venerdì 17 agosto 2018

MENFI E IL… TURISMO?




Inutile, è ormai un tormentone estivo che si trascina da anni. A Menfi, puntualmente, ad agosto esplode il “caso” turismo. Quest’anno anche in modo simpatico ed ironico: uno scambio di “lettere” virtuali tra il turista e vari cittadini menfitani che hanno interpretato (e giudicato) a modo loro il turista e le sue pretese.
A Menfi d’estate, invariabilmente, arrivano due specie di “turisti”: una è l’emigrato che ritorna in paese e l’altro è il turista vero e proprio, quello, cioè, che sceglie Menfi come meta del suo viaggio.
Per esperienza personale, fermo restando che parlo della media e non del caso specifico, l’emigrato che ritorna, inevitabilmente, critica quello che trova, che vorrebbe ad immagine e somiglianza del luogo dove risiede e lavora, che vanta oltre misura come una sorta di eden, sia nazionale che estero, dove tutto funziona mirabilmente e l’efficienza dei servizi è al massimo. Sarà pure così, ma ogni luogo ed ogni paese hanno le loro peculiarità: non esistono paradisi in terra (forse una volta).
Del resto, la Sicilia, per fortuna o per sfortuna, paga lo scotto, almeno nelle nostre zone, di una scarsa industrializzazione, di una arretratezza delle strutture e, vivaddio, di un ambiente ancora non compromesso dalle spinte di un progresso devastante. I difetti ci sono, ma a fronte dell’aria pestilenziale che si respira in qualche megalopoli del nord, di un traffico perennemente impazzito e nevrastenico, di ritmi convulsi e ipertesi, preferisco Menfi, sonnolente, pigra e, magari, insoddisfacente, ma con il suo mare, la sua dimensione umana del vivere, la sua agricoltura, etc…
Migliorare si può ma la “perfettibilità” è propria della imperfezione. Basta la volontà. Che qui a Menfi, è vero, latita.
Altra cosa è il turista vero e proprio che sceglie Menfi. Qui non si tratta di “ricongiungimenti” parentali o di ritorni alle origini. E la critica fa senz’altro bene ed è doveroso accettarla (quando è giustificata).
Da anni nel settore turistico non si parla più di “turismo”, ma di “offerta turistica”. Cioè l’insieme di servizi che un territorio offre a chi lo visita: svago, sport, cultura, arte, ospitalità, ristorazione, etc…
Sino a quando a Menfi non si svilupperà il concetto di offerta turistica, in un insieme organizzato e fruibile, parleremo di aria fritta.
Il turista, nella media, sceglie la propria meta proprio in virtù delle aspettative che offre il territorio. Se queste aspettative andranno deluse, non lamentiamoci se il turista “critica” o, peggio, non ritorna.
Il mare e la spiaggia sono belli, ma a volte non bastano.
La passeggiata a mare serve, ma una volta che la fai su e giù tre-quattro volte, stufa.
L’estate menfitana non può essere un cartellone messo su all’insegna dell’improvvisazione.
Quest’anno, è vero, c’è stato il cambio di amministrazione.
Ma non è un problema solo dell’anno in corso.
Manca un ufficio turistico che si occupi di “offrire” il territorio ai visitatori, che coordini le iniziative e dia ampio spazio alle (innumerevoli) risorse umane e naturali locali.
Chi viene a Menfi dovrebbe trovare non solo l’accoglienza, ma anche il servizio turistico, interlocutori validi a cui possa rivolgersi per avere notizie, indirizzi, località, escursioni, shopping, cultura, etc ed anche per segnalare e risolvere i suoi problemi.
Tempo fa incontrai per ragioni di lavoro un grosso manager di una catena di villaggi turistici sparsi per mezzo mondo. Mi colpì una sua frase: “Il mio obiettivo non è solo quello di avere utili, ma di far innamorare il mio ospite. Deve andare via con il cuore spezzato, sapendo che quello che ha trovato da me non lo troverà in nessun altro posto. Partendo, deve desiderare solo di ritornare.”
Ecco, Menfi ha bisogno di turisti che si innamorino di lei e di quello che offre.
By Michele Barbera


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