lunedì 23 marzo 2015

IL FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO “CORTO” A SCIACCA: “S…CORTICANDO” E SI FESTEGGIA ANCHE LA GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO


Giunto alla seconda edizione, “S…Corticando” a Sciacca è diventato un punto di riferimento nazionale per la rassegna del “corto teatrale”, assurto a vera e propria forma drammaturgica che richiede, in un arco temporale ristretto una vera e propria rappresentazione scenica completa. Abbandonata la forma dello sketch comico, discendente da certa tradizione cabarettistica, o l’avanspettacolo da teatro del dopoguerra, il corto teatrale  ha avuto una parabola ascendente e si è affermato come corpus drammatico, capace, in pochi minuti di instillare nello spettatore emozioni forti e trascinanti.
La compagnia teatrale “TeatrOltre” di Sciacca ha offerto al pubblico di tutta Italia interessanti spettacoli- rappresentazioni di "corti" (quali Replay) ed è stata all’avanguardia in questo genere. Quasi naturale che l’avvicinamento al “corto” fungesse da musa ispiratrice per la nascita del Festival Nazionale “S…Corticando” a Sciacca.
Il direttore artistico del Festival, l’attore, regista e drammaturgo Franco Bruno, ha avuto parole appassionate per questa manifestazione saccense che quest’anno ha interessato compagnie di tutta Italia: da Agrigento sino a Genova per passare da Matera.
Le due serate in cui si è svolto il Festival hanno conosciuto, all’insegna di un pubblico attento e particolarmente partecipativo, le rappresentazioni di otto Gruppi Teatrali di cui uno fuori concorso.
Ha inaugurato il Festival la Compagnia MUTE di Agrigento con lo spettacolo “Metrò d’amore”, una storia di un amore in un ambiente urbano, la surreale stazione di una metropolitana, dove frammenti di vita quotidiana vengono sintetizzati da uomini-automi, vittime di una alienante realtà che contrasta il sentimento genuino ed autentico di due giovani. Abile ed intrigante la regia di Raimondo Lo Presti.
A seguire il Gruppo Teatrale del Liceo Classico “T. Fazello” di Sciacca, fuori concorso, che con l’attenta regia di Rossana Puccio, ha presentato lo spettacolo “L’Arca” dove il concetto di “viaggio” è stato metaforizzato ed assolutizzato in una sapiente fusione diacronica delle esperienze del mito classico, sino ad arrivare alle tragedie dell’immigrazione transmediterranea, passando per la narrazione sciasciana dei migranti siciliani.
La Compagnia PORTA VAGNU di Sciacca ha presentato “Amleto… ma non troppo, forse mai” per la regia innovativa di Anita Lorefice, che ha saputo coniugare immagini del teatro classico con la realtà contemporanea mediante l’innesto di agili plot narrativi, riproponendo in chiave accattivante  e burlesca il teatro "delle periferie", vettore di messaggi sociali celati da abili pennellate ironiche. 
Di Licata la Compagnia DIETRO LE QUINTE, che ha concluso la prima serata con una recitazione in dialetto di un testo di J. Cocteau, “Il bell’indifferente”. Il registra Gaspare Frumento ha colto l’essenza del dolore di una donna innamorata di un giovane che la ignora, umiliandola con la sua assenza e ferendo i suoi sentimenti. Ottima prova recitativa delle due attrici.
