Correva l’anno 1975, quando l’Assemblea Generale dell’ONU
celebrò ufficialmente i diritti della donna nella società
moderna.Una
conquista a caro prezzo, che l’universo femminile giustamente
rivendica e di cui è orgogliosa.
Una conquista che si traduce in
rispetto della condizione femminile, della dignità di donna e,
sopratutto, nell’uguaglianza di genere.
Sono
concetti che superano il semplice ed esasperato “femminismo” che
combatte il “maschilismo” o il “patriarcato”, ma che
affermano una verità più semplice e profonda: l’uomo e la donna
non sono in rapporto di sudditanza o di conflitto fra loro, ma di
complementarietà, una simbiosi in cui la donna completa l’uomo e
viceversa.
Molto rimane da fare, anche qui in Italia.
Dobbiamo ancora lottare perché l’uguaglianza di genere non sia relegata alle semplici “quote rosa” o alla necessità di leggi e leggine che impongano il rispetto della condizione femminile. E che sembrano più delle regalie o delle graziose concessioni che espressione di una giustizia sociale. Invece, il diritto naturale e la morale impongono all’origine che la differenza di sesso non sia di ostacolo alla realizzazione dell’individuo.
L’importante, però, è non fare passi indietro.
C’è un diffuso disimpegno intellettuale e quotidiano sulla nostra morale e sul rispetto degli altri. Una deriva che conduce quasi all’arbitrio individuale. Si sta concretizzando nella nostra “società liquida” una confusione tra ciò che voglio e ciò che è giusto fare. Una “morale” un tanto a chilo, in cui ognuno, in nome di una abusata ed incondizionata libertà, agisce senza freni e senza rispetto per gli altri con l’unico metro della “forza” e della “violenza”. Un arbitrio che ha contagiato pure la parte più sensibile della società, i giovani e gli adolescenti, per i quali il rispetto si misura con i centimetri dei coltelli o con la forza violenta del gruppo. E le prime vittime sono le donne.
Vorrei non dire quanto segue, ma non posso tacere.
Quanti di noi, a volte in buona fede, in altre per calcolo politico o becere speculazioni di altro genere, in nome di un “progressismo” ignorante, ateo e laicista, hanno spalancato le porte alla cultura islamica. E quello che fa più male, è che ciò è stato fatto con l’intento non nascosto di “abbattere” i presunti “dogmi” della religione cