lunedì 4 maggio 2026

TRUMP? IL PEGGIOR PRESIDENTE DELLA STORIA AMERICANA

 


Credo che Trump, alla fine, sia riuscito ad ottenere un suo personale primato: quello di peggior presidente della storia degli Stati Uniti d’America.
Ormai non è solo questione di “opinionismi” social, ma negli ultimi tempi anche le analisi degli economisti e dei politologi sono allarmanti.
Trump non ha alcun programma economico effettivo, alcuna strategia politica, manca di visione globale, è ondivago nelle decisioni strategiche, che paiono prese sull’onda di un impulsività illogica e contraddittoria.
L’avevamo detto che non sarebbe stato un buon presidente. I fatti ce l’hanno confermato.
In economia tra dazi tolti e levati e poi rimessi, bufale sull’espansionismo americano e sull’occupazione crescente, vittorie vantate e poi smentite, con il dollaro che ha perso il ruolo di valuta leader negli scambi internazionali, di certo è che Trump ha puntualmente fallito ogni traguardo che si era prefisso. L’economia degli USA traballa pericolosamente sull’orlo della stagnazione e del disagio sociale. E ciò perché Trump ha violato il principio numero uno dell’economia liberale: il capitale e le merci debbono poter circolare liberamente per creare ricchezza ed imprimere l’effetto acceleratore al moltiplicatore economico.
I dazi sono un’arma pericolosa da ponderare ed utilizzare raramente.  
Invece, Trump li ha imposti più per bullismo politico che per calcolo razionale.
Il mercato globale ha rapidamente trovato altre vie di interscambio ed altri sistemi di compensazione da cui gli USA sono stati tagliati fuori.
Ancora peggio nella politica internazionale. Trump è stato debole con i forti e forte con i deboli. Ha creato guerre devastanti e sanguinarie dal nulla, ha affiancato Israele nel genocidio del popolo palestinese, si è inginocchiato davanti a Putin abbandonando l’Ucraina nelle fauci crudeli e voraci dello zar, ha rotto con l’Europa, ha denigrato la NATO, sfasciato l’ONU, ha sfacciatamente minacciato di occupare la Groenlandia, ha puntato il Canada cercando di annetterlo, ha ingiuriato pure il Papa, colpevole di averlo criticato, etc… Non potendo fare di meglio, in breve, ha distrutto ottant'anni di storia politica dell'Occidente.
Un campionario di idee folli e comportamenti assurdi che ha minato il primato mondiale degli USA negli equilibri della geopolitica. 
Gli USA stanno diventando un pericoloso giocattolo in mano ad un bambinone capriccioso.
Un disastro.
Il gradimento dell’opinione pubblica americana sul Ciuffone è calato a vista d’occhio e Trump diventa sempre più un fardello ingombrante e sgradito ai suoi stessi elettori.
In tutto ciò lasciamo perdere la vita privata di Trump con le prodezze nella villa di Epstein.
E lasciamo perdere anche gli attentati a “orologeria”, che molti mettono ora in dubbio: che siano provocati ad arte o che qualcuno fomenti ad arte il pazzoide di turno, sembra proprio che cadano a fagiolo quando Trump si trovi in estrema difficoltà con l’opinione pubblica.
Il mondo soffre, ma Trump e gli altri anticristi che governano in modo sempre più satanicamente folle, non sembrano accorgersene.
Quando parlavamo di Trump come uomo dell’antiprovvidenza non scherzavamo, anche se sarei stato contento di essere smentito.
Speriamo che il sistema politico americano abbia gli anticorpi giusti per mettere all’angolo questo presidente che gioca a dadi con la stessa sopravvivenza dell’umanità.
Sì, la presidenza Trump rimarrà nella storia. Ma di certo non come lui desidera.
By Michele Barbera

domenica 8 marzo 2026

L’8 MARZO? NO, L’ISLAM NON FESTEGGIA LE DONNE


Correva l’anno 1975, quando l’Assemblea Generale dell’ONU celebrò ufficialmente i diritti della donna nella società moderna.Una conquista a caro prezzo, che l’universo femminile giustamente rivendica e di cui è orgogliosa. 
Una conquista che si traduce in rispetto della condizione femminile, della dignità di donna e, sopratutto, nell’uguaglianza di genere.
Sono concetti che superano il semplice ed esasperato “femminismo” che combatte il “maschilismo” o il “patriarcato”, ma che affermano una verità più semplice e profonda: l’uomo e la donna non sono in rapporto di sudditanza o di conflitto fra loro, ma di complementarietà, una simbiosi in cui la donna completa l’uomo e viceversa.
Molto rimane da fare, anche qui in Italia.
Dobbiamo ancora lottare perché l’uguaglianza di genere non sia relegata alle semplici “quote rosa” o alla necessità di leggi e leggine che impongano il rispetto della condizione femminile. E che sembrano più delle regalie o delle graziose concessioni che espressione di una giustizia sociale. Invece, il diritto naturale e la morale impongono all’origine che la differenza di sesso non sia di ostacolo alla realizzazione dell’individuo.
L’importante, però, è non fare passi indietro.
C’è un diffuso disimpegno intellettuale e quotidiano sulla nostra morale e sul rispetto degli altri. Una deriva che conduce quasi all’arbitrio individuale. Si sta concretizzando nella nostra “società liquida” una confusione tra ciò che voglio e ciò che è giusto fare. Una “morale” un tanto a chilo, in cui ognuno, in nome di una abusata ed incondizionata libertà, agisce senza freni e senza rispetto per gli altri con l’unico metro della “forza” e della “violenza”. Un arbitrio che ha contagiato pure la parte più sensibile della società, i giovani e gli adolescenti, per i quali il rispetto si misura con i centimetri dei coltelli o con la forza violenta del gruppo. E le prime vittime sono le donne.
Vorrei non dire quanto segue, ma non posso tacere.
Quanti di noi, a volte in buona fede, in altre per calcolo politico o becere speculazioni di altro genere, in nome di un “progressismo” ignorante, ateo e laicista, hanno spalancato le porte alla cultura islamica. E quello che fa più male, è che ciò è stato fatto con l’intento non nascosto di “abbattere” i presunti “dogmi” della religione cattolica, del pluralismo confessionale e del patriarcato o del conservatorismo.
Su questo fronte, tra i principali protagonisti, sono proprio alcune donne che hanno sfruttato la loro immagine politica e funzione sociale per inneggiare ad una “integrazione” culturale con gli islamici, protagonisti di una invasione demografica senza precedenti nella storia del vituperato occidente.
Attenti, lo ripeto, care donne, a non fare passi indietro.
Gli islamici non si integrano con la cultura occidentale, né tantomeno con i suoi valori.
Non lo faranno mai. Semplicemente perché, ai loro occhi, noi siamo “infedeli”, estranei, se non nemici da sconfiggere. Né le donne nella società islamica potranno mai aspirare ad essere uguali agli uomini o avere le stesse libertà e diritti.
Ed è un controsenso avere tolto i crocifissi dalle scuole, gridare a gran voce la laicità dello stato, se poi dobbiamo subire, nella vita pubblica, i condizionamenti (ed i sorprusi) islamici, sopportando che le donne rischino la vita e siano bastonate, se non torturate, se fin da bambine o adolescenti non accettano matrimoni imposti o la semplice volontà dei mariti-padri padroni.
Ora che gli islamici hanno imparato a padroneggiare la “democrazia” occidentale ed a imporre la loro volontà pubblica, conquistando i vertici della politica a suon di voti, invocando ad ogni piè sospinto la tutela dei loro diktat, mascherandoli da diritti, con la minaccia e gli insulti di essere noi “razzisti”, ne vedremo delle belle.
Io rispetto tutti: islamici, atei, intellettualoidi strampalati, post-apocalittici e sin anche i terrapiattisti. Ma voglio essere rispettato, nelle mie idee e nelle mie credenze. So benissimo che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri. Ma non posso sopportare gli abusi da qualsiasi parte vengano. E tacere significa essere complici.
Per finire voglio ricordare le parole di una grande donna, Oriana Fallaci: L’Islam è il Corano. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani.”
Con ciò auguro alle donne, a tutte le donne, in questa giornata di festa, di qualsiasi civiltà, credo e cultura, di vivere con orgoglio e sempre in un mondo migliore, in una società in cui esse diventino protagoniste del loro futuro, della loro identità e della loro libertà.
Senza paura e senza passi indietro.
By Michele Barbera