La serata di sabato ha visto in scena la compagnia di Nova Siri (MT) GRUPPO GIANO TEATRO con lo spettacolo “La Strategia” per la regia di Roberto Natale, un’interessante drammatizzazione dei meccanismi di manipolazione del consenso politico e di controllo delle masse. Alto il messaggio socio-politico, che si insinua negli interstizi della metafora recitativa.
Il festival è continuato con la compagnia RAMULIA di Camastra (AG) che ha presentato, in chiave rivisitata ed originale, lo spettacolo in dialetto “CaloiruPispisa” per la regia di Salvatore Nocera Bracco, in cui la “follia” pirandelliana qui rivisitata come “babbitudine”, “idiozia”, diventa unica chiave di lettura della “realtà”.L’idiota si rifugia in un personaggio-macchietta che, cosciente della emarginazione sociale in cui vive, l’accetta come contraccambio della “verità” o, forse, come fuga dalla realtà difficile da accettare senza compromessi falsi ed ipocriti.
I SENZATEATRO di Ferrandina (MT) per la regia di Davide Di Prima hanno presentato lo spettacolo “Che sono le stelle del cielo?” in cui l’autore, con un testo emozionante e dotato di acutezza espressiva, ha sintetizzato due esistenze “al buio”, una quella di un carcerato all’Ucciardone, animato di piccole emozioni e di una forza interiore che ne guida una forte presa di coscienza e l’altra quella di una monaca forzata, in cui il conflitto interiore esplode nella fuga dal convento, alla ricerca di una libertà che scopre essere appagata da un ritorno alla fede. Complessa ed appassionata la recitazione dei due attori.
Ha chiuso il Festival il degno spettacolo de LA POZZANGHERA di Genova, che ha presentato – per la regia accorta di Lidia Giannuzzi – lo spettacolo “Bitch (Natura morta in un fosso)” in cui rivive il dramma delle “deportate” dall’Est Europa, donne illuse da macchinatori senza scrupoli, che segregano le giovani per riservarle al turpe mercato del sesso. I confini del mondo diventano allora gli squallidi profili di una piazzola di rifornimento, dove Bitch trascorre il suo tempo. Il dramma di una compagna uccisa risveglia in lei l’orgoglio della denuncia ed il rispetto di se stessa.
Il festival ha visto l’affermazione della Compagnia RAMULIA, a cui va il meritato plauso, ma va anche detto che il lavoro della Giuria di Qualità presieduta da Accursio Soldano e composta, oltre che dal sottoscritto, anche da Rossana Puccio, Pippo Santangelo, Joey Bongiorno, ha dovuto operare un’attenta disamina dei lavori presentati, tutti di ottimo livello e di una varietà impressionante di registri drammatici.
Al lavoro della Giuria di Qualità si è affiancato quello della Giuria dei Giovani che hanno proposto la loro valutazione e che hanno dimostrato di aver seguito attentamente i lavori del Festival.
Il festival è stata anche l'occasione per festeggiare a Sciacca la GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO, in onore della quale è stato letto il messaggio di Krzysztof Warlikowski, grande regista polacco

