Le ultime dichiarazioni sul conflitto russo-ucraino del peggior presidente USA di sempre, Ciuffone detto Trump, spengono (sino al prossimo voltafaccia del medesimo) ogni possibilità di una fine del conflitto in modo pacifico, almeno fino a quando Zelensky (il pupo messo lì con la spinta proprio degli USA e della Nato) non se ne va o… viene fatto fuori (speriamo metaforicamente).
Ciuffone Trump, l’uomo che pretende il Nobel per la Pace dopo aver aizzato e scatenato ogni conflitto in ogni parte del globo terracqueo, avere assestato un efferato colpo di Stato nel Venezuela, peggiorando le cose se possibile, che vuole invadere ed appropriarsi del Canada, della Groenlandia e Cuba, che ha innescato una crisi petrolifera mondiale senza precedenti, scatenando una guerra con l’Iran di cui nessuno sentiva il bisogno, questo venditore di macchine usate e farlocche, debole con i forti e forte con i deboli, che considera l’Europa come una servetta straccivendola e la NATO come un obsoleto organetto stonato … Questo bambinone viziato e capriccioso ha sputato l’ennesima sentenza dopo essersi sottomesso al sanguinario dittatore russo, disprezzato fino al giorno prima.
E, allora, questa pace?
Non la vuole Putin. Nonostante dal giorno dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 (il ventesimo conflitto scatenato da Putin durante la sua dittatura) Putin e i suoi scagnozzi urlino che la Russia ha raggiunto i suoi obiettivi, la realtà è un’altra. L’operazione-lampo è diventata una guerra di logorio, dove tutti perdono. Centinaia di migliaia di soldati russi morti, la crisi economica che attanaglia il popolo russo, preziose risorse naturali svendute ai paesi fornitori di armi, la sottomissione alla Cina, etc,,, Tutto questo in cambio di che? Una porzione inutile di territorio alla Nazione che già è la più vasta della Terra? Putin non può accontentarsi di qualche fazzoletto di territorio ucraino. Deve dimostrare la vittoria del dittatore, con l’annientamento di Zelensky, terrorista e nazista e la sottomissione dell’Ucraina allo zar. Se Putin non vince, l’oligarchia russa non lo temerà più e lui finirà “suicidato” o “incidentato” come ha fatto con i suoi avversari per vent’anni. A ragion veduta avrebbe fatto meglio a comprarsi le elezioni in Ucraina, spendendo molto di meno e piazzando a Kiev un fantoccio come in Bielorussia.
Non la vuole Zelensky. Il presidente nerovestito trema come una foglia dopo che Trump ha dichiarato che lui è finito e che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo leader. Lui è l’uomo dell’Occidente, del “finché c’è guerra c’è speranza”, che si è arricchito con il suo cerchio magico di milioni e milioni di eurodollari stornati ai genitori in Israele, occultati in attesa di una “pacificazione” che gli consentisse di ritirarsi all’estero dopo le fatiche ed il sangue (altrui) di una guerra fatta per conto terzi. Trema come una foglia, perché teme che se anche l'arcigna Von der Layen lo molla, per lui è finita. Si affanna a promettere a Macron & Co. lo sfruttamento futuro di mirabolanti risorse naturali che non sono sue e che probabilmente non saranno della futura Ucraina, ridimensionata nei confini e sfiancata dalla furia devastatrice russa. Trema, perché le dichiarazioni di Trump paiono più una licenza di uccidere che un calembour politico.
Non la vuole Trump. Nel caos generato dalla guerra il Ciuffone ha imparato a saltellare qua e là, spadroneggiando e rivendicando una superiorità USA ormai persa. Le sue uniche armi sono le minacce che spara a destra e sinistra secondo una confusa convenienza. Mercé i suoi accordi affaristici con Putin, ha ritirato ogni appoggio all’Europa, ha piegato gli USA alle Compagnie petrolifere predatorie che hanno messo le avide mani sulle risorse del Venezuela, ha innescato la guerra con l’Iran mandando in tilt il mercato petrolifero mondiale. A che pro? I meglio informati dicono che di suo abbia guadagnato qualche miliardo di dollari da che è Presidente. Il Ciuffone ora, dopo essersi riempito la saccoccia, spera di rimanere nella storia, magari affibbiando il suo nome a qualche Golfo, Oceano o Stretto. Questo perché i dispettosi parrucconi “truccati” del Nobel proprio non glielo vogliono dare. E lui piange con la bocca piena. Come i coccodrilli.
