volgari imitazioni. Lui e lui solo è l’originale.
10. Parla, non agire. Ovviamente, il “leone” ruggisce sui tasti, ma è ben lontano dall’essere un uomo d’azione. A lui deve bastare dire che le cose vanno male. Non cerca rimedi, non propone, non s’impegna. Che gli altri sfanghino. Non può fare tutto lui.
Fatevi una risata, ripeto. Ma riflettete.
By Michele Barbera


domenica 28 dicembre 2025

GENITORI PERFETTI? NON ESISTONO

 



Affidamenti, adozioni, separazione genitori-figli...
Hai voglia a criticare giudici, assistenti sociali e psicologi.
Il modello di famiglia che la legge vuole ed idealizza come “perfetto” non esiste, parliamoci chiaro.
Chi non vorrebbe una famiglia in cui i genitori siano seri, ben disposti e benestanti, che non litighino mai, attentissimi ai bisogni dei figli ed a “assecondarne le aspirazioni”(come dice la legge), con figli sani-intelligenti-educati, sempre bravissimi a scuola, con insegnanti superdotati, che vivano in case confortevoli, frequentino club e ritrovi sportivi al top e che vestano sempre alla moda con abiti firmati e griffati?
La realtà è ben diversa.
Il mestiere di genitore non lo insegna nessuno, perché è qualcosa che si costruisce giorno dopo giorno, tra mille difficoltà ed imprevisti. E non solo economici, di casa o salute.
Già oggi sposarsi e mettere su famiglia “uomo-donna-figli” pare un atto rivoluzionario. La società ha sdoganato modelli fai-da-te o surrogati che scimmiottano la famiglia, ma non sono la famiglia. E lì ci sarebbe già tanto da dire.
Eppure la famiglia “tradizionale” resiste ancora. Lasciatemelo dire. Ed ha un suo perché.
Non per atto patriottico o per mera continuazione della specie.
È una scelta personale, che non può essere la scelta di un momento, ma implica un volersi bene ed accettarsi che si perpetua giorno dopo giorno. Non si mette su famiglia per “prova” o perché “tanto-poi se-va-male-divorzio”.
Il matrimonio, come disse uno scrittore, più che amarsi significa sopportarsi a vicenda, e un altro, che l’amore accende il fuoco del matrimonio, ma è la pazienza che lo mantiene.
Cominciamo da lì.
Ed i figli? Lo volete il “segreto della nonna” per crescerli bene? Semplice: amore e rispetto per sé e per gli altri. 
I figli sono un dono, ma anche una responsabilità. Sono alberi che, per crescere bene e non seccare, devono essere innaffiati, concimati, ma anche potati. Altrimenti è il caos. Il disordine. 
Dedicate loro del tempo. Quando sono piccoli. Anzi, sopratutto quando sono piccoli.
I figli non sono lo specchio delle frustrazioni dei genitori. Non devono essere per forza premi nobel, campioni sportivi, attrici o soubrette televisive.
Non devono per forza condividere il “modello di vita” che vogliono per loro i genitori o realizzare i sogni giovanili mancati di papà o mammà (con l’accento).
Hanno il diritto di guardarsi attorno, di scegliere le loro opportunità, di fare i loro sbagli, di intraprendere i loro cammini, sfruttando al meglio quello che il destino bislacco gli mette sul piatto.
Al bando le “mamme-chioccia” ed i “padri-padroni-so-tutto-io”.
Allenate i vostri figli alla vita. Camminategli accanto. Non davanti e nemmeno dietro. Teneteli per mano e dividete con loro il peso dei problemi, anche familiari, e fate in modo che affrontino in prima persona gli ostacoli: per imparare a superarli, semplice.
Dove hanno sbagliato, e di grosso, i genitori della “famiglia-del-bosco” (che brutta definizione mediatica)?
Nel volere imporre ai figli il loro modello di vita (giusto o sbagliato che sia), chiudendo le opportunità di crescere e conoscere un mondo che merita comunque di essere scoperto e di essere vissuto, nel bene e nel male, perché lì sarà il loro futuro, il loro domani. A cui debbono essere preparati. Prima che la valanga della vita li travolga.
Perché anche i genitori sbagliano. Non solo gli insegnanti, i giudici o gli assistenti sociali.
Ma si sa, nessuno è perfetto.
By Michele Barbera

lunedì 8 dicembre 2025

ELOGIO DELLA (IMPERFETTA) CIVILTA’ OCCIDENTALE (EUROPEA)


 