 

sabato 28 febbraio 2026

BANCA POPOLARE CONDANNATA A RISARCIRE SOCIO CON IL RIMBORSO DELLE AZIONI


 

Con una recente sentenza del 2025, patrocinata dal nostro Studio Legale, il Tribunale di Palermo, Sezione Specializzata in materia d’Impresa, ha obbligato una Banca Popolare al riacquisto delle azioni in favore di un socio, prezzate a valore di bilancio, condannando la Banca al pagamento, tra capitali, interessi e spese della somma di oltre centomila euro.

Era già nota la vicenda del collocamento delle azioni, spesso in modo “forzato”, operato negli anni dalle Banche Popolari in tutta Italia: azioni acquistate contro la concessione di linee di finanziamento, azioni che fungevano da “garanzia impropria” per fidi in conto corrente o altri crediti. Le azioni venivano collocate con sovraprezzi maggiorati, senza corrispondenza con il reale valore indicato a bilancio, regolati da valutazioni interne e delibere dei vari Consigli di Amministrazione, ed avallati da Assemblee ignare e compiacenti.

Il progressivo declino delle Banche Popolari con i bilanci “gonfiati” ed il crac di alcune di esse, aveva messo in luce la malpractice bancaria, innescando il contenzioso tra Soci che richiedevano il rimborso delle azioni e le Banche Popolari che lo rifiutavano o accordavano i rimborsi a discrezione.

A seguito del fallimento di alcuni Istituti come la Popolare di Vicenza o la Veneta è stato possibile richiedere l’intervento del F.I.R., Fondo Indennizzo Risparmiatori, istituito con la legge 39 del 2019, in altri casi (un’ampia maggioranza) i soci rimanevano “ostaggio” delle Banche, impossibilitati ad ottenere la liquidazione delle azioni, se non tramite il ricorso a mercati c.d. secondari (ad esempio Hi-MTF) che, solo in rarissimi casi, consentivano le transazioni a prezzi notevolmente inferiori a quelli di acquisto, con perdite secche fino all’ottanta per cento del valore storico di acquisto.

Sulla questione è intervenuta pure la Corte di Giustizia Europea su impulso di alcune associazioni di consumatori, con decisioni, però, propense a tutelare gli Istituti Bancari per evitare scossoni ai sistemi creditizi nazionali.

La lotta dei risparmiatori è così approdata nei Tribunali della Penisola che – a vario titolo – hanno sanzionato il sistema sostanzialmente protezionistico delle Banche Popolari.

La pronuncia del Tribunale di Palermo ha, così, riconosciuto il diritto del socio di recedere in presenza dei casi previsti dallo Statuto sociale, anche di esclusione del socio, senza discrezione da parte degli Organi di governance della Banca, che è stata condannata al pagamento non solo del valore nominale delle azioni, ma anche del relativo sovrapprezzo determinato al momento in cui si era verificata la causa di esclusione.