Un ringraziamento a tutta la Compagnia TealtrOltre, al Maestro Franco Bruno, al direttore organizzativo Maria Grazia Catania, ai bravi presentatori Nicola  Puleo e Francesca Licari ed a tutto lo staff operativo, per l’ottima esperienza teatrale che hanno saputo offrire al pubblico saccense, con l’augurio di una sempre maggiore crescita della manifestazione. 

By Michele Barbera




lunedì 9 marzo 2015

NON “BEVIAMOCI” LE BUGIE, LA VERITA’ SULL’ACQUA SICILIANA/1: GLI ARTIGLI DELLE MULTINAZIONALI

Le multinazionali sono come il diavolo: il loro più grande inganno è quello di far credere che non esistono. La nostra indagine sull’acqua siciliana inizia proprio dove dovrebbe finire. In questo post denunceremo come due pericolosissime multinazionali si sono infiltrate come un virus maligno nell’acqua siciliana da Siciliacque alla famigerata Girgenti Acque. E sono ancora lì come coccodrilli affamati in attesa di poter dare il colpo mortale con la connivenza corrotta di funzionari e politici. Voglio dare subito questa notizia proprio per tagliare la testa al coccodrillo, impedire che mentre alla base si combatte una lotta tra disperati, a monte c’è già chi si spartisce la torta.
Sembra quasi un paradosso che le multinazionali si accaniscano contro una regione secolarmente siccitosa e scarsa d’acqua. Non è così. Per loro vale la regola che dove c’è più bisogno, maggiore è il profitto.
In Sicilia c’era una volta l’EAS, pachidermico carrozzone politico-burocratico, cronicamente ammalato di “appalticismo”, oltre che di apatica inefficienza. L’ipocrisia politica, anziché migliorare l’EAS ne ha fatto merce di svendita: è subentrata SICILIACQUE s.p.a., presentata come modello di efficienza e di economicità. In breve, ha sdoganato l’ingresso dei privati nel business dell’acqua in Sicilia.
Fatemi il favore di vedere la composizione di SICILIACQUE: solo il 25% è di proprietà della Regione Siciliana. Insomma, capitelo bene: SICILIACQUE E’ UNA SOCIETA’ PRIVATA IN MANO A PRIVATI. E l’altro 75%? A seguire i passaggi di quote sociali nell’ultimo quinquennio c’è da farsi venire il mal di capo. Di fatto l’azionista che ha acquisito quote su quote nell’ultimo periodo, con una scalata silenziosa, ha un solo nome “finale”: VEOLIA, ipertrofica ed avida multinazionale francese di monopolio delle acque.  E’ lei l’azionista di riferimento di SICILIACQUE s.p.a. E’ lei di fatto la padrona della maggior parte delle risorse idriche in Sicilia.
VEOLIA è un nome che sembra quello di un assorbente femminile. Non vi ingannate. E’ il coccodrillo. VEOLIA ha origini dalla società lionese delle acque, ma, come una massa tumorale, si è ipertrofizzata.
Andate a controllare il sito dell’organizzazione in Italia di VEOLIA, troverete almeno NOVE società che si incastrano fra loro, fra cui la Veolia Acqua Compagnia Generale delle Acque s.r.l., “holding del gruppo in Italia” “incaricata di diffondere i valori del Gruppo”, la famigerata SIBA s.p.a, appaltatrice di opere idrauliche, la SAGIDEP s.p.a. gestore delle acque nel nord-ovest italiano, sino a noi: la SICILIACQUE s.p.a., definita nel sito “operativa in Sicilia per la gestione dell’acqua all’ingrosso”.
Sì, proprio così all’ingrosso. L’acqua siciliana è finita come una merce nella vetrina di una multinazionale. Non gliene fotte niente della gente, degli impianti, dell’economia, dell’efficienza o di altro. Gli interessa l’acqua. All’ingrosso.
E al dettaglio? E’ giusto. Al dettaglio in Sicilia troviamo un’altra multinazionale, implacabile e silenziosa come una malattia letale: AQUALIA, il nome che ricorda quello di uno shampoo alle alghe. Infida e pericolosa come un serpente. AQUALIA è di origini spagnole, ma – brava lei – ha ramificazioni in Portogallo, Cecoslovacchia, etcc… E l’Italia? Massì, ci siamo anche noi nella vetrina di questa compagnia. Con Caltanissetta e precisamente con “CALTACQUA”, assegnataria degli impianti nel nisseno. CALTACQUA è nelle solide mani della multinazionale spagnola. AQUALIA è fra i soci di ACOSET s.p.a., famigerata società privata che gestisce l’acqua dei catanesi (ahiloro!). ACOSET è azionista di riferimento di GIRGENTI ACQUE (25% alle penultime statistiche).  E finalmente ci siamo. Amministratore delegato, cariche tecniche: sono in mano a gente designata dall’ACOSET s.p.a.. Voi pensate che dietro GIRGENTI ACQUE s.p.a. ci sia solo qualche onusto imprenditore agrigentino e la solita “carrettata” di amici politicamente orientati? Forse, ma loro sono lì a sgranocchiare qualche ossicino di scarto. Guardate oltre. Il coccodrillo. Sotto il pelo dell’acqua. Dorme, pare dormire, ma ha le fauci spalancate, i denti sporchi di sangue.
Girgenti Acque agisce con i crismi del profitto e del potere, anche mediatico. La lobby delle società sull’acqua cresce di giorno in giorno in parallelo con la debolezza del potere pubblico. E ciò nonostante già in Italia si contano a decine gli scandali con le società concessionarie dei servizi sull’acqua tesi a massimizzare i profitti. Sono questi i “valori” che dicono di propagare con i loro affari milionari? O è solo il morso del coccodrillo?
Da noi tutto questo è stato consentito dalla Regione Siciliana. I nostri governanti si sono messi il cappio al collo da soli. E le multinazionali non temono le pastoie burocratiche, i ritardi, le lungaggini e sanno aspettare, negoziare, tentare. Ricordate: con il diavolo non si scende a compromessi, per buttarlo fuori, ci vuole l’esorcismo, per quanto doloroso possa essere. Per riconquistare l’acqua pubblica, la Regione dovrebbe iniziare da lì: buttiamo fuori i privati da SICILIACQUE s.p.a., frutto di un patto scellerato consumato alle spalle dei siciliani.

E per favore, non credete ai bilanci “in rosso” di società come Girgenti Acque: sono lacrime… di coccodrillo. L’imprenditore se vede che l’affare va male, abbandona, non moltiplica la sua partecipazione nella società.
QUALCHE DATO? 
(dal provv.to n.14107 dell'AGCM): 
COMPAGNIE GÉNÉRALE DES EAUX SCA (di seguito, CGE) è una società in accomandita che opera a livello europeo, nel settore della gestione del ciclo idrico integrato. CGE è la holding della divisione Acqua di Veolia Environnement, società di diritto francese attiva nei settori dell’energia, dell’acqua, dei rifiuti e dei trasporti; la divisione Acqua è operativa anche nel trattamento delle acque reflue, nonché nella progettazione di soluzioni tecnologiche e nella realizzazione di infrastrutture. Nel 2003 il gruppo Veolia ha realizzato un fatturato consolidato a livello mondiale di circa 29 miliardi di euro, di cui 23 miliardi negli Stati membri dell’Unione Europea e 585 milioni in Italia. 
ENEL HYDRO S.p.A. (di seguito, Enel Hydro) è una società attiva nella progettazione e realizzazione delle infrastrutture idriche e nella gestione del servizio idrico integrato. L’intero capitale sociale di Enel Hydro è detenuto da Enel S.p.A. (di seguito Enel), il principale operatore nazionale del settore elettrico, che svolge attività di produzione, trasmissione, distribuzione e vendita di energia elettrica. Enel è anche presente nei settori delle telecomunicazioni, dell'engineering, del contracting immobiliare, idrico e della distribuzione del gas metano. Il fatturato consolidato, realizzato in Italia da Enel Hydro, nel 2003, è stato di circa 30 milioni di euro. 
IDROSICILIA S.p.A. (di seguito, Idrosicilia) è una società costituita nel 2003 tra le società del raggruppamento temporaneo di imprese che hanno partecipato alla gara indetta dalla Regione Sicilia per individuare il socio privato di Sicilacque S.p.A., società mista partecipata dall’Ente Acquedotti Siciliani e dalla Regione Sicilia per la gestione dell’adduzione a circa un terzo della popolazione siciliana. Idrosicilia detiene il 75% del capitale sociale di Sicilacque. Idrosicilia è controllata congiuntamente da Enel, da un lato, e da un pool di investitori (COMPAGNIE GÉNÉRALE DES EAUX SCA, 5%; Acqua S.p.A., 10%; Siba S.p.A., 5%; Emit S.p.A., 5%; PT S.r.l., 5%; Amitech Spain S.A., 10%). Nel 2003, Idrosicilia, anno della sua costituzione, non ha dichiarato alcun fatturato, pur disponendo di investimenti milionari.


SICILIACQUE s.p.a. fa bella mostra anche nella controllata di VEOLIA, la società SIBA, ecco la news direttamente dal sito di quest'ultima società:  

Siciliacque Spa. La società, in seguito all’aggiudicazione di una gara, è concessionaria fino all’anno 2043 della Regione Sicilia per la gestione del solo servizio di grande adduzione consegnando ai serbatoi di circa 130 comuni acqua potabile; inoltre serve più di 2000 utenze commerciali, industriali, domestiche e di servizio dislocate lungo il tracciato degli acquedotti. Le utenze in questione sono indicate come esterne, per evidenziare la differenza dalle utenze interne ai centri urbani, servite dal gestore della rete interna. La partecipazione di SIBA è del 75% esprimendo altresì la figura dell’Amministratore Delegato.

