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domenica 24 giugno 2018

L'AFFARE SPORCO DELL'IMMIGRAZIONE: DALLA SOLIDARIETA' ALLA SPECULAZIONE


I fenomeni migratori sono antichi quanto l'uomo. Sono motivati dall'esigenza di migliorare la propria vita, dalla volontà di esplorare, dal desiderio di ricchezza, da intenti predatori. Ci sono popoli che della migrazione hanno fatto la propria caratteristica peculiare, come i rom. 
Sono eventi che difficilmente una norma o un muro o barriere potranno mai arrestare. 
Da qualche anno nell'area del Mediterraneo il fenomeno è diventato qualcosa di patologicamente dilagante. 
I governi europei sono, inutile nasconderlo, preoccupati. Dall'area mediorientale sino all'Africa, i flussi migratori sono diventati esponenziali, inarrestabili. 
E così dalla solidarietà propugnata da tutti, si è passati via via alla diffidenza, sino ad arrivare al rifiuto. 
Basterà questo a fermare i flussi dei migranti?
No, di certo. Anche tenendo conto della disperazione di questa gente. 
Nell'area mediorientale Assad ha dato fuoco alla polveriera Siria. Schiaccia gli oppositori e le superpotenze mondiali hanno ridotto il paese ad uno sterile  campo di tiro. 
Nell'Africa i signori della malavita, deportano tramite i passeurs, dai villaggi della fascia subsahariana gruppi innumerevoli di persone, a cui spremono ogni centesimo di dollaro con la promessa del paradiso. Un circolo vizioso duro da fare scomparire e spezzare. Forse più di quello mediorientale. 
Soldi, troppi soldi che girano sul business dell'apparente migrazione. A volte si tratta di deportazione, a volte di sequestri. 
Tutti puntano ad una cosa sola: i soldi. 
Soldi per le bande di malavitosi che deportano e trasferiscono i "migranti". Soldi per le autorità corrotte della Libia che, altrimenti, minacciano di aprire i rubinetti dei flussi migratori con centinaia di migliaia di persone pronti da trasferire su gommoni (e se qualcuno muore, meglio se donne o bambini, fa più scena, più audience). Soldi per le ONG più o meno strumentalizzate, soldi per le cooperative che ricoverano ed assistono (in condizioni spesso disumane) i profughi, i cui patron girano in Ferrari e fanno mangiare ai "profughi" pasta e riso scaduti. 
Una gigantesca cascata di denaro che comincia dal Nord Europa e finisce nelle tasche avide e capienti di soggetti senza scrupoli. 
Più Bruxelles paga, più il business fiorisce. Più l'Unione Europea paga a questo e a quello più mostra la sua debolezza, la sua paura. 
E' un business vizioso, un ricatto del malaffare internazionale. 
Inutile aggiungere che chi è spinto da umana e cristiana pietà finisce con il dubitare della solidarietà. a volte si astiene dal commentare. 
Serviranno i rimpatri? Credo proprio di no.
Semplicemente, si innescheranno altre dinamiche di flusso e... ovviamente di soldi. 
L'unica è lavorare nei territori di partenza, nell'area mediorientale raffreddando i conflitti ed imponendo (sì proprio così) una politica di pace, nell'Africa, eliminando con la forza le deportazioni e le false migrazioni, con un'opera di solidarietà che offra alle popolazioni un'alternativa di vita stanziale dignitosa. 
Ma anche lì ci sono soldi di mezzo, le multinazionali che hanno depredato e depredano il continente africano, le politiche espansionistiche e le strategie di supremazia,  e chissenefrega delle popolazioni locali. 
In fondo, agli strateghi dell'ordine mondiale, fa più comodo la piccola e meschina guerra tra un'Italia piccola così e la Francia ipocrita e sciovinista di un Macron qualunque. 
A ben vedere, stiamo facendo la fine dei polli di manzoniana memoria...
By Michele Barbera 


mercoledì 13 dicembre 2017

C'ERA UNA VOLTA IL BITCOIN, ovvero COME TI TRUFFO IL RISPARMIATORE


E' proprio vero. Gli speculatori una ne fanno e cento se ne inventano. Dopo aver trascinato i risparmiatori nella mega-truffa planetaria dei derivati e consimili, di fronte alla pochezza del mercato finanziario internazionale, stravolto da mille crisi e speculazioni, ora è venuto fuori il mondo delle criptovalute, prima fra tutte il bitcoin. 
Me ne ero occupato in un precedente post, anni fa, quando ancora il bitcoin più che uno strumento speculativo, era quasi un fenomeno di folclore internettiano, sconosciuto ai più. 
Allora sono stato critico nei confronti del "bitcoin" e lo sono, a maggior ragione, adesso. 
Un tycoon di Wall Street ha detto che: "il mercato si crea con il desiderio: potrei vendere i calzini sporchi di mia nonna, se trovo chi se li compra". 
Il "parco buoi", come i bankster e gli speculatori chiamano i risparmiatori, aveva bisogno di nuova linfa, visto e considerato che languiva. 
La nuova speculazione si chiama "bitcoin". 
Cosa c'è dietro il bitcoin? Sia chiaro: lo zero assoluto. 
Non è una moneta, non è regolato da alcun criterio di mercato. E' volatile al massimo grado di esponente. In un solo giorno si può guadagnare e perdere tutto.
E' retto solo da una legge: quella del desiderio, della domanda e dell'offerta. Crolla la domanda ed il bitcoin si ridurrà drasticamente e tragicamente a zero. Con la pratica conseguenza che chi ha speculato prima del crollo potrà guadagnare dai gonzi che si sono affrettati ad acquistare dopo a valori altissimi. 
Schema Madoff? Schema Ponzi? Catena di Sant'Antonio? 
Chiamatela come volete, sempre truffa è. 
Gli economisti più saggi hanno messo in guardia i risparmiatori. Il bitcoin è semplicemente una scommessa: oggi lo compro a 10.000 dollari, sperando che domani lo posso rivendere a 15.000. E se così non fosse? Peggio per voi. Nessun avvocato potrebbe chiedere alcun risarcimento a chicchessia, tanto meno a chi vi ha venduto il bitcoin. 
Eppure il parco buoi ha mostrato, ancora una volta, un'ottusità senza pari. 
C'è gente che ha buttato una vita di risparmi, chi è ringalluzzito con un'occasione senza pari di arricchirsi alle spalle di altri gonzi che, nella catena, sono venuti dopo. 
Gli ultimi perderanno tutto. 
Dunque, rimane un'allerta rossa e l'invito a stare molto attenti ed a uscirsene finché si è in tempo. 
In questo caso rimanere in fondo alla fila significa perdere tutto, così come acquistare bitcoin sperando che si valorizzino ancora è solo un pio desiderio, una scommessa aleatoria, che, comunque, sarà sempre a scapito di qualche altro risparmiatore. 