By Michele Barbera


sabato 14 febbraio 2026

LEONI DA TASTIERA? ISTRUZIONI PER L’USO

 


Pigliatela, se volete, con mesta ironia. La verità è che tutti gli utenti dei social siamo potenziali obiettivi, degli haters o, altrimenti detti, leoni da tastiera.
Odiatori seriali, profili falsi, offese deliberate, profeti urlanti, ragionamenti così sballatamente idioti nati da menti deviate, oscuri personaggi che trincerano la loro frustrazione dietro un anonimato mascherato da accanita libertà di opinione.
Ne abbiamo parlato in questi giorni con alcuni amici e ne è venuto fuori un interessante e semiserio decalogo che voglio che leggiate, senza impegno e con un sorriso.
Eccolo:
1. Prendi a calci la grammatica: prima regola assoluta. Il vero “leone” non si cura della forma corretta, né delle regole scolastiche. Cose sorpassate. Il messaggio va scritto d’impulso, e l’istinto – si sa – non va d’accordo con la ragione.
2. Conosci tutto… all’infuori di te stesso: il “leone” è tuttologo, esperto in ogni branca del sapere, dalla medicina al calcio, dall’astronomia, alla morale fino allo spettacolo. È un vero emulo di Publio Terenzio Afro, quello che diceva Homo sum, humani nihil a me alienum puto (se non sapete il latino, chiede a Google o a ChatGPT).
3. Più commenti ostili ricevi, più hai successo. Il “leone” si accende quando i malcapitati offesi (o presunti tali) reagiscono. La sua gloria si commisura nel “corpo a corpo”, nella “guerra dei tasti” e nella fila di commenti e rimproveri o cancellazioni, ai quali ribatte prontamente, l’epiteto imperativo è “Sei un ignorante!”.
4. Se ti bloccano il profilo (falso) creane un altro (falso). Il “leone” non si fa scoraggiare dai blocchi dei social. È tutta una fuffa ed un’abominevole censura. Così ha pronto un altro profilo (altrettanto fake), da vero gladiatore, con cui “scatenare l’inferno”.
5. Se non c’è un complotto, inventalo. Il “leone” è specialista in complotti, congiure e simili. Più rumore fanno e più assurdi sono e meglio è. Non ha bisogno di cercare fonti o riscontri. Egli sa. Ipse dixit. Ogni tanto si concede il lusso di mettere su piazza qualcosa di “nuovo”, attribuendosi doti profetiche e di preveggenza.
6. Il “sistema” è marcio, denuncialo. Non ha importanza quale sia il “sistema”, l’importante è che vi siano poteri occulti che fanno andare male le cose e che tramano continuamente per annichilire l’umanità. Il “leone” è lì pronto a lottare contro tutto e tutti, pur di fare capire che l’umanità è tutta un mucchio di idioti che non capisce nulla, dal terrapiattismo all’occulto potere dei rettiliani.
7. Insisti, qualcuno ti darà ragione. La resilienza dei “leoni” alla tastiera è strenua. Paladini della critica ad alzo zero e dell’insulto a ruota libera, sono fermamente convinti che, alla fine, qualcuno (o qualcosa) darà loro ragione. Fosse almeno una condivisione.
8. La verità è solo un’opinione e nessuno è senza peccato. La verità non è matematica. Si commisura nella testarda caparbietà del “leone” di autoconvincersi che quel che dice è la verità. E non c’è bisogno di contraddirlo, pena la pubblica gogna. Scava, scava, alla fine qualcosa verrà fuori: gli scheletri nell’armadio (veri o presunti) sono il loro pane quotidiano.
9. Stai alla larga dagli altri “leoni”. Il “leone” è un lupo solitario. Fa’ della solitudine un eremitaggio mistico. Non gli interessa il branco, che al massimo tratta come volgari imitazioni. Lui e lui solo è l’originale.
10. Parla, non agire. Ovviamente, il “leone” ruggisce sui tasti, ma è ben lontano dall’essere un uomo d’azione. A lui deve bastare dire che le cose vanno male. Non cerca rimedi, non propone, non s’impegna. Che gli altri sfanghino. Non può fare tutto lui.
Fatevi una risata, ripeto. Ma riflettete.
By Michele Barbera


domenica 28 dicembre 2025

GENITORI PERFETTI? NON ESISTONO

 



Affidamenti, adozioni, separazione genitori-figli...
Hai voglia a criticare giudici, assistenti sociali e psicologi.
Il modello di famiglia che la legge vuole ed idealizza come “perfetto” non esiste, parliamoci chiaro.
Chi non vorrebbe una famiglia in cui i genitori siano seri, ben disposti e benestanti, che non litighino mai, attentissimi ai bisogni dei figli ed a “assecondarne le aspirazioni”(come dice la legge), con figli sani-intelligenti-educati, sempre bravissimi a scuola, con insegnanti superdotati, che vivano in case confortevoli, frequentino club e ritrovi sportivi al top e che vestano sempre alla moda con abiti firmati e griffati?
La realtà è ben diversa.
Il mestiere di genitore non lo insegna nessuno, perché è qualcosa che si costruisce giorno dopo giorno, tra mille difficoltà ed imprevisti. E non solo economici, di casa o salute.
Già oggi sposarsi e mettere su famiglia “uomo-donna-figli” pare un atto rivoluzionario. La società ha sdoganato modelli fai-da-te o surrogati che scimmiottano la famiglia, ma non sono la famiglia. E lì ci sarebbe già tanto da dire.
Eppure la famiglia “tradizionale” resiste ancora. Lasciatemelo dire. Ed ha un suo perché.
Non per atto patriottico o per mera continuazione della specie.
È una scelta personale, che non può essere la scelta di un momento, ma implica un volersi bene ed accettarsi che si perpetua giorno dopo giorno. Non si mette su famiglia per “prova” o perché “tanto-poi se-va-male-divorzio”.
Il matrimonio, come disse uno scrittore, più che amarsi significa sopportarsi a vicenda, e un altro, che l’amore accende il fuoco del matrimonio, ma è la pazienza che lo mantiene.
Cominciamo da lì.
Ed i figli? Lo volete il “segreto della nonna” per crescerli bene? Semplice: amore e rispetto per sé e per gli altri. 
I figli sono un dono, ma anche una responsabilità. Sono alberi che, per crescere bene e non seccare, devono essere innaffiati, concimati, ma anche potati. Altrimenti è il caos. Il disordine. 
Dedicate loro del tempo. Quando sono piccoli. Anzi, sopratutto quando sono piccoli.
I figli non sono lo specchio delle frustrazioni dei genitori. Non devono essere per forza premi nobel, campioni sportivi, attrici o soubrette televisive.
Non devono per forza condividere il “modello di vita” che vogliono per loro i genitori o realizzare i sogni giovanili mancati di papà o mammà (con l’accento).
Hanno il diritto di guardarsi attorno, di scegliere le loro opportunità, di fare i loro sbagli, di intraprendere i loro cammini, sfruttando al meglio quello che il destino bislacco gli mette sul piatto.
Al bando le “mamme-chioccia” ed i “padri-padroni-so-tutto-io”.
Allenate i vostri figli alla vita. Camminategli accanto. Non davanti e nemmeno dietro. Teneteli per mano e dividete con loro il peso dei problemi, anche familiari, e fate in modo che affrontino in prima persona gli ostacoli: per imparare a superarli, semplice.
Dove hanno sbagliato, e di grosso, i genitori della “famiglia-del-bosco” (che brutta definizione mediatica)?
Nel volere imporre ai figli il loro modello di vita (giusto o sbagliato che sia), chiudendo le opportunità di crescere e conoscere un mondo che merita comunque di essere scoperto e di essere vissuto, nel bene e nel male, perché lì sarà il loro futuro, il loro domani. A cui debbono essere preparati. Prima che la valanga della vita li travolga.
Perché anche i genitori sbagliano. Non solo gli insegnanti, i giudici o gli assistenti sociali.
Ma si sa, nessuno è perfetto.
By Michele Barbera