VERGOGNA!!!

venerdì 20 febbraio 2015

ACQUA BENE DELL'UMANITA' : PERCHE' E' PUBBLICA E TALE DEVE RIMANERE

L'acqua potabile è un bene dell'umanità inalienabile. Come l'aria, come la libertà. E' essenziale per la vita, tutti hanno diritto ad usufruirne, secondo i propri bisogni, senza sprecarla. Senz'acqua si muore. L'uomo, invece, assatanato dal profitto e dall'egoismo ne sta facendo un'arma micidiale contro i propri simili. Puntata ad alzo zero. Ed i tempi stringono: il conto alla rovescia è già iniziato.
La guerra silenziosa. Sull'acqua oggi si sta combattendo in Italia e nel resto del mondo una battaglia silenziosa. In Francia dove Chirac nel 1984 ha privatizzato l'acqua, si sta facendo marcia indietro. Le multinazionali dell'acqua avevano assetato le città, putrefacendo le reti pubbliche di distribuzione e generando superprofitti stimati in oltre trenta milioni di euro all'anno solo per una città come Parigi. E' un affare da trilioni di euro su scala mondiale, che genera superprofitti incalcolabili. Anche Berlino sta facendo marcia indietro, dopo che i tedeschi hanno visto salire a dismisura le tariffe e diventare un disastro la distribuzione dell'acqua. Noi italiani non solo arriviamo in ritardo, ma – asini che siamo – non sappiamo neanche imparare dagli errori storici degli altri. La guerra dell'acqua non ha tregua e si combatte in ogni parte del mondo. Le multinazionali nascondono la loro voglia di speculazione e di superprofitti in ogni modo. Oggi ci sono nazioni, spinte dal bisogno e dalla corruzione endemica, che privatizzano i corsi d'acqua, le reti di distribuzione, i servizi idrici. Ci sono nazioni in Africa che stanno ricevendo “aiuti” e costruzioni di infrastrutture da multinazionali cinese, americana, russa e da altri mercati ricchi, ed in cambio cedono diritti di sfruttamento del territorio che comprendono anche le risorse idriche. I potentati finanziari mondiali (Fondo Monetario Internazionale in primis e Banca Mondiale) hanno già messo le grinfie su tutte le economie mondiali. E l'acqua è una pedina strategica e fondamentale. Proprio per la sua necessità. E tanto più povere sono tanto più sono esposte ai diktat delle trojke. E non lamentiamoci se poi esplode la rabbia di interi popoli.
La legge del profitto. L'acqua è un prodotto ottimale per ricavare profitti ed i cosiddetti “superprofitti”, utili economici non giustificati da alcun esborso e, in certi casi non prevedibili, che vengono generati solo dall'avere innescato un processo di profitto. Il denaro fine a se stesso, che si autogenera come un cancro mostruoso. La speculazione dell'acqua avviene su due fronti: il controllo delle fonti ed il controllo dell'utenza. I passaggi intermedi non interessano perchè rappresentano solo dei costi da minimizzare. Quello che conta è avere il rubinetto nelle mani e far pagare chi utilizza l'acqua. In soldoni, l'efficienza del sistema di distribuzione non interessa. Le reti possono andare in malora. Ma se ti arriva anche una sola goccia d'acqua, la devi pagare.