domenica 25 giugno 2017

I SIGNORI DELL'ACQUA E LA WATER ECONOMY


Solo lo 0,001 per cento della massa acquea presente sul nostro pianeta è di buona qualità e facilmente accessibile. Di contro tutte le attività umane hanno bisogno dell'acqua. La crescita della popolazione ha innalzato in modo esponenziale il bisogno di sfruttamento delle risorse idriche che, invece, hanno subito un depauperamento per via dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici.
L'acqua ha così interessato progressivamente gli appetiti dei grossi investitori, multinazionali alla ricerca del profitto, a cui il petrolio, le guerre, la fame, l'iperconsumismo NON bastano più.
Cercano nuove fonti di guadagno e da tempo commissionano studi statistici e di fattibilità sulla gestione speculativa delle risorse idriche.
Politici caproni, ignoranti e corrotti hanno aiutato ed aiutano queste multinazionali che si trincerano dietro motivazioni apparenti sulla bontà ed efficienza della “gestione privata” dell'acqua. Dietro le apparenze gli squali della finanza mondiale muovono le logiche della corruzione e del denaro per allungare le mani sulle fonti idriche.
Sì la battaglia dei prossimi anni (non secoli, non decenni) si svolgerà lì, sull' “oro blu”.
I nuovi speculatori non hanno bisogno di gestire e fomentare guerre, inventarsi nuove politiche consumistiche, speculare sull'energia o spingere sul bottone del progresso per spremere soldi dalla gente. Il loro business è sotto gli occhi di tutti: basta solo arrivare prima, saperne approfittare.
Ho litigato l'altro giorno con un sedicente ambientalista che mi parlava delle “balene” e della “caccia” e del “carbone” (alla faccia di Ciuffone Trump, il disgraziato presidente degli ancora più disgraziati stati uniti – con la lettera minuscola).
Ho litigato non perché io sia un cacciatore o sia a favore dell'utilizzo del carbone. Tutt'altro. Ho litigato perché non ci si rende conto che ogni giorno perdiamo la battaglia contro le multinazionali dell'acqua. E nelle “stanze che contano” nessuno fa una piega. Sembra quasi che non importi a nessuno.
Il vero crimine del secolo è questo: chi diventerà padrone dell'acqua, governerà il mondo. Senza se e senza ma.
Le multinazionali hanno interesse a che le risorse diventino “rare” per poi poterci speculare sopra.
Basti pensare, dalle nostre parti, alle reti idriche finite in mano a società private, con i conseguenti rincari e le repentine interruzioni di servizio: i padroni sono loro e fanno quello che vogliono. I politici e gli amministratori diventano solo dei fantocci, burattini corrotti ed incapaci.
L'uomo può fare a meno dell'auto, dell'energia elettrica, di internet e di tutte le altre cavolate. Ma non potrà mai fare a meno dell'acqua. Niente potrà sostituirla.
Quindi, per chi si impegna nell'ambiente, per il vero progresso sociale, per l'umanità la priorità è questa: salvare la proprietà pubblica dell'acqua.
Prima che sia troppo tardi.

By Michele Barbera

sabato 3 giugno 2017

ATTENZIONE: CASI DI FRODE INFORMATICA SUL SITO DI AMAZON


Nel mese di maggio si sono verificati casi particolari di frode informatica su acquisti in siti ritenuti "sicuri", quali quello di Amazon. 
Ripercorrendo schemi abusati, che i gestori di siti, pur conoscendone i nefasti effetti per i consumatori nulla fanno per evitare, il criminale di turno si impossessa dei dati della carta di credito on line e, nel momento stesso in cui viene effettuato l'acquisto, fa spese ed ordina addebiti senza alcuna autorizzazione da parte del legittimo titolare della carta. In gergo si parla di shimming. 
Questa tecnica, come evidenziato da un sapido articolo di Repubblica.it di qualche mese fa, potrebbe essere benissimo contrastata dai gestori di siti utilizzando codici temporanei di acquisto mediante i c.d. token. Purtroppo, Amazon in testa, onde evitare di rendere più complicato il procedimento di acquisto preferiscono incorrere in qualche frode piuttosto che tokenizzare gli acquisti. Specie quando si tratta di acquisti fatti sul MarketPlace Amazon.
A rimetterci è il solito consumatore, ignaro dei meccanismi che gli hacker possiedono per violare anche i siti ritenuti più sicuri. A costui, accortosi della frode non rimane che protestare al call center del gestore della carta di credito e dare corso ad una lunga trafila (denuncia penale, reclami, comunicazioni, etc...) per riottenere l'accredito di quanto è stato rubato illecitamente. 
In certi casi, oltre al danno si aggiunge la beffa. Gli hacker, infatti, destinano parte delle somme rubate a enti di beneficenza o pseudotali, 
Ciò nulla toglie alla gravità dell'atto criminale che si concreta in un furto di denaro vero e proprio che si sarebbe potuto evitare se le grosse multinazionali che guadagnano milioni di euro dal commercio on-line prendessero le dovute precauzioni ed effettuassero controlli aggiornati e severi contro le intrusioni di hacker. 
Occorre, perciò, stare molto attenti agli acquisti anche nei siti ritenuti "sicuri" che, oltre ad Amazon riguardano l'acquisto di biglietti aerei, di abbigliamento di altri generi di largo consumo. 
Forse bisognerà abbandonare l'utilizzo della carta di credito, limitare gli acquisti on line ed utilizzare ricaricabili con pochi euro, di sicuro ne trarrà giovamento anche il bilancio familiare. Alla faccia delle multinazionali che danno in pasta gli utenti agli hacker. 
By Michele Barbera 

