sabato 4 aprile 2020

OMAGGIO AD ALDA MERINI: L’ACCADEMIA DEI BRONZI DÀ IL VIA ALLA IX EDIZIONE DEL PRESTIGIOSO PREMIO


…la poesia ti domanda
e bastava una inutile carezza
a capovolgere il mondo.
(A. Merini, Non voglio dimenticarti, amore)

Un grande plauso a Vincenzo Ursini, giornalista e mecenate della cultura, ed alla Nuova Accademia dei Bronzi che, anche per quest’anno, ripropongono a tutti i poeti, italiani ed
anche stranieri, l’invito a partecipare ad una delle manifestazioni più prestigiose dedicate a Alda Merini. La kermesse, di altissimo livello culturale, è diventata il punto di riferimento di centinaia di poeti di ogni provenienza che convengono a Catanzaro per una giornata d’incontri e di approfondimenti su Alda Merini, nonché per l’emozionante reading delle poesie in gara affidato a lettrici e lettori di fama nazionale.
Una Giuria di qualità, la raffinata location e la perfetta e rigorosa organizzazione assicurano la bontà e la riuscita della manifestazione e l’elevato risultato qualitativo del Premio.
Come bene ha scritto il prof. Mario Donato Cosco, membro della Giuria congiuntamente a Vincenzo Ursini, Antonio Montuoro, Mauro Rechichi e G.Battista Scalise, “leggere i versi di Alda Merini è come bere, a lunghe sorsate, la vita stessa. Sono il sollievo dei nostri momenti di mestizia o d’inquietudine: le sue parole ci fanno compagnia e ci aiutano a superare il guado delle nostre difficoltà e preoccupazioni”.

L’antologia dei poeti, che la scorsa edizione era significativamente intitolata “Buongiorno
Alda”, seleziona le opere più meritevoli ed assicura piacevoli momenti di lettura e di attenzione alla poesia contemporanea. Un volume che ha ospitato, per l'edizione 2019 centinaia di autori in modo attento e con taglio editoriale elegante.
Il M° Michele Affidato 
Altrettanto prestigiosi i premi consistenti in targhe create dall'arte orafa del Maestro Michele Affidato che, fra l'altro è stato anche l'autore dei riconoscimenti del Festival di Sanremo, realizzando un'opera che rappresentasse il Paese, in occasione della celebrazione del 150° Anniversario dell'Unità d’Italia. 
Accanto al Premio in sé, infatti, l’Accademia promuove l’effettiva conoscenza dei poeti sulla stampa ed affida ad una sentita campagna mediatica, le opere che maggiormente si sono distinte.

La partecipazione diventa, così, occasione di incontro e di scambio culturale tra correnti di poesia diversa all'insegna dei valori universali di progresso sociale e culturale.
Ciò è supportato anche dalle numerose attività che l’Accademia dei Bronzi promuove costantemente durante tutto l’anno per la diffusione della buona poesia.  
Di seguito troverete il bando che potete estrarre anche al link del sito della Nuova Accademia dei Bronzi.
By Michele B.







sabato 28 marzo 2020

IL PIACERE DI LEGGERE: ARRÈRI Ô SCURU, Dietro al buio, poesie di José Russotti


"Ma a notti è fatta suru di sirenzi,
unni mi peddu e mi cunfunnu
intra stu mancanti i nenti
iapru ‘u cori e mi lassu iri".

(ma la notte è fatta solo di silenzi,
dove mi perdo e mi confondo
dentro questo vuoto di nulla
apro il cuore e mi lascio andare). (da Arrèri ô scuru)