Avere il monopolio delle sorgenti o, meglio, della “produzione” significa decidere la destinazione del bene, a chi venderlo, come venderlo e, sopratutto, “se” venderlo. La domanda-bisogno genera l'offerta. La misura dell'offerta (la quantità prodotta) il profitto. A chi vende il bene interessa che sul mercato ve ne sia solo la minima quantità possibile, perché solo così si innalza il prezzo e la gente è disposta a pagare di più.
Le multinazionali. L' “oro blu”, come è definita vergognosamente l'acqua, ha scatenato da tempo gli appetiti delle multinazionali. Chiamatele VEOLIA (presente in 60 paesi), SUEZ, LYONNAISE DES EAUX (presente in almeno 120 nazioni). L'americana THAMES WATER, gestore multinazionale di servizi e risorse idriche, è stata assorbita da KEMBLE WATER, controllata dal MACUQERIE GROUP, multinazionale di servizi bancari e di fondi d'investimento. Queste società non “producono” acqua. Semplicemente la “gestiscono”. Il sogno di tutti i Paperoni: avere la produzione di un bene a costo zero e speculare sulla sua “vendita” e sul suo bisogno. Non ci danno nulla, ci vendono solo quello che già ci appartiene come bene dell'umanità. Ricavandone profitti di trilioni di dollari.
La lotta alla privatizzazione. Le multinazionali hanno soldi, potere, uomini e sono senza scrupolo. Agitano crisi, fanno cadere popoli e governi, istigano guerre, se ne fottono della gente, dell'ambiente e di tutto quello che il buon senso dovrebbe tutelare e rispettare. Tutto in nome del dio-profitto. Battiamole sul loro stesso terreno. Le società-vampiro si sono insinuate nel nostro territorio con la scusa di essere comodi “postifici” e “poltronifici”, come gli ATO rifiuti e strutture similari, inventate dal genio malizioso e speculativo. I nostri politici - bastardi e corrotti - per interessi clientelari hanno consentito che questo cancro si sviluppasse e con la scusa di pseudo-contratti o garbugli vari. Quando un politico inneggia alla privatizzazione dell'acqua, fatemi un piacere: sputategli in faccia e prendetelo a calci nel sedere. Non vi preoccupate: si tratta di legittima difesa della vostra vita e di quella dei vostri figli. Quando il cancro c'è va estirpato in ogni modo e maniera: denunciate i politici corrotti, le assunzioni sospette, le “poltrone” facili, fate resistenza civile, denunciate le inefficienze delle reti di distribuzione, sommergeteli di reclami, opponetevi alla interruzione di forniture, fate impazzire i loro sistemi informatici. Chiedete risarcimenti danni milionari. Insomma, fate legalmente diventare un succulento bocconcino un polpettone indigesto. Solo così abbandoneranno il campo.
Nota per gli amministratori locali e non. Le diffide inviate da questo o quel funzionario non sono fondate, sono assolutamente illegittime: c'è un referendum, c'è una legge. Nessuno è tenuto ad obbedire ad un ordine illegittimo. Non solo, ma le società di erogazione dell'acqua privata già si sono segnalate in Sicilia per la loro incapacità a soddisfare i reali bisogni delle popolazioni. Acqua, scuola, rifiuti, ambiente, sanità e giustizia NON vanno mai privatizzati. Ricordatevelo. Se avete a cuore il benessere del popolo. Altrimenti andate a vaffa.... perchè non meritate né il consenso, né il rispetto della vostra gente.