martedì 21 febbraio 2017

TASSARE I ROBOT? MEGLIO TASSARE I PROFITTI DEI SUPER RICCHI



L'arciplurimiliardario Bill Gates invoca la tassazione sui robot perché (lui dice) tolgono lavoro agli esseri umani, in virtù di una "equiparazione" secondo cui il lavoro di un robot deve essere equiparato a quello di un essere umano. E perciò deve essere tassato. Una boiata pazzesca. 
Un uomo che lavora ha una sua identità, una sua persona, può infortunarsi, può avere una famiglia, altri interessi oltre il lavoro. Ha necessità di servizi come la scuola, la sanità, la previdenza. Ha dei passatempi, può leggersi un libro o scrivere un post su un blog.
Un uomo non è una macchina che si sfascia e si ripara. Una macchina non ha bisogno di dormire, di giorni liberi, ferie o tempo per svagarsi. 
Un uomo sì e Bill Gates non mi convincerà mai del contrario. 
Semmai, tassiamo i "super profitti", a Bill Gates in primis, quelle rendite parassitarie che derivano dall'uso subdolo di internet e dei software, liberiamoci da quelle gabbie economiche che estorcono soldi ai consumatori con truffe legalizzate o dai trucchi come l'obsolescenza programmata di elettrodomestici o apparecchiature che invogliano alla sostituzione immediata ed al super consumismo. 
Ci sarebbe lavoro anche a riparare le macchine, piuttosto che ingrassare le multinazionali, cambiando la lavatrice ed il frigorifero ogni due anni.
Miliardi e miliardi di dollari che maturano con un clic, grazie ad algoritmi parassiti ed a programmi fishing che sfruttano l'iperconsumismo. 
Quelle di Bill Gates sono lacrime di coccodrillo.
Sono i "superprofitti" che scatenano le disuguaglianze sociali, le guerre, i conflitti. E' la corsa al potere, alla ricchezza, al benessere. Vige solo una regola: quella del più forte. E del più avido.
Superprofitti non correlati a lavoro o a investimenti  ma solo a furbizie informatiche, a trappole tecnologiche, sfruttamenti di risorse in modo sregolato ed a sperequazioni favorite dal "libero" (si fa per dire) mercato.
E quando questo non basta a soddisfare l'avidità dei padroni del denaro, ecco una crisi finanziaria che divora risparmi e futuro del popolino ignorante, per renderlo ancora più schiavo dei suoi bisogni: ma tranquilli, il denaro non si è volatilizzato, ma solo trasferito di mano, inghiottito dalle capaci tasche degli speculatori.
Ora i supermiliardari del mondo hanno paura, paura di perdere il controllo di quei meccanismi sociali e politici che garantiscono la loro ricchezza e cercano alibi paranoidi che non hanno. 
Eppure basterebbe ricreare le condizioni di sviluppo locale, senza colonialismi economici e fare a meno di globalizzazioni senza regole e, sopratutto, basterebbe vietare (e lo si potrebbe fare) i superprofitti e le rendite parassitarie: miliardi di dollari generati dalla disperazione e dallo sfruttamento dei poveri. Questo sì che sarebbe rispettoso dell'uomo e si potrebbe realizzare. Basta volerlo.
By Michele Barbera  

mercoledì 8 febbraio 2017

L'EURO? NON MI PIACE, MA ME LO TENGO

E' inutile. Decisamente noi italiani non ci sappiano fare con le “decisioni storiche”. Se guardiamo al recente passato o anche prima, le scelte di politica strategica, specie quelle internazionali, non fanno per noi. Ci lasciamo coinvolgere e stravolgere: dalle passioni, dagli entusiasmi facili, senza considerare conseguenze e, sopratutto, senza essere adeguatamente preparati.
Così è stato per l'euro.
Abbiamo aderito con una faciloneria che rasentava la dabbenaggine: risparmi dimezzati, prezzi raddoppiati, un'inflazione reale che nei primi due anni ha divorato l'economia del Paese, sino a ridurlo all'osso.
Non eravamo preparati. Già. Facile dirlo con il senno di poi. Però è anche vero che i nostri governanti (quelli delle decisioni storiche) non hanno fatto nulla per impedirlo.
E' anche vero che una moneta in sé non è buona o cattiva. Ma un pessimo cambio, sì. Ed è vero che fra i paesi area Euro esistono ancora tensioni monetarie interne, quello che una moneta unica avrebbe dovuto estinguere. E' il famigerato spread. In pratica noi emettiamo titoli alla pari con l'ex “marco tedesco”, sui quali – però – paghiamo interessi italiani. Questo perché i titoli del debito pubblico sono diversi da Paese a Paese. Ogni paese emette i propri ed ogni paese paga gli interessi che il mercato richiede: più titoli emette, più gli interessi si alzano, più i tedeschi sbraitano contro il debito pubblico italiano.
Ora, sull'onda della Brexit, tutti vogliono tornare alla lira. Al solito, un'altra “decisione storica” a cui vogliamo credere con l'entusiasmo di bambini che si trovano di fronte un lecca lecca gigantesco pieno di coloranti, conservanti ed additivi: lo vogliono a qualsiasi costo, anche se dopo staranno male.
Intanto, va detto che la Gran Bretagna ha mantenuto la sovranità monetaria e non ha mai aderito all'euro. I vincoli che lei ha con l'Unione Europea sono di mera natura contrattuale. Paradossalmente, la Gran Bretagna ha sfruttato l'Unione divenendo sede – con un regime fiscale favorevole – di importanti multinazionali ed ospitando nel listino di borsa titoli di tutto il mondo. Ma anche la Gran Bretagna ha subito l'onda lunga di una crisi economica provocata dallo scollamento tra l'economia finanziaria (basata sul nulla) e l'economia reale (contrazione della produzione, rottura degli equilibri medio-orientali, emigrazione africana, etc...). Anzi, Londra è stata una delle capitali della crisi finanziaria. La reazione più semplice è stata quella di tagliare drasticamente i fattori esterni, per concentrarsi su un consolidamento interno. Ed ecco la Brexit, che non è stata una volontà di quattro bifolchi, ma un'attenta scelta di politica economica. Che si attuerà nel tempo e dando alla Gran Bretagna tutti i comodi opportuni.
Per l'Italia o la Francia, la questione sarebbe diversa. Sono subalterne (più l'Italia) di un'economia forte, la Germania, che ha utilizzato l'euro come un panzer per conquistare i mercati europei. La sovranità monetaria è stata azzerata, il debito pubblico ci flagella e lo spread è in mano ai bankster che speculano sui tassi di interesse.
E' chiaro che se la Francia o l'Italia uscissero dall'euro, la moneta unica non avrebbe più senso. Ma i contraccolpi sarebbero gravissimi.
I vantaggi dell'euro sono stati: la facilità degli scambi, una moneta unica per pagare le risorse energetiche, il contenimento di inflazione e quindi, la sostanziale stabilità dei prezzi e la scarsa volatilità relativa dei mercati. L'euro ha saputo persino fare fronte ad una crisi gravissima, quella greca, che rischiava di trascinare nel nulla una nazione.
Per uscire dall'euro bisognerebbe prima rafforzare l'economia interna, equalizzare il prelievo fiscale ed il costo del lavoro, rendendo appetibile l'investimento industriale in Italia, sviluppare un'autarchia energetica con le rinnovabili tale da metterci al sicuro da “ricatti” energetici, insomma creare i presupposti virtuosi di un'economia forte. Ma a quel punto sarà conveniente tenercelo l'euro.
Altrimenti, sarà il caos, con tassi di interessi alle stelle, moneta deprezzata ed inflazione a due cifre. Non dimentichiamo il sistema industriale, che abbiamo preferito “vendere” o dislocare all'estero. La vera sfida economica per il futuro è quella di ricreare la nostra economia produttiva, limitando e regolando le speculazioni finanziarie ed i virus bancari. Questo è il nostro reale banco di prova: ricostruire l'economia italiana. E questo euro o non euro.
By Michele Barbera

giovedì 11 febbraio 2016

A CASTELVETRANO LO STRANO CASO DEI FRATELLI CARPINO TRA TRUFFE FOREX , UNA BANCA MISTERIOSA E LA DELIBERA “SEGRETA” DELLA CONSOB


Vecchia storia. Amara. Risparmiatori truffati. Non è una novità per l’Italia dei furbi, quelli che vivono nel sottobosco dell’inganno e si approfittano della fiducia degli altri.
Il caso dei fratelli Carpino, un caso da milioni di euro svaniti in presunti “investimenti finanziari” parte da Castelvetrano, dove i due hanno un rinomato studio di consulenza finanziaria. Vantano partnership e collaborazioni di alto bordo, una iscrizione alla Banca d’Italia come “intermediazione in cambi” o, talvolta come “agente in attività finanziaria”. Stesso numero per due strane definizioni: A 68142. 
I fratelli Carpino, dal 2010 sino al 2012, investono, travestono, gestiscono e fanno sparire una massa di milioni di euro, attirano circa un migliaio di clienti, anche fuori dalla Sicilia, prospettano investimenti in Svizzera, favolose intermediazioni sul mercato dei cambi, investimenti nel forex ed altro.
La domanda è semplice.
I Carpino non erano banca. Non erano una finanziaria o SICAV. Non potevano gestire conti correnti, depositi titoli, effettuare bonifici conto terzi o girocontazioni milionarie. O anche, semplicemente, come è stato accertato, utilizzare il conto del signor Tal dei Tali per ricaricarsi il telefono o effettuarsi un bonifico sul conto personale da utilizzare come argent de poche.
Così, rivelata la truffa, vengono fuori dall’esame incrociato della documentazione bancaria giroconti tra perfetti sconosciuti, bonifici ed addebiti giornalieri e denaro “ballerino” che vorticava sui conti senza alcuna ragione apparente. Ed ogni tanto, qua e là, una manovra “ a fondo perduto” su improbabili titoli valutari.  
Ed allora, ci si chiede, come facevano? Come facevano i Carpino a manovrare decine (se non centinaia) di conti correnti, senza che nessuno ne sapesse nulla? Come facevano a farsi indirizzare i token (le micidiali chiavette dei codici), gli estratti conto, le password dei clienti tutti allo studio Carpino? Come facevano a sgusciare tra le maglie della legge antiriciclaggio?
La risposta è altrettanto semplice. Tramite un istituto che si prestasse a questo gioco.
Nel caso dei Carpino, si è giocato a nascondino.
Il sito dei Giornale di Sicilia “gds.it”, quando scoppia lo scandalo, rivela il segreto di Pulcinella. E cioè che l’istituto bancario di appoggio dei Carpino è IWBANK s.p.a.. La notizia deriva da fonte diretta, cioè sono gli stessi risparmiatori truffati a rivelare di avere sottoscritto contratti prestampati presso i fratelli Carpino in favore della IWBANK, corroborati – in alcuni casi – da strani mandati “fiduciari” ad personam.
Stranamente, in casi di blog, quotidiani etc… che si sono occupati della notizia e dello stesso Giornale di Sicilia il nome “IWBANK s.p.a.” scompare nel giro di qualche giorno.
I fratelli Carpino finiscono sotto processo penale, ma dell’Istituto bancario che ha consentito di operare nessuna traccia. Il nome diventa un tabù.
I risparmiatori scalpitano. Vi sono in corso iniziative giudiziarie di natura civilistica che coinvolgono IWBANK s.p.a., a cui viene contestata la “strana” e disinvolta operatività concessa ai fratelli Carpino. C’è il Tribunale di Palermo che in una sentenza del 2010 ha condannato al risarcimento danni un istituto che gestiva conti correnti on line per non aver impedito a terzi di effettuare operazioni poi disconosciute e non autorizzate dai clienti.
E c’è la CONSOB.
C’ è un avvocato che si reca a Castelvetrano per citare i Carpino in un giudizio intentato contro IWBANK e scopre che la CONSOB il 09/07/2015 ha pubblicato la delibera n.19211 sul caso Carpino.
In quella delibera scopre che una Banca (il cui nome è coperto da imbarazzanti “…omissis…”) avendo ricevuto numerosi reclami dai risparmiatori truffati dai Carpino, li ha “girati” alla CONSOB, prendendo subito le distanze dai Carpino ed affermando di non avere intrattenuto con loro alcun rapporto professionale.
La CONSOB istruisce il caso e conclude che il Carpino Giovanni sotto forma di “mandatario” ha posto in essere un’attività “caratterizzata da un grado di discrezionalità che eccede l’ambito meramente strumentale e di supporto consentito ai soggetti non autorizzati alla prestazione dei servizi di investimento; ulteriori elementi risultano collegare il sig. Carpino alla movimentazione dei conti di trading di altri clienti della […omissis...], il cui indirizzo di ricezione dei token per accedere ai conti e per la relativa corrispondenza, indicato nei contratti e/o nel sistema anagrafico della […omissis...], coincide con quello dei sig. Carpino”.
Ma vi è di più.
La CONSOB accerta che “parte rilevante delle somme a tale fine conferite al sig. Carpino è stata infatti trasferita su altri conti, riconducibili in parte allo stesso sig. Carpino e in parte ad altri soggetti, […omissis...], tramite operazioni effettuate ad insaputa degli stessi investitori che le hanno disconosciute”.
Il Carpino, il cui dolo viene riconosciuto, viene condannato ad una sanzione amministrativa di €.60.000,00.
E la Banca degli “omissis”?
Viene richiesto alla CONSOB di palesare il nome dell’Istituto bancario che ha così “collaborato” con i Carpino in barba alle leggi che regolamentano l’attività di raccolta sul pubblico risparmio, sull’antiriciclaggio, sulla corretta identificazione della clientela, etc… Tanto da avere nelle proprie anagrafiche lo studio dei Carpino come unico referente geografico per decine (se non centinaia) di risparmiatori. Studio Carpino a cui venivano “generosamente” inviate le credenziali per l’accesso ai conti.
La CONSOB risponde che non lo può riferire perché per avere copia integrale della delibera bisogna essere “nominati” nella stessa.
Si replica: forse che i risparmiatori che hanno avuto fiducia in questo Istituto non debbono avere la corrispondente tutela? Vada per la multa appioppata al Carpino… ma nei confronti della banca nel cui capiente ventre sono finiti i soldi? Quale azione è stata effettuata da parte degli Organi di controllo? E perché si vuole tenere celato il nome dell’Istituto Bancario? A che pro? Facile addossare la responsabilità di tutto ai Carpino, oggi apparentemente nullatenenti…
La CONSOB chi deve tutelare: il risparmio truffato o il “buon nome” della banca?
Ma, forse, questa “banca” non è poi così sconosciuta per i risparmiatori dei fratelli Carpino…
Risparmiatori svegliatevi!
By Michele Barbera 

venerdì 22 maggio 2015

ULTIME NOTIZIE SUI PROCESSI GFOREX: IL PATTEGGIAMENTO DI SPINARDI, IL DIBATTIMENTO SU RIAZ E L’UDIENZA PRELIMINARE SU DI FONZO