Non la vuole la cricca Von Der Leyen & Macron. L’Europa a trazione Von der Leyen ha fallito. L’azzimata nonnina crucca, figlia e serva delle multinazionali, che starebbe bene in qualche ospizio castellato a cinque stelle della Bavaria, nel conflitto russo ucraino ha sbagliato tutto. Anziché cercare il dialogo pacificatore con Putin all’inizio del conflitto o richiedere l’intervento dell’ONU ha preferito da subito gridare “Mamma arriva Putin!”, per schierarsi con uno Zelensky ringalluzzito dai portafogli europei. Gli analisti dicevano che “non bisognava umiliare la Russia” e che la sconfitta dell’Orso siberiano sarebbe stata un “vincere facile.” Non è stato così. Allora, si agita lo spettro dell’invasione russa dell’Europa, per costringere gli europei e quel fantasma che è diventata la Nato e per sperperare i soldi degli europei in una guerra inutile. Un conflitto che ha piegato l’Europa dopo le rovinose politiche della lunatica nonnina in materia di “green” e cavolate vaccinal-farmaceutiche. La vera sconfitta in questa “guerra” è l’Europa, ed il Ciuffone si sbellica dalle risa. Mi chiedo se la Nonnina si renda conto di quanto inquinamento abbia portato la guerra (e quanti rischi di danni nucleari). Altro che auto elettriche e batterie farlocche cinesi. La guerra ha messo in ginocchio l’intera economia europea che faticherà non poco (ci vorrano anni) a rialzarsi (guerra permettendo). Una pace senza ritorno economico e con l'attrazione dell'Ucraina nell'orbita politica russa, sancirebbe il fallimento di Von Der Leyen & co.
Il “Memorandum Alaska”. Da tempo circola nel deepweb un documento, in un inglese stentato, ma che ora appare profetico e quantomai inquietante. Cosa hanno detto (e soprattutto) pattuito Putin e Trump nel fatidico incontro in Alaska? C’è davvero stato un “Memorandum” che Putin e Lavrov richiamano ogni volta che Ciuffone ne spara una delle sue? Gli accordi in Alaska ci sono stati. E sono quantomai importanti per capire quello che sta succedendo oggi.
1. Non intervento della Russia nelle politiche americane nell’area atlantica: Putin non è intervenuto in Venezuela, né lo farà quando toccherà a Cuba o, possibilmente, Canada e Groenlandia.
2. Disimpegno USA nella NATO e nell’area euro-baltica. Gli USA non approveranno mai un eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO. Anzi, il Ciuffone da un giorno all’altro e con la scusa del mancato appoggio all’attacco all’Iran ha ritirato progressivamente risorse militari dallo scacchiere europeo e baltico. L’Ucraina, prima o poi, con il mancato appoggio USA, rientrerà nell’orbita russa. A rischio la Moldavia ed i Paesi baltici... se Putin vivrà abbastanza. Quanto a Zelensky….
3. Ridimensionamento dell’IRAN. Sin da subito ha stupito che la Russia, che pure ha avuto nell’Iran un potente alleato nel conflitto ucraino, abbia voltato le spalle alla repubblica islamica di fronte all’aggressione USA. In tutto questo c’è una logica. Ma davvero credete che la Russia voglia ad un tiro di schioppo dai suoi confini una repubblica teocratica preda di ambizioni integraliste? E che possa riuscire ad avere un’arma nucleare? Per Putin ogni religione è buona fin quando sta al suo posto. Ha combattuto l’ISIS fuori e dentro i confini. Essendo l’Iran a rischio integralismo, una buona tirata della catena serve ad ammansire ogni velleità terroristica. Né Putin teme il venir meno delle armi iraniane… se l’USA ritira il suo sostegno a Kiev. Per le "motivazioni" degli USA alla guerra, Israele non basta. Fatevi due conti con il prezzo pazzo del petrolio e quanto hanno guadagnato le Compagnie con il "saliscendi" in base a quello che dice il Ciuffone ogni mattina.
4. Ridimensionamento della CINA. Il nemico del mio nemico è mio amico. Massima vecchia ma sempre attuale. USA e RUSSIA tollerano male l’espansionismo economico cinese. E sanno che da soli non lo possono contrastare. L’unica via è sedersi ad un unico tavolo per porre delle regole: l’apertura dello Stretto di Hormuz consentirà alla Cina di riaprire la rotta dei propri scambi commerciali ma la Cina dovrà limitare le sue attività e le sue ambizioni in Africa a favore di Russia e della ”democrazia” importata dall’America.
E l’Europa? Provate ad indovinare…
By Michele Barbera