Se dovessero fare un film del tipo “Il presidente più pazzo del mondo”, con Ciuffone Trump avrebbero un soggetto facile. Non credo che nella storia americana vi sia stato un presidente così deleterio e scioccamente lunatico: metti-i-dazi, leva-i-dazi, voglio-la-Groenlandia-e-me-la-compro-anzi-no, invado-il-venezuela, no-il-canada, lotta-alla-cina, pace-con-la-cina, ucraina-sì, ucraina-no e altre amenità allucinate del genere.
La ingravescente instabilità mentale di Trump, condita da qualche porcellonata di gioventù, purtroppo, non danneggia solo gli USA, ma ha destabilizzato, come un virus letale, tutto il mondo.
Gli USA erano ritenuti un baluardo della democrazia e della libertà, a volte in eccesso, temuti e rispettati, ora sono un popolo di ignoranti suprematisti in perenne crisi economica in mano ad una congrega di ipocriti e cinici plutocrati intenti ad evadere le tasse.
Nel mondo nessuno ha più paura degli USA.
E Trump si è finalmente sottomesso a Putin (il dittatore satanico da tre milioni di morti), tradendo ogni fiducia degli ucraini, abbandonandoli a se stessi e ricattandoli.
E sempre Trump si è dimostrato incapace di gestire la pazzia omicida e stragista di Israele, semplicemente lasciandogli fare quello che vuole.
Per rifarsi la fama di bullo, ha deciso di bombardare il Venezuela, fiducioso che il Venezuela non gli risponda.
Ora se la prende con l’Europa, destinata a “scomparire”.
Il bello è che questo buffone e bambinone capriccioso pretende pure il Nobel della pace, forse per le stragi in Sudan? O per gli eccidi in Africa dei cattolici che tutti vedono e nessuno ferma? O magari per le centinaia di migliaia di ucraini e palestinesi sterminati da due anticristi?
Buffone, taci. Come fai tacere (alla faccia della libertà) i giornalisti che ti criticano giustamente per le tue corbellerie. Si vede che Putin, il tuo diabolico maestro ed esperto nell’eliminare il dissenso (ed i dissenzienti), ti fa buona scuola.
Volete sapere la verità?
Sono contento di non abitare negli USA di questo pazzo Trump. Sono contento di non abitare nella Russia governata da un dittatore sanguinario e diabolico o in qualche paese asiatico schiavista e post-comunista. Sono contento di non abitare all’ombra del fanatismo islamico che uccide le donne solo perché non portano il velo.
Meglio abitare in Europa, dove se non sono d’accordo posso dirlo, dove la libertà delle idee è viva e vegeta e posso festeggiare il Natale, alla faccia di qualche esaltato imam barbuto.
Questa vecchia e scassata Europa, bistrattata e malconcia con governanti imbecilli che non hanno ancora avuto il coraggio di mandare a quel paese il ciuffone Trump.
Questa vecchia Europa, figlia del civilissimo impero romano e di millenni di cultura, che prima o poi mette all’angolo i fanatismi ed i suprematismi.
Che Trump pensi ai casi suoi. In Europa l’islam satanico, stragista, guerrafondaio e affamatore di popoli non prevarrà. C’è un limite a tutto, anche alla tolleranza. E la storia del Mediterraneo ce lo insegna.
Tra vent’anni ci si vede, Trump.
Chi lo sa, può darsi che all’appello manchiate tu e qualche altro pazzo: il mondo, inaspettatamente, potrebbe diventare un posto migliore.
By Michele Barbera

lunedì 3 novembre 2025

EURO DIGITALE: I PERICOLI, COS’È E A CHI CONVIENE

 


È notizia di questi giorni: tra poco i cittadini europei potranno accedere all’ “euro digitale”. Se ne parla da anni, ma la BCE ha dato notizia dell’avvio nella pratica quotidiana solo da poco.

Di che si tratta?

È una moneta digitale, cioè, non fisica, un equivalente elettronico del contante. Pressappoco come una carta ricaricabile che i cittadini potranno utilizzare in alternativa al contante. Dovrebbe avere il tetto massimo di 3.000,00 euro ed essere senza commissioni, cioè i pagamenti sia per chi li fa che per chi li riceve avverrebbero a costo zero, senza commissioni o costi di gestione. Il condizionale è d’obbligo.

A chi conviene?

La BCE pensa al grande pubblico dei consumatori. Potrebbe sembrare utile per evitare gli odiosi costi che puntualmente le banche ci rifilano per le carte di credito o i bancomat che possediamo. Ma l’obiettivo ultimo, non dichiarato, è la ferrea volontà di fare sparire il denaro contante dalla circolazione.

Ci sono pericoli?

L’euro digitale, al di là delle pompose dichiarazioni sulla sicurezza, risente della intrinseca debolezza del mondo digitale: basta un hackeraggio, un malfunzionamento del sistema, un furto di dati e l’intero circuito va in tilt.

Non parliamo poi della mancata percezione della spesa e dei c.d. acquisti compulsivi (o impulsivi): si spende digitalmente senza avere una corretta percezione della incidenza dell’acquisto sui propri risparmi, con il risultato che, magari, si fanno acquisti superflui o al di là della propria capacità di spesa.

In realtà, anche oggi l’unico pagamento che assicura certezza ed affidabilità di disporre delle proprie risorse in ogni condizione è il denaro contante, checché se ne voglia dire: se uno ha i soldi compra, se non ha i soldi dovrebbe rinunciare o acquistare beni più economici.

Vi sono poi le conseguenze secondarie. Già quando utilizziamo le carte avviene la c.d. “profilatura”: i gestori e le banche sanno quando spendiamo, dove e perché (li autorizziamo noi quando chiediamo le carte). Poi c’è l’ossessione dei Governi per i controlli fiscali sulla spesa dei privati, anche al fine di monitorare eventuali “riciclaggi” di denaro o movimentazioni in nero.

Siamo sempre di più sulla via di essere controllati in tutto quello che facciamo, che consumiamo e dove andiamo. Che questo porti ad un miglioramento della qualità della vita, sinceramente, ne dubito.

Piuttosto, l’ingabbiamento digitale sempre più ferrato sui soldi dei cittadini, unito alla crescente manipolazione del consumatore (con pubblicità ingannevoli o induttive all’acquisto) riduce il cittadino-consumatore ad una condizione di schiavitù non solo mentale, ma anche fisica, con l’induzione all’acquisto di determinati beni piuttosto che di altri, grazie all’azione subdola degli algoritmi “suggeritori” del web ed a una pubblicità sempre più mirata.

Si tratta di una vera e propria limitazione della libertà che dovrebbe fare riflettere seriamente. Ma, oggi, come si sa, i mass media, i governi e i potentati economici non vogliono cervelli pensanti, ma solo masse facilmente controllabili, senza capacità critica e deboli intellettualmente, pronti a ubbidire alle leggi invisibili di un mercato globale e ai dettami ineludibili di meccanismi economici imposti dalle multinazionali.

By Michele Barbera


lunedì 21 luglio 2025

MENFI: RISORSE IDRICHE E TUTELA DELL'ACQUA PUBBLICA

 

Avrei voluto partecipare e con interesse al Consiglio comunale scorso sulla gestione pubblica dell'acqua e sulla necessità di costituire la "Consulta idrica" cittadina da tempo ostacolata ingiustamente da posizioni miopi e politicamente avventate. 
Avrei voluto porre a tutti i Consiglieri i seguenti semplici quesiti: 
1. Avete idea delle risorse idriche di Menfi e che fine fanno?
2. Avete idea delle politiche di Siciliacque per le suddette risorse?
3. Avete idea delle politiche della Regione Siciliana sulle risorse idriche?
Non voglio risposte avventate, ma invito tutti ad una riflessione. Seria.
I tanti decantati Pozzi in C.da Feudotto ( meno male che ci sono) sono stati scavati ai margini del c.d. Bacino Menfi-Capo S. Marco, una complessa rete idrografica che comprende la zona del Magaggiaro, il Comune di Montevago e si estende sino a lambire la frazione di S. Anna e il territorio saccense sino a Capo San Marco. 
Il complesso, negli atti del Piano regionale di Tutela delle Acque, viene definito una "risorse rilevante e strategica", anche se ha una contraddittoria valutazione dal punto di vista chimico (buona) e ambientale (scadente). 
In un documento del 2024, Siciliacque afferma testualmente:  Dai pozzi Feudotto di Menfi, profondi 250 metri, si ricavano 40 litri al secondo che alimentano l’acquedotto Garcia. 
In un anno Siciliacque preleva circa un miliardo e mezzo di litri (pari a un milione e mezzo di metri cubi) dai pozzi di Menfi per un acquedotto che serve tre province. Ammesso e non concesso che le dichiarazioni di Siciliacque siano veritiere. 
Ancora, l'acqua dei pozzi di Menfi finisce nell'acquedotto Garcia che, secondo le politiche scellerate di Siciliacque, rilevata da un documento del 25 febbraio 2025, aumenterà la portata dagli attuali 450 litri al secondo a 760 litri al secondo. 
Va da sé che a Siciliacque poco interessa il Comune di Menfi e la sua rete idrica e tantomeno i bisogni dei menfitani. Quel che conta sono i pozzi. Poco importa se periodicamente i tubi di prelievo dei pozzi devono essere abbassati di quota stante l'esaurimento della falda. Sempre più giù...
La guerra che ha fatto Siciliacque a chi si è opposto alla costruzione dell'acquedotto che dall'invaso Garcia porta in provincia di Trapani (100 ml. di euro) per servire i Comuni di Mazara, Marsala e Petrosino, è stata devastante, ma quel che più ha colpito è che nessuna istituzione pubblica ha saputo difendere il proprio territorio e le proprie risorse. Nemmeno Menfi, che sui pozzi in questione si ritrova un adduttore che può prelevare in qualsiasi momento ulteriore acqua secondo i desideri di Siciliacque.
L'intervento evidente della lungimirante politica trapanese ha fatto il resto. Sta di fatto che in provincia di Trapani la risorsa idrica sta diventando assai strategica e rilevante, anche con la riattivazione dei dissalatori. Mentre da noi...
Badate bene che Siciliacque non è pubblica. 
E' una società per azioni in cui c'è IDROSICILIA al 75%. Questa società è una controllata di ITALGAS s.p.a., una società quotata in Borsa, che appartiene a sua volta a CDP Reti s.p.a., SNAM s.p.a., e poi al board di Siciliacque siedono i banchieri di Lazard LLC, Romano Minozzi, Credit Agricole e Blackrock Inc.. Investimenti, speculazione, profitti.
I pacchetti azionari passano di mano in mano secondo l'appetibilità finanziaria ed economica della Società Siciliacque spa. La Regione Siciliana si "deve" accontentare di un miserabile 25% del capitale, non idoneo a prendere qualsiasi decisione, ma solo a regalare due posti in consiglio di amministrazione, utili e strumentali come "sottogoverno". 
Il criterio è il profitto, il metro gli investimenti, il guadagno il minor costo sulla risorsa prima. 
In pratica, Siciliacque s.p.a. vende ai Siciliani la stessa acqua dei Siciliani, ricavandoci un bel guadagno: il risultato del bilancio 2024 di Siciliacque S.p.A. è stato un utile di €.5.557.437,00.
Pagati dai Siciliani, ovviamente.
A chi gioca sui guadagni non interessa investire sui dissalatori, come - ad esempio -  ha fatto meritoriamente la Regione Puglia che ha acquisito il 100% del capitale di Acquedotto Pugliese. Grazie ad una adeguata strategia economica,  recentemente ha costruito il più grande dissalatore di Europa, e  ha anche concesso ai pugliesi un "bonus idrico" per le fasce più disagiate. 
E da noi?
Vergogna assoluta. Reti fatiscenti, zero investimenti produttivi, nessuna strategia sulla circolarità dell'acqua mediante i dissalatori, se non la gestione di una emergenza permanente. 
Questo è il risultato di Siciliacque che, purtroppo, è in mano solida di un gruppo di privati che fanno profitti, non della Regione. 
Questa è privatizzazione dell'acqua pubblica. Senza se e senza ma. 
Tutto questo è sconfortante, specie per il nostro futuro. Per il futuro dei menfitani e dell'intera Regione. 
Stiamo promuovendo un gruppo d'opinione per convincere la Regione ad acquisire l'intero capitale di Siciliacque, a fare investimenti sensati e puntati alla circolarità della risorsa idrica non semplicemente alla trivellazione del suolo ed alla costruzione di mega-acquedotti, costosi, inutili e dannosi per l'ambiente. 
Bisogna muoversi.
Ecco perché i menfitani si devono tutelare, anche con la Consulta idrica cittadina. 
E' vero che non esiste un obbligo generale di costituzione della Consulta idrica cittadina, ma è anche vero che la legge prevede la partecipazione dei Comuni al Servizio Idrico Integrato e la costituzione di organismi di partecipazione dei cittadini per coinvolgere i cittadini nelle scelte e decisioni relative al servizio idrico. 
E' strano che perfino la vituperata AICA ha una propria Consulta idrica e a Menfi... non solo non la vogliamo costituire, ma litighiamo come i polli di manzoniana memoria che, anziché unirsi mentre li volevano mettere nella pentola a bollire, sbertucciavano tra loro. 
Riflettete cari amici del Consiglio Comunale. Permettetemi di dirvi che siamo giunti ad un bivio. Non c'è più tempo per litigare inutilmente. I nostri carnefici hanno già acceso il fuoco. 
Riflettete.
Michele Barbera