A seguito delle pressanti mail che sono intervenute sulla questione GFOREX s.p.a. ed a seguito di alcune informazioni travisate che sono in giro fra gli ex risparmiatori truffati, desidero puntualizzare quanto segue.
Spinardi ha effettivamente patteggiato e gli è stata applicata una pena di anni tre e mesi sei di reclusione oltre le pene accessorie di legge. Lo stesso Spinardi ha provveduto al risarcimento del danno in favore della Curatela in misura di €.65.000,00 somma che è stata trattenuta dalla Curatela in acconto sul maggior dare.
Vi erano alcuni risparmiatori costituiti parte civile nel procedimento e Spinardi è stato condannato alla refusione delle spese legali in loro favore.
La posizione di RIAZ è quella dell’imputato nel rito processuale ordinario. Procede il dibattimento processuale a suo carico, dove sono presenti alcuni gruppi di risparmiatori costituitisi parte civile. Gli avvocati di Riaz, per quanto è dato sapere, non hanno avanzato alcuna concreta proposta di risarcimento del danno. Riaz è imputato, oltre che del reato di bancarotta, anche di attività abusiva di intermediazione finanziaria e di abusiva raccolta del risparmio.
Per DI FONZO la posizione è ancora diversa in quanto è stata respinta l’istanza di patteggiamento e lo stesso, molto probabilmente, ripresenterà una nuova richiesta, rimodulata, di applicazione della pena in misura più consistente all’udienza preliminare che dovrà sostenere.
Non è più possibile costituirsi parte civile nei procedimenti penali contro Spinardi e Riaz. La costituzione di parte civile, secondo la linea interpretativa applicata dal G.U.P. di Milano che ha accolto in tal senso una prima costituzione di parte civile patrocinata dal sottoscritto e servita da apripista agli altri risparmiatori, è avvenuta in udienza preliminare.
Vi sono iniziative civilistiche in corso. Gli sviluppi di tali iniziative, diversificate secondo l’approccio dei singoli gruppi e loro difensori, è riservata all’interno dei gruppi di risparmiatori. Allo stato non pare sia stata presentata alcuna class action a cui aderire.  
Non risulta che il Curatore della GFOREX abbia azionato contro RIAZ la scrittura privata di riconoscimento di debito che RIAZ aveva firmato. Sono in corso solleciti in tal senso.
RIAZ appare coinvolto nella ennesima truffa a carico dei risparmiatori sloveni della LUXURIS società proteiforme che aveva sede a Lubiana, a Dubai ed alle Isole Mauritius. La truffa è stimata in 35 milioni di euro. E’ così finalmente e per l’ennesima volta smentita la voce che voleva un Riaz ritirato dagli affari a pascolare pecore in Pakistan.

By Michele Barbera

mercoledì 24 dicembre 2014

IL RISVEGLIO DELL'AMERICA ED IL SONNO DELL'EUROPA (NON PARLIAMO DELL'ITALIA): LA RIPRESA ED IL LETARGO



America is back, proclama ad alta voce Obama. Gli americani, però, a quanto sembra non se ne sono ancora accorti, ma i numeri dati dagli onnipotenti istituti di statistica danno ragione al presidente. Preoccupa il dato, secondo cui, negli ultimi dieci anni i ricchi in America hanno settuplicato i loro patrimoni ed i poveri sono diventati sempre più poveri. La middle class, quella che da noi era la “media borghesia” si va sempre più restringendo. Insomma, negli Stati Uniti o si è ricchi o si è poveri, con spazi sempre più esigui per la gente “di mezzo”. Eppure è innegabile che Obama ha fatto riforme sociali incisive, ad esempio sulla sanità, oltre a dare una svolta social alla politica economica in un tentativo (probabilmente mal riuscito) di restringere la forbice sociale. Niente da fare. Negli States l'unico a comandare è sempre e comunque il buon vecchio dollaro ed i Paperoni dei patrimoni milionari. Per le riforme sociali ci sarà comunque tempo e gli americani potranno sempre sperare nella generosità del Bill Gates di turno che filantropicamente elargirà una infinitesima parte del suo patrimonio per costruire l'ospedale nella sperduta cittadina del deserto. L'augurio che possiamo fare ai nostri cugini di oltre oceano è che il tutto non si risolva nell'ennesimo inghippo statistico, secondo cui – come diceva Bukowski – un tizio con la testa nel forno ed i piedi nel congelatore anziché urlare di dolore statisticamente sta bene.
Ma se l'America eppur si muove, l'Europa e l'Italia sono ancora impantanate nelle paludose melme di una crisi che non se ne vuole andare. Ancora non si è capito che l'Europa in sé non esiste. Ci sono una trentina di Stati che vivono ognuno per i fatti suoi, in cui ognuno decide le tasse che deve applicare ai cittadini, quanto deve costare la produzione di un tavolino, in cui i tenori di vita sono indici disorganizzati del disagio sociale. Senza un'armonizzazione fiscale seria, senza – cioè – regole del gioco uguali per tutti in questo carnevale politico che è l'Europa non c'è alcuna buona base di partenza per l'unione europea. Ed in questo il tanto vituperato piccolo “euro” non c'entra per  nulla. Infatti, come ben sanno i saggi dell'economia, può esistere uno Stato senza moneta, ma non una moneta senza Stato. E nel caso dell'euro lo stato non esiste, anzi, forse ne esistono troppi. Lo sviluppo sociale dell'Europa, se proprio dobbiamo parlarne, passa per forza attraverso una riforma organica della legislazione sociale e dell'armonizzazione fiscale per dare chiarezza ed uguaglianza a tutti gli Europei. Le regole debbono essere chiare e uguali per tutti. Altrimenti non ci sarà mai un'Europa unita e, sopratutto, unica.
Oggi, invece, gli Stati debbono tirare la carretta, guardandosi in cagnesco e cercando di primeggiare inutilmente. In Italia siamo sempre legati alla vecchia concezione gattopardesca, secondo cui quando c'è una crisi bisogna fare una “riforma”: basta che cambi qualcosa per non cambiare nulla. Un politico nostro contemporaneo diceva amaramente che in Italia ogni riforma si conclude con l'aumento delle tasse.
I fatti sembrano dargli ragione. Gli italiani hanno paura del fisco. Di investire. Di consumare. E questa fobia è purtroppo figlia di una realtà di disorientamento fiscale e di ritorsione statale. Il popolo italiano è il più tartassato d'Europa dal punti di vista fiscale ed il paradosso si raggiunge con quel commerciante che, in un'intervista, si dichiara costretto a vendere “in nero” per avere i soldi per pagare le tasse.
Continuiamo così ed andremo a sbattere sul serio.

By Michele

mercoledì 5 giugno 2013

CRISI ECONOMICA E “NO-EURO”: LA DISEQUITA’ FISCALE E IL PIANO “B”



Finalmente se ne sono accorti. Gli economisti più avveduti da tempo parlano dell’euro come di un “involutore” dell’economia europea, di un meccanismo monetario che, condannando all’immobilismo monetario transfrontaliero i Paesi membri, causa squilibri difficilmente riparabili dalle politiche economiche dei singoli stati.
Di conseguenza, ogni Stato membro deve fare per sé, in una corsa assurda che sembra quella del cane che si mangia la propria coda.
Avevamo già esposto in precedenti post quel che pensavamo: che in assenza di una sovranità unica, di un governo unico, di una politica economica e fiscale unica, non aveva senso parlare di moneta unica.
Ora da più parti, compreso il pur eccellente Letta che si sta sforzando oltre ogni dire per rendere permeabili le istituzioni europee alla visione unica del mercato del lavoro, si accusa che alcuni Stati membri fanno, per così dire, “concorrenza sleale”.
Concorrenza sleale significa che in alcuni Paesi, le imprese sono tassate sino a due terzi meno rispetto ad altri, come l’Italia, tristemente nota per i suoi primati fiscalistici.
Con la pressione fiscale non si scherza.
Non si può creare sviluppo o posti di lavoro se non si consente al denaro di creare utile e ricavi piuttosto che finire nella macchina mangia-soldi chiamato “Stato”.
Come si può criticare l’imprenditore che, stufo di lavorare nella propria azienda per mantenere lo Stato che arriva, in certi casi a pretendere oltre la metà dei ricavi?
Come si può criticare l’imprenditore che decide di “emigrare” negli altri Stati membri che gli garantiscono un recupero-risparmio fiscale di oltre due terzi rispetto agli importi pagati in Italia?
Questa corsa l’Italia è destinata a perderla: è come correre in pista con due zavorre ai piedi, mentre gli altri atleti saltellano come gazzelle.
Ed allora, prepariamo il piano B.
Cioè, senza mezzi termini, l’uscita dall’euro.
Non si può sopportare oltre l’infernale meccanismo monetario che costringe gli Stati ad indebitarsi a condizioni inique, a far sprofondare l’economia in una palude silenziosa e che fa esplodere in magma incandescente le tensioni sociali.
Uno Stato sovrano sa benissimo che quando la propria economia è in crisi, la propria moneta viene svalutata per incentivare le esportazioni, frenare le importazioni ed assorbire il debito in valori nominali destinati a rappresentare solo l’involucro della sostanza.
La leva monetaria non è una favola. E l’euro è, invece, l’incubo.
In mancanza di uno Stato Europeo non ha senso la moneta unica europea, che può solo rafforzare i forti ed indebolire i deboli.
Ma la spirale è destinata a coinvolgere anche i Paesi tradizionalmente più forti che sino ad ora hanno speculato sulle economie nazionali più deboli.
Basta con questo gioco al massacro.
Prima che sia troppo tardi ed il nostro tessuto imprenditoriale ne esca compromesso, chiediamo che il Governo si attivi per una ragionata uscita dal circolo vizioso dell’euro, senza se e senza ma. Non solo l’Italia, ma l’Europa stessa lo chiede.

By M. 

venerdì 8 giugno 2012

FUGA DALL'EURO? RITORNANO GLI INVESTIMENTI IN VALUTA


Fuga dall'euro? No problem. 
Gli analisti guardano ora con interesse ai movimenti finanziari di medio e lungo termine in dollari americani, sterline inglesi e franco svizzero. 
La "sparizione" dei contanti dalle banche greche in misura esponenziale, se da un lato ha messo in gravissima crisi il sistema di liquidità interno alla Grecia, dall'altro ha "rinvigorito" il mercato valutario internazionale. 
Ora si cerca l'alternativa all'euro.Che non è solo il solito "oro".
I forzieri di Sua Maestà britannica hanno aperto le porte ai grossi detentori di liquidità ed, in questo momento molti analisti guardano alla sterlina come la "moneta forte" del continente europeo, quella che determinerà realmente il futuro dell'euro. 
L'euro pare entrato in un circolo vizioso di speculazioni e previsioni al ribasso e solo la determinazione della Banca Centrale Europea riesce, per il momento, a tenere uniti i governi europei, tutti alla disperata ricerca di un sistema per frenare l'emorragia dall'euro e tranquillizzare i mercati finanziari internazionali. 
La "strigliata" di Obama ai governanti europei deve essere vista nell'ottica della salvaguardia del bilanciamento "dollaro-euro", raggiunto a fatica dopo dieci anni di guerra fratricida, ma che ha già il fiato corto. Il deprezzamento del dollaro nei confronti dell'euro, spinto da bolle speculative , ha - di fatto - depresso nell'ultimo decennio gli scambi commerciali tra il vecchio continente e gli USA. Ora che il dollaro ha recuperato terreno, un nuovo terremoto valutario destabilizzerebbe nuovamente i rapporti commerciali, alterando in misura significativa la concorrenzialità della moneta europea.
Anche la Cina guarda con preoccupazione ad un fallimento dell'euro.
La Repubblica "rossa" ha fatto incetta in questi anni di dollari, rastrellati dai consumatori americani e poi si è famelicamente rivolta al vecchio continente, propinando merce di qualità discutibile a prezzi stracciati agli europei, contenti di acquistare camice e pantaloni a cinque-sei euro in discutibili bazar, piuttosto che vestirsi nelle vecchie e carissime boutique del centro. Tanto per fare un esempio.
Sarebbe interessante capire quanta "valuta" europea possiede in questo momento la Cina, ma sicuramente, le "eminenze grigie" di Pechino staranno studiando le opportune contromosse per parare eventuali contraccolpi alle esportazioni cinesi nell'area euro. 
L'ultima notizia, fresca ed indiscreta, oltre che indigesta, è trapelata pochi giorni orsono: già da diversi mesi il sistema bancario di Sua Maestà britannica, pare stia stampando le nuove "dracme".
Ma non pensate male:  la nuova valuta, più che spaventare, alletta gli speculatori. 
Se tutto dovesse continuare così, prepariamoci all'autunno caldo dell'euro. 
Sarà una sorta di prova del fuoco. Forse l'ultima di questa strapazzatissima moneta.
Ma ora e sempre a rimetterci saranno i piccoli risparmiatori,  "parchi buoi" delle società di investimento ed i lavoratori. Insomma, i signor Rossi di turno. 
Gli squali saranno già al sicuro nelle loro tane, sazi dopo avere fatto scempio delle loro prede.
By M.

giovedì 24 maggio 2012

NUOVI TALENTI PER LA SCRITTURA DIGITALE CREATIVA: CONCLUSA LA SELEZIONE DI SCRITTURA DIGITALE ED ECCO I VINCITORI



La Redazione di "Supermoney News" e 77Academy hanno concluso i lavori dedicati alla competizione nazionale "Nuovi talenti per la scrittura digitale creativa", una rassegna che ha visto confrontarsi decine di autori e di bloggers sulle tematiche economiche in modo originale e creativo. 
L'Amministratore Delegato di Supermoney ha espresso soddisfazione sia per l'entusiasmo che ha riscosso la manifestazione, sia per l'alta qualità del contenuto dei lavori. 
Inutile sottolineare quanto è importante l'operato divulgativo ed informativo di siti come "Supermoney" che in un'ottica di comparazione offrono agli utenti la possibilità di scegliere tra prodotti solo apparentemente simili. E ciò in un campo delicatissimo quale quello finanziario ed economico che interessa direttamente la vita delle famiglie e dei consumatori. 
Siti indipendenti come "Supermoney" sono garanzia di correttezza dell'informazione e di  un approccio chiaro e completo alle tematiche finanziarie come mutui, assicurazioni, finanziamenti, etc...
Non per nulla il sito riceve oltre 300.000 visite dei clienti ogni mese.
Ecco di seguito il link al comunicato ufficiale di Supermoney news: 


Da parte mia sono molto contento che l'articolo "La quinta rivoluzione monetaria: dal baratto al bitcoin" abbia ricevuto il riconoscimento della redazione con una bella motivazione: "abbiamo premiato quest'articolo perchè è riuscito a coniugare contenuti di attualità economica con una prosa accattivante, in grado di avvicinare anche un pubblico non specialistico a tematiche che spesso possono risultare complesse".
Auguri, comunque, a tutti i vincitori ed un incoraggiamento a tutti quelli che hanno partecipato!
By M. 

giovedì 19 aprile 2012

GOVERNO MONTI: DAL RICATTO SOCIALE ALLA CRESCITA (IL FALLIMENTO DELLE PSEUDORIFORME E LA GUERRA DELL’EURO)



L’avevamo annunciato sul blog parecchi mesi orsono: la difficoltà dell’euro stava nell’assenza di uno stato sovrano di riferimento e di una economia reale che lo sostenesse. 
Oggi all’ex-serpentone monetario ed alla fluttuazione inflazionistica dell’area euro si è sostituito lo spread internazionale. Meccanismo per cui un euro in Italia vale – di fatto – meno che un euro francese o tedesco. E l’italiano deve pagare di più un prestito con tassi di interesse più alti, anche se – alla fine – il debito rimane in euro.
Il governo Monti, si dice, abbia salvato l’Italia dal fallimento. Ma la cura Monti è stata quanto drastica tanto dannosa.
In realtà, e questo lo sanno i signori politicanti e gli “intrallazzisti” di Montecitorio, le riforme Monti giacevano nei cassetti dei ministeri da anni. La verità è che i vari governi, dalla riforma del sistema pensionistico, alle varie leggi e leggine di imposizione fiscale, di controlli e lotta all’evasione, etc… per timore di risultare impopolari e, dunque, per vigliaccheria, ne posticipavano l’entrata in vigore.
E così Monti ed i suoi tecnici, hanno mirabilmente raggiunto l’equilibrio di salvaguardare i privilegi della “casta” e di dissanguare il ceto medio degli italiani agitando lo spettro della Grecia: PAGATE o FALLIREMO. Un po’ come “armiamoci” e “partite”: alla fine la guerra dello spread è ricaduta sul ceto medio italiano che ha affrontato i sacrifici, stringendosi le spalle e svuotandosi le tasche. Ed, a volte, morendo.
La triste, becera e fallimentare battuta di Monti sul “consoliamoci: i suicidi ci sono stati, ma pochi… in Grecia sono stati di più!” riecheggia quella famosa dello statista d’antica memoria : per sedersi al tavolo della pace ci vuole qualche migliaio di morti!
Che si impicchino loro! Che muoiano affogati nei loro privilegi e nelle loro ruberie legalizzate!
L’unico merito che riconosco al governo Monti è che ha riportato un minimo di serietà nella vita politica italiana degenerata da rozzezze e “bunga bunga” che di sicuro hanno fatto “incazzare” (e scusate il termine) la Merkel e Sarkozy più del debito pubblico. Le ricordiamo le risate dei due leader alle spalle del Berlusca (e di noi tutti italianucci… mafia e mandolino?).
Così Monti ha raddrizzato la spina dorsale della politica, si è caricato addosso il pattume delle riforme “antisociali”, ha fatto schizzare la pressione fiscale alle stelle. Ed è incredibilmente riuscito a non toccare i privilegi della casta politica, dei superburocrati, dei baronati universitari, di quelli che sbafano sul denaro pubblico, dei grandi patrimoni, ha fin’anche pagato i debiti dell’Italia alla banca americana dove ha lavorato il figlio, ha rifinanziato il sistema bancario coni soldi della BCE, che volete di più?
Così capita che il piccolo imprenditore si suicida vampirizzato da Equitalia e dalle Banche, mentre il partito politico con i soldi del rimborso elettorale pubblico (che dovrebbe servire a finanziare l’attività politica) si compra lingotti d’oro e diamanti!!!!
Bravo Monti, e adesso?
Adesso… adesso Monti raschia il fondo del barile. Ed è costretto a “rivedere” le previsioni di crescita. Azzerata. Anzi, negativa. Di sicuro per tutto il 2012 (che doveva essere l’anno della riscossa…).
Perché? Lui lo sa benissimo. Togliendo i soldi in tasca agli italiani “medi” ha sprofondato i consumi, ha ridotto la domanda, ha aggravato la crisi delle imprese e degli autonomi, ha cancellato posti di lavoro a migliaia.
E così l’Italia del signor Rossi e del ragionier Fantozzi è sempre più povera. Ed è sempre più tartassata. Perché comunque il “settore pubblico” deve mantenersi. I privilegi vanno salvaguardati: dal superpagato commesso a Montecitorio, al figlio incapace del barone universitario primario di una clinica….
Ma Monti-Nostradamus è bravo con i numeri. Nel 2020, il PIL aumenterà. Siate fiduciosi…. Mica vorrete finire come in Grecia?
Ci dice: pagate l’IMU, fatevi i mutui (se le banche ve li accordano), indebitatevi. Non pensate allo stipendio, al posto fisso. Alla casa di proprietà. Sono cose arretrate… vetuste… che annoiano. Rallegratevi con Equitalia, con il fisco, con le tasse. Sono giuste, buone e belle. Pagate, altrimenti non siete patriottici… siete antitaliani.
Pagate, pagate, pagate. Alla fine qualcosa si smuoverà, girerà: sì…i coglioni agli italiani!
Monti, hai servito i tuoi padroni delle banche, della politica e della massoneria finanziaria.
Hai ripulito le tasche degli italiani. Li hai ridotti alla fame, li hai fatti suicidare.
Ora vuoi fare una cosa seria?
Fai la vera riforma:
1)      riduzione dei parlamentari alla metà degli attuali, riforma del sistema pensionistico degli ex parlamentari ed abolizione dei privilegi per gli “ex” (presidenti del consiglio, etc…);
2)      tetto massimo agli stipendi pubblici e soppressione degli enti inutili;
3)      allineamento degli impieghi pubblici e dei loro stipendi a parità di mansioni (perché il commesso di Montecitorio deve guadagnare sette volte in più del commesso del Comune di Roma?);
4)      riduzione del finanziamento pubblico ai partiti (del cinquanta per cento) e l’introduzione dello “scopo” con verifica della Corte dei Conti;
5)      riduzione della pressione fiscale sugli stipendi per incentivare i consumi delle famiglie;
6)      deducibilità integrale dalle tasse dei consumi (anche per il carburante) anche per il privato;
7)      riduzione delle auto blu (sono troppe ed inquinano… non solo l’aria);
8)      azzeramento dei tributi per le imprese di nuova costituzione per i prossimi tre anni;
9)      introduzione del “contratto sociale di lavoro”, ossia contratto a retribuzione e contribuzione agevolata per le imprese che assumono precari o giovani di primo impiego a tempo indeterminato;
10)  tassazione dei grandi patrimoni finanziari una tantum;
11)  obbligo del prestito di scopo per le banche per i giovani ed obbligo di investire in Italia il cinquanta per cento delle risorse finanziarie destinate agli impieghi ed alle speculazioni;
12)  possibilità di cancellazione per “incapacità economica” dei debiti fiscali;
13)  esenzione per cinque anni dalle imposte statali per le imprese estere che impiantano stabilimenti in Italia;
14)  pubblicità massima e deburocratizzazione delle risorse comunitarie e facilità di accesso alle stesse (basta con i bandi astrusi e con le speculazioni locali), gestione ai singoli comuni delle pratiche di finanziamento per le iniziative locali;
15)  collocamento obbligatorio al lavoro: chi rifiuta un lavoro (anche manuale) non può ricevere sussidi;
16)  regolamentazione dell’immigrazione clandestina e non. Non ha senso che vi siano italiani morti di fame e disoccupati, mentre gli immigrati hanno lavoro ed agevolazioni. Non è razzismo. E’ giustizia.
Avremmo altre idee…. E voi pure. Ne siamo sicuri.
Ma a noi basterebbe che si mettesse mano a queste.
Agite, veramente, per salvare non l’Italia, ma gli italiani.
Altrimenti, tornatevene a casa.
Che è meglio per tutti.
By M.

mercoledì 18 gennaio 2012

MONTI, IL MAL DELL’EURO E LA RIVOLTA DELLA SICILIA: IL MOVIMENTO DEI FORCONI


  VS. 

L’errore più grave di Monti è stato quello di considerare la recessione come una crisi esclusivamente dal punto di vista “finanziario”. Sì è vero il premier si è ammantato di rigorismo, di austerità. Ma forse era proprio quello che non doveva fare.
La drammaticità con cui ha affrontato il problema, nel silenzio tombale dell’incapacità di quei signori che siedono e mangiano a ufo nelle camere del parlamento, ha consentito a Monti la piena libertà di azione, sfalciando e rincarando secondo le esigenze del momento.
Ma la finanza, quella stessa finanza a cui lui teneva e su cui contava, la finanza delle speculazioni, la finanza dei gruppi economici di pressione lo ha tradito. Lo ha strumentalizzato, speriamo in buona fede, e poi ha tirato i remi in barca
Di conseguenza in Italia si è verificato: 
- abbattimento dei consumi con conseguente calo dell’offerta e della produzione;
- freno sulle economie di scala, cioè sul contenimento dei prezzi che derivano proporzionalmente alla ingente quantità di merce prodotta e commercializzata;
- minori risorse economiche;
- pressione fiscale progressivamente sempre più stringente e soffocante, atteso che i “numeri” debbono essere rispettati.
In breve, siamo entrati in un circolo vizioso di “stagflazione”. Una mefistofelica situazione di assoluta negatività per l'economia: un circuito in cui aumentano i prezzi e diminuisce la produzione ed il denaro.
E la finanza, assetata di liquidità, è piombata su quella preda facile facile che è l’Italia, speculando sui titoli di stato.
Già a luglio scorso ci siamo occupati dell'euro ed abbiamo spiegato (ma certi economisti inascoltati lo predicano da anni) perchè non funziona e quali sono le sue storture. Non ripeteremo quello che è stato detto e che potete leggere nel relativo post.
* * * * * *
Con Monti lo spread Italia-Germania non è diminuito.
Anzi, il divario reale fra l’economia italiana e l’economia tedesca è aumentato irrimediabilmente.
Gli economisti lo sanno che una situazione come questa agevola paradossalmente la Germania rispetto all’Italia. La Germania, infatti, potrà produrre a pieno ritmo, potrà permettersi di abbassare le tasse, potrà incentivare la produzione ed avvantaggiarsi di una migliore competitività e... vendere la propria merce agli italiani
E a noi cosa tocca?
Tocca solo di pagare il maggior peso degli interessi sul debito pubblico. E fare arricchire le banche. Anche quelle tedesche.
Nel frattempo il divario sociale aumenta: pochi, pochissimi ricchi e una stragrande maggioranza di poveri o “nuovi” poveri.
La rivolta degli autotrasportatori siciliani, beffati, anzi “cornuti e mazziati”, o dei taxisti non è che la punta dell’iceberg. Ne vedremo delle belle.
L’unica vera mancanza del malgoverno Berlusconi e dei governetti che lo hanno preceduto è stata la mancanza di una vera politica economica che rafforzasse le infrastrutture, che potenziasse la rete produttiva e che valorizzasse le risorse comunitarie.
Monti non poteva far miracoli, ma almeno poteva risparmiarsi di sbagliare ancora.
E, per favore, i Ministri del Governo non piangano quando frustano e dissanguano gli italiani.
Sono lacrime di coccodrillo. Non siamo stupidi.
Il pianto, almeno quello, non toglietecelo.
Amaramente, by M.
Questa bellissima immagine (rende bene l'idea no?) è frutto dell'inventiva di Luca Caruso e degli altri amici di "neronera.com - design and communication". Visitate il loro sito!

giovedì 14 luglio 2011

IL DENARO

Il denaro può comprare una casa,
ma non una famiglia.
Il denaro può comprare un orologio,
però non il tempo.
Il denaro può comprare un letto,
ma non il sonno.
Il denaro può comprare un libro,
però non la conoscenza.
Il denaro può pagare un medico,
ma non la salute.
Il denaro può comprare una posizione ,
però non il rispetto.
Il denaro può comprare il sangue,
ma non la vita.
Il denaro può comprare sesso,
però non l’amore.
Il denaro è utile
ci aiuta a soddisfare i nostri bisogni materiali
ma non compensa
e non può comprare i sentimenti più profondi.
Trattiamolo sì, rispettando il suo valore
nelle nostre tasche,
senza dimenticare però il nostro, di valore,
che è vivere la vita.

(P.S.: Non è mia ma circola sul WEB ed è bellissima e fa riflettere)
Saluti by M.