José Russotti, il cui estro poetico è già ben noto ai nostri lettori, ci ha donato con la sua nuova silloge “Arrèri ô scuru” (Controluna Ed., 2019) un emozionante dualismo poetico, in cui lingua italiana e dialetto mavvaggnotu si incontrano in modo simbiotico e rendono trepidante omaggio a quelle emozioni che il critico definì “scissioni dell’animo”, ovvero pure e nude verità emozionali.
José, da assoluto cantore dell’anima siciliana e poeta celebrativo della “bella lingua”,  è riuscito a sanare il mortificante dualismo dialetto-traduzione, esaltando la musicalità poetica di entrambi i registri linguistici, talché la silloge è godibilissima nelle due anime interne che si specchiano l’una nell'altra.
La silloge è afflato di silenzi e grida che animano illusioni di vuoto e nulla, ma anche germinazioni di sentimenti caldi e passionali, ritratti impressionistici e calde emozioni a volte devastanti, come la lava della Muntagna  che scorre, linfa vitale e nascosta, tra i versi dei fogghi mavvagnoti di José.
José Russotti
Tenero e struggente è il messaggio di Senzio Mazza, che apre la silloge, monito ed insieme testamento spirituale a José Russotti, illuminante più di mille ed acute recensioni. Senzio, poeta dialettale finissimo, ma anche vecchiu chi bramia, depositario di una tradizione letteraria secolare, esprime in modo semplice ma efficace il timore che la “santa palora siculana” vada perduta. L’animo dell’anziano poeta si rallegra leggendo i versi di José, mùsica e meli, per tutti coloro che vivono ‘mpettu la Muntagna. Il tempo diventa così, un inutile diaframma di fronte all’eternità dell’arte poetica, tradizione e patrimonio spirituale, ed allo stesso tempo, luogo immaginifico che frantuma la caducità dell’essere umano. Un messaggio generazionale forte, dall’alto valore simbolico. Parafrasando Pascal, nell'esortazione a José la poesia, eredità spirituale, amplifica così tanto le emozioni “che facciamo dell’eternità un niente e del niente un’eternità”.
“Vuoto di nulla” che apre il cuore e lascia il poeta “nudo e solo” su un tappeto di pensieri. José non si nasconde dietro i versi, gioca a dadi col destino, diventa funambolo del desiderio, sospeso nel buio.  
Il dialetto scolpisce i versi nel legno vivo e duro, impregnando le liriche di antinomie e di ossimori: sfugge la dimensione del reale, la poesia irride l'illusione di vivere, ma celebra anche l’ansia del puro, la “fini d’ogni cosa” nelle “dumanni senza risposti”.
Nelle liriche della silloge, la dimensione onirica ed ineffabile del sentimento poetico si scontra con la salda concretezza di un’esistenza viscerale, scevra di ipocrisie, fiorita “in un pugno di sole con attorno il mare”. Inevitabile il richiamo a Malvagna, alle pendici della Montagna, al paesaggio solare, al fuoco che brucia, alla civiltà che ha radici ataviche, ai legami familiari forti, saldi, certi, da meritare il totale ed “eterno abbandono”.
Spesso l’uso del dialetto implica un genetico e funzionale policentrismo radicale: geografico, storico, antropologico, dove l’idioma localizzato diventa semeiotica isolazionista, comunicazione iniziatica, fatta non solo di parole, ma di simboli, di segni, di sfumature. José Russotti spezza il localismo verbale, gioca con i fonemi nel duplice registro compositivo e ne fa veicolo di messaggi empatici, universali, densi di atmosfera dominante, in cui ogni antagonismo idiomatico si arena sulle sponde del canone poetico.
La densità dell’ispirazione poetica è pari al suo pluralismo: le relazioni affettive, l’intimismo arcaico, la sensibilità verso la Sicilia, alma mater, sin’anche la passione politica che trasmuta in rivendicazione sociale, le voci che “si chiamanu” dei migranti in mare, tutto diventa metafora di quel sentimento “vivu e dannatu” che agita l’animo del poeta che affronta, solo e nudo, i contrasti e gli affanni della vita terrena.  
Quasi in una  rilettura del dubbio esistenziale che riecheggia i sepolcri foscoliani, anche la morte, specie quella  solitaria, nascosta,  non confortata dal pianto, diventa occasione di angoscia: “si moriri è tintu e nun duna abbentu / ancora chiù tintu è moriri a mmucciuni”. Il tremito della speranza, che fugge i morti, è amplificato dallo “spleen” (è José che così trasla “cassariamentu”) della insoddisfazione al vivere, della sofferenza che travaglia l’uomo.
Il sentimento dominante, la cifra originale di José, è, così, l’ “ansia del puro”, il tormento dell’innocenza, a cui solo la poesia, vera catarsi dell’anima, può trovare rimedio. Nell’amore verso chi ama, nell’amicizia, nell'afflato degli ideali, nella natura che non inganna, nei rimpianti dell’essere bambino, José ritrova orizzonti di silenzio, dove si placa ogni tensione emotiva e si rasserena l’inquietudine.
Ci piace chiudere la lettura delle poesie di José con la doverosa citazione di “Suri d’austu”, Sole d’agosto, dove il montaliano meriggiare pallido ed assorto si veste di sembianze umane, un dialogo che diventa idillio di emozioni solari, nel canto delle cicale, tra i rami di un umile albicocco, a cui “u ma cori si ttacca e si ruspigghia all’umiri lampu di fidi”. Un umile barlume di fede, un rischiarare di speranza, che diventa liricità d’immensa eco ungarettiana, uno sbirciare l'infinito al di là della siepe cara a Leopardi, una metafora naturalistica che invita a guardare con fiducia al domani, al di là del buio, arrèri ô scuru.
By Michele Barbera 

venerdì 27 marzo 2020

lunedì 23 marzo 2020

CORONAVIRUS/3: L'AUTOCERTIFICAZIONE del 23/03/2020

Eccovi l'autocertificazione per la circolazione sia a piedi che in macchina. L'autocertificazione è stata redatta secondo il modello Governativo e secondo le indicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 23/03/2020.
L'autocertificazione è scaricabile, basta cliccarci sopra e poi eseguire il download con "salva immagine" o stampare.
Naturalmente, la raccomandazione principale è state a casa.
Saluti, Michele

domenica 8 marzo 2020

CORONAVIRUS/2: SINTOMI



1. Quali sono i sintomi di una persona con COVID-19?
I sintomi più comuni di contagio sono febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente. Nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.
2. Quanto è pericoloso il nuovo virus?
Alcune persone si infettano ma non sviluppano alcun sintomo. Generalmente i sintomi sono lievi e a inizio lento. La maggior parte delle persone (circa l'80%) guarisce dalla malattia senza bisogno di cure speciali. Circa 1 su 6 persone con COVID-19 si ammala gravemente e presenta difficoltà respiratorie.
3. Quali sono le persone più a rischio di presentare forme gravi di malattia?
Le persone anziane e quelle con patologie sottostanti, quali ipertensione, problemi cardiaci o diabete e i pazienti immunodepressi (per patologia congenita o acquisita o in trattamento con farmaci immunosoppressori, trapiantati) hanno maggiori probabilità di sviluppare forme gravi di malattia.
4. Quali sono le raccomandazioni per le persone più a rischio?
Il DPCM del 4 marzo raccomanda a tutte le persone anziane o affette da una o più patologie croniche o con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.
5. Quanto dura il periodo di incubazione?
Il periodo di incubazione rappresenta il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici. Si stima attualmente che vari fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni.