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venerdì 31 maggio 2019

STORIA DI NICO TOUR: LIBRI IN FESTA A SCIACCA


 



La Storia di Nico cresce di nuove esperienze. Al "Libri in Festa" del Comune di Sciacca, in collaborazione con il Liceo Classico "T. Fazello" i giovani si sono dati appuntamento per leggere, commentare, discutere il romanzo "Nessuno deve tacere". 
Nico, i suoi dubbi, le sue scelte, il coraggio di affrontare un futuro pieno di incognite.  










 Un appuntamento imperdibile, entusiasmante ed emozionante che ha arricchito il cammino di Nico e degli altri personaggi di un dialogo importante con i giovani. 

Dopo l'eccezionale confronto con gli studenti a Mazara del Vallo, scopro l'interesse e la passione che unisce chi legge la storia di Nico. 
A brevissimo l'altro importante appuntamento al Letterando in Fest. Ancora una volta discuteremo dei nostri valori, di ciò che è essenziale per vivere la nostra Terra e migliorare la nostra società.

"Nessuno deve tacere", un monito che si è fatto speranza, un'idea che è diventata cammino, condivisione, voglia di combattere. Nella lettura dell'art. 21 della Costituzione, nel credere che un futuro migliore è sempre possibile. 
Dalla lettura del testo all'introspezione dei personaggi, passando per la storia della Sicilia, per l'eredità di chi ci ha preceduto, fascinando sulla bellezza del territorio e dei suoi paesaggi, in un isola da sempre avvolta nel mistero del mito e di arcaici riti. 
Grazie alle Docenti ed alla Dirigente che si sono prodigate per l'eccezionale incontro e grazie sopratutto a voi, studenti, compagni di Nico, che con lui vi siete avventurati nella difficile convivenza dei valori della legalità con la libertà di crescere e di vivere il vostro futuro. 
By Michele Barbera 

sabato 30 dicembre 2017

MENFI: E' MORTA SUOR ROSA MARIA LO IACONO

Ho combattuto la buona battaglia,
ho terminato la mia corsa,
ho conservato la fede.

Mi piace ricordarLa così, con le stesse parole di San Paolo che la carissima Suor Rosa ha indirizzato in un intenso messaggio di cordoglio a mia madre subito dopo che era avvenuta la morte di mio padre nel 2009.
Le parole di San Paolo sono un viatico intimo, pieno di passione, speranza e fede, la stessa che ha accompagnato Suor Rosa nella sua vocazione fra le Apostole di Gesù Crocifisso a San Giovanni Rotondo.
Suor Rosa non ha mai dimenticato Menfi e nessuno di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerla e di frequentarla; ha saputo sempre dedicare ad ognuno il giusto pensiero, nelle ricorrenze, liete e tristi, che la Provvidenza riservava nel cammino delle nostre esistenze. Ed era sempre una gioia poterla rivedere nelle rare occasioni in cui tornava nella nostra città.
Nel ricordo di Lei c’è sempre l’intensa ed infaticabile attività che ha svolto, prima di abbracciare la Croce di Cristo nel ministero della vocazione, come promotrice nella comunità ecclesiale del “mitico” Gruppo Giovani. Non eravamo ragazzini, ma forse neanche tanto “grandi”, eppure quel Gruppo ha sicuramente segnato una tappa fondamentale nella vita di ogni giovane che lo frequentava: la costanza con cui tutti seguivano l’attività era e rimane un mistero in una società materialista, superficiale, allo sbando, dove l’adolescenza segna quasi sempre il distacco triste dalla Chiesa. È stato il carisma di Suor Rosa, all’epoca semplicemente Rosa, a guidarci, ne sono sicuro.
È ritornata alla Casa del Padre l’altro ieri, giovedì, in un luminoso pomeriggio di dicembre, nel periodo liturgico che celebra la Sacra Famiglia. E, forse, non è un caso. Si è sicuramente ricongiunta ai suoi genitori che l’hanno preceduta nel cammino di rinascita nella fede. Serena, gioiosa e sorridente. Come sempre l’abbiamo conosciuta.
Suor Rosa ha affrontato un difficile percorso, quello della malattia, che nelle persone sante e credenti, però, diventa occasione di incontro mistico con la Croce. Neanche la malattia, però, l’ha segnata, né ha potuto sfigurarle la dolcezza di un sorriso offerto ogni giorno al Cielo.
Non ci stupiscono le notizie che arrivano da San Giovanni Rotondo sulla sua morte, avvenuta mirabilmente in concetto di santità. Anzi, è lo stimolo di una nuova riflessione, sulla limpidezza e la gioia di una fede vocazionale che non ha avuto tentennamenti. Suor Rosa è stata un esempio di delicata umiltà e di fermezza nella fede che deve essere conosciuto ancora meglio dalla nostra comunità e, soprattutto, dai nostri giovani.
Adesso, il ricordo di Rosa (perdonatemi se la chiamo così) è ancora più prezioso, la sua memoria ancora più vitale. Per questo la sentiamo ancora più vicina di quanto poteva essere a noi con la sua preghiera quotidiana. Il cordoglio che ci unisce è una finestra aperta sul Cielo: la stessa da cui Suor Rosa continuerà a guardarci, a spronarci ed a consolarci.
Un caro saluto,

Michele  

lunedì 16 gennaio 2017

DELL'AMICIZIA SU "FACEBOOK", OVVERO IL MONDO E' BELLO PERCHE' E' VARIO


Umberto Eco aveva una sua teoria su Facebook. Probabilmente aveva ragione. 
Il fatto è che non possiamo impedire a nessuno di dire la propria. Così è per gli "amici". Così è per l'ISIS. Così è per il M5S o per Forza Italia o per Matteo Renzi. Così è per alcuni squilibrati che postano tutto ed il contrario di tutto e sparano "ad alzo zero" su tutto e tutti. 
Ci voleva una sentenza della Corte di Cassazione penale per ricordare che Facebook non è il nostro diario privato o il nostro confessore?
A volte non ci si rende conto che quello che si scrive (in piena libertà) ovviamente non è un semplice sfogo privato, ma un "manifesto", uno stato che - se non è limitato - è accessibile a chiunque. 
Una volta si parlava di "netiquette", una sorta di autocensura e di buona educazione che avrebbe dovuto limitare "strafalcioni" ed offese varie, oltre che la diffusione di "balle stratosferiche" che solo a leggerle viene da ridere. Ora si parla di censura e se qualcuno critica qualcosa o qualcuno, il rimedio è l'ostracismo, con conseguente "offesa" dell'amico cancellato. Dobbiamo per forza accettare di tutto?
La nostra libertà finisce dove inizia quella dell'altro. 
In tal senso, e me ne assumo la responsabilità, rivendico senz'altro il diritto di informare. 
Ma truffe, spamming ossessivo, captazione di dati, ingiurie, offese e peggio ancora, non sono fantascienza e se tutti hanno il diritto di denunciare un fatto che si ritiene possa interessare l'opinione pubblica, tutti hanno il pieno diritto di cancellare post e "amici" (non sarebbe più corretto chiamarli contatti?) di cui non si condivide il pensiero o i contenuti. 
Certi post e certi commenti, forse non ci si rende conto, fanno male più a chi li scrive che a chi li legge. 
E' un pò come autosmascherare la propria intolleranza ed il proprio fanatismo o farsi beccare con le mani nella marmellata. 
Per non parlare, poi, delle pagine e post a pagamento, ovvero "sponsorizzati", che altro non sono che pubblicità. Ed allora, cari amici, chiamatela con il loro nome. 
Non dimentichiamoci che Facebook, prima di tutto, è una grande macchina che fabbrica soldi e macina informazioni e dati personali, alla faccia della nostra privacy. Così come il novanta per cento di internet: non serve solo a scambiare informazioni e conoscenze, ma alimenta flussi di denaro inimmaginabili per i comuni mortali. Così come può alimentare personalismi psicotici ed esaltati.
Occorre perciò prudenza e saggezza. Sia nel diramare informazioni, sia nel riceverle. 
E pazienza se qualche pseudo-amico si offende se lo cancellate dalla vostra cerchia. Prima di tutto rispettate voi stessi. 
L'amicizia è ben altra cosa che un "like", sponsorizzato o meno. Anche questa è libertà e non solo di pensiero.
By Michele Barbera 

sabato 14 gennaio 2017

PROPOSITI PER L'ANNO NUOVO: OVVERO COME VIVERE FELICI E SENZA INCUBI “GLOBALI”



E vabbé... pigliamocela a ridere. Siamo ad inizio anno e scommetto che ognuno di noi ha le sue piccole cerimonie, i suoi piccoli riti per allontanare la “sfiga”, una volta si diceva la jella, e propiziarsi l'anno che verrà. Chiacchere? Ne abbiamo sentite a iosa, così come le “astrostupidate” degli oroscopi radio televisivi e le vane profezie dei guru-idioti destinate al fallimento (come ogni anno). Alla fine che ci resta? Pedalare, pedalare. Sempre.
A ributtarci in una realtà fantozzianamente tetra, nonostante i nostri scongiuri, basta il telegiornale: stragi, “ammazzatine” (direbbe il maestro Camilleri), meteodisastri e i Grandi (politici, pensatori, magnati) che sembrano non avere altro pensiero che quello di prendere regolarmente per i fondelli i piccoli (cioè noi). Ed allora, per affrontare con scaramanzia e disincanto questo 2017, mi piace offrirvi un piccolo “decalogo” semiserio, fondato sulle “rigorose” “leggi di Murphy” (sfigato che più sfigato non si può). Leggetelo. Non costa nulla. Se non il prezzo di una risata.

DECALOGO DELL'ANNO NUOVO (RICICLABILE ANCHE PER QUELLO APPRESSO)
  1. Hai paura per i tuoi soldi? Allora comincia a risparmiare i soldi dei “botti” di capodanno. E' sicuro che finiscono... in fumo.
  2. Il primo gennaio, a meno della fine del mondo, sarà uguale agli altri giorni. Ed anche il due. Non aspettarti nulla di speciale e togliti quel sorriso beota e quella faccia da depresso.
  3. Durante l'anno non diventerai superman, né salverai il mondo. Né ti daranno il nobel per la pace. Accontentati di arrivare a fine mese (ed anche a fine anno) senza troppi acciacchi e di poterti permettere le ferie durante l'estate, tasse, rincari e shopping della moglie (o dell'amante) permettendo.
  4. Non hai lavoro? Lascia perdere l'oroscopo, segui un corso di inglese (solo se gratuito) e poi... datti da fare. Si accettano raccomandazioni, tradimenti, inganni etc... Sei in guerra: qualsiasi lavoro, purché lecito (o quasi), va bene. Anche abusivo e precario. Sconsigliato fare l'immigrato clandestino o il falso invalido. In ribasso anche i killer di mafia. Va bene il badante a ricco pensionato, attenzione alla forte concorrenza di rumeni e parenti... disoccupati come te.
  5. Lo Stato dà, lo Stato toglie. Quel che dà con lo stipendio e la pensione, te lo toglie con l'una tantum, il rincaro fiscale, la manovra di inizio e fine anno ed il bail in. E con la lotta all'evasione. E non importa che non sei evasore. Pagherai lo stesso. Te lo dice l'agenzia delle entrate o come-cacchio-si chiama-adesso.
  6. Le banche non cambieranno mai. Puntano dritte al tuo denaro come avvoltoi su una carogna scassata. Complici leggi fiacche, controlli assenti e le lobby occulte. Noi siamo il parco buoi. Loro le mungitrici, peggio di tenie parassite. Abolire le banche? Un miracolo che neanche il diavolo può fare. Il miglior consiglio: non fidatevi. Inutile. Ci ricascherete.
  7. Buoni propositi? Sì, come no. Ho ancora la lista di quelli dello scorso anno. Oddio ne avessi azzeccato uno. Lasciate perdere. Vivete alla giornata. Che è già qualcosa.
  8. L'amore? Ma ti sei guardato allo specchio appena alzato? Non credere che le stelle ti stiano a sorridere. Le stai guardando sottosopra. 
  9. Non cercare la felicità. Sarà lei a venirti a trovare. Se non sbaglia strada ed il navigatore funziona. A meno che Putin ed i suoi non sabotino il satellite.
  10. Il segreto del successo? Un sonoro e bellissimo “vaffa” gridato in faccia a chi ti rompe, piccolo o grande che sia, da Trump via via sino in basso. E poi un sorriso a chi ti vuol bene (sì ce l'hai pure tu). Che non ti costa nulla. E non ha effetti collaterali. E neanche Putin ci può far niente.
By Michele Barbera