Su Girgenti Acque. Su questa società molto si è detto e molto si è scritto. Ma è ancora lì, appollaiata come un avvoltoio, sulla nostra acqua. Scriveremo. Vi assicuro che il materiale c'è ed è di tutto interesse. Sino a quando questo mostro, questo golem infernale, non sarà cancellato dalla nostra storia. 

mercoledì 11 febbraio 2015

IL PIACERE DI LEGGERE: L’ULTIMO GIORNO DI UN CONDANNATO A MORTE DI V. HUGO


Quando Victor Hugo scrisse quest’opera proteiforme si era all’indomani della Rivoluzione francese ma la ghigliottina continuava cinicamente a fare il suo dovere di “assassina dolce”, tranne in quei (non rari) casi in cui la morte del condannato non avveniva immediatamente ed allora si ricorreva a mezzi più o meno rozzi (un coltello di macellaio per troncare i nervi del collo, ma Hugo narra di gente che tirava il condannato dai piedi per staccargli quanto era rimasto della testa attaccato al busto) per finire l’esecuzione.
In questo, che è un manifesto contro la barbarie della pena di morte, Hugo aveva evitato nelle prime edizioni di apporre il suo nome come autore, temendo ritorsioni. Solo nella edizione del 15 marzo 1832 egli scrive la Prefazione, un bellissimo saggio sulla inutilità della pena di morte che fa riflettere il lettore. Da segnare un cammeo, dove Hugo riflette sul fatto che la società non può “punire per vendicarsi”, ma “correggere per migliorare” e “niente boia, dove basta il carceriere”. Ritengo che chiunque voglia approfondire il tema della pena di morte, debba leggersi quanto scritto da Hugo in questa prefazione-saggio, dove stempera la sua esperienza personale (terribile) con insegnamenti filosofici altissimi.
La seconda parte del manoscritto è “Una commedia a proposito di una tragedia” un breve e quasi scanzonato dialogo tra vari personaggi sulla pena di morte e sulla sua utilità. Significativo un passo:
“IL SIGNORE GRASSO: (…) Ogni tanto in Francia si tagliava qua e là una testa, al massimo un paio alla settimana. E tutto senza clamore, senza scandalo. Non dicevano nulla. Nessuno ci pensava. Nient’affatto, ecco un libro…un libro che fa venire un orribile mal di testa.
IL SIGNORE MAGRO: Come potrà più condannare un giurato, dopo averlo letto?
ERGASTE: Così si turbano le coscienze.(…)
IL POETA: Quel che è certo è che i libri sono assai spesso un veleno sovversivo dell’ordine sociale.”
Da ultimo, si apre il romanzo vero e proprio, sotto forma di diario, o, forse, è meglio dire di frammenti dove fatti, sentimenti, riflessioni si intrecciano per delineare il quadro terribile dell’angoscia che attanaglia quest’uomo, il condannato. Dice bene lo strillo di quarta dell’edizione che ho letto: nella sua mente incredula ed atterrita si consuma lenta e inesorabile l’attesa, scandita dal ritmo ossessivo, martellante degli ultimi pensieri. L’angoscia cresce, di minuto in minuto, e la coscienza della colpa si infrange di fronte all’oscenità abominevole della folla che pretende, urlante, il suo spettacolo capitale”.
E’ un libro perfomante, con tre modi affrontare lo stesso problema, tre scritture che si intrecciano e si implementano, arricchendosi. Un’opera che induce a intime riflessioni sui grandi temi della vita, sui valori universali. Impeccabile la forma ed accattivante il plot che fa presagire un finale diverso da quello che poi effettivamente adotta l’autore.


domenica 8 febbraio 2015

PREMIO CALLIOPE - INSIEME PER SCRIVERE: PODIO AL RACCONTO "TOTINO E IL MARE DI NOTTE"


L'Associazione Santa Cecilia di Buseto Palizzolo, con il patrocinio di numerosi Enti Pubblici, l'ausilio dell'ICLAP, hanno dato vita sul Lungomare di Erice ad una bellissima kermesse musico-letteraria in cui musiche di infinita dolcezza ed espressività si sono mescolate a letture di poesie e di testi. Bravissima l'orchestra diretta dal Maestro Oddo nell'esecuzione dei brani. 
Assai partecipata la manifestazione letteraria con opere pervenute da ogni parte d'Italia e sin'anche dalla Spagna.
Dal canto mio non posso che essere orgoglioso del risultato raggiunto dal racconto "Totino e il mare di notte" che è stato premiato dalla Giuria con la seguente motivazione: Le conquiste realizzate sono momenti di crescita, ci narra l’Autore, soprattutto per i bambini la cui Interiorità non è sempre capita dagli adulti. La voglia di stare solo, la timidezza, la poca loquacità, lo stato di malattia lo portano a vivere in un mondo tutto suo, popolato dai suoi eroi. Totino riesce ad intrecciare un rapporto di amicizia solo con un suo coetaneo durante una vacanza in Sicilia. E’ molto poetico il passaggio in cui il bambino afferma la propria autonomia dando alle tartarughine catturate dall’amico la libertà. Racconto tenero e toccante.
Un Augurio a Giuseppe Vultaggio, anima preziosa dell'evento, ed a tutti gli amici di Trapani per il prosieguo del Premio, sicuramente destinato ad un brillante futuro.