sabato 5 marzo 2016

MENFI E L’EMIGRAZIONE SILENZIOSA



Premessa (doverosa): credo che quello che leggerete non è parte solo di Menfi, ma di tutto il Sud, o, forse, di un certo Sud. Narro solo di un vissuto personale e, perciò, per me, tanto più sentito e doloroso.
Trent’anni. O poco più. L’ho rivisto fermo ad un angolo di strada, in una posa che ho riconosciuto prima ancora di guardarlo negli occhi. L’incontro è stato una piccola scossa di terremoto che scuote il tran tran quotidiano. Una birra, domande scontate per risposte ovvie, ma che destano meraviglie.
Un compagno di scuola, perso dopo l’adolescenza. La via dell’emigrazione silenziosa, quella che ti fa cercare una “sistemazione” in città o al Nord. In quel posto indefinito dove si vive meglio e c’è la possibilità di lavorare senza trascinarsi dal politucolo al baronetto, in un pendolarismo clientelare da servi della gleba, per implorare quel diritto su cui si fonda la nostra nazione.
Trent’anni. Una parentesi che corre veloce. Facciamo un rapido calcolo con il mio amico. E scopriamo che del nostro gruppo – una trentina o poco più – a Menfi ne sono rimasti si e no otto. Un paio sono morti. E gli altri? Dove li ha condotti il fiume silenzioso della vita, quella triste slavina della esistenza che si chiama “bisogno”?
Ragazzi validi, con-la-testa-sulle-spalle, come si dice. Eppure scomparsi. Quasi una lupara bianca che miete le sue vittime senza scalpore, tranciando le radici e facendo disseccare la pianta dell’entusiasmo come un virus letale.
Non ci sono barconi nel mezzo, né trafficanti di vite umane o fili spinati che fanno-tanta-scena in tivvù. E' un'emigrazione silenziosa, ma non per questo meno dolorosa e traumatica.
Finiamo la birra senza entusiasmo. Il mio amico mi racconta che, ormai, non gli va più di scendere a Menfi. Vede solo il deserto. Si sente estraneo nella sua terra. Come una sorta di reduce di qualche guerra.
Vorrebbe fare qualcosa per rivitalizzare il legame – suo e di tanti – con il paese di origine dove i ricordi hanno ormai il sopravvento sui sogni. Ha provato a parlare con qualcuno, ma ogni volta sembra "che gli ridono in faccia". Non lo prendono sul serio. Mi dice con rabbia che Menfi è diventata una palude. O, forse, lo è sempre stata, rispondo.
Ci salutiamo senza rimpianti. Ci scambiamo i numeri di cellulare che annegheranno nella rubrica dello smartphone. Buoni solo per gli SMS preconfezionati di Natale.
Un sorriso, una pacca sulle spalle. Mi invita al Nord, dove lui vive. Scuoto la testa.
La mia battaglia la voglio condurre qui. E rilancio: dovremmo provare a bonificare la palude.
Stavolta a sorridere è lui.
By Michele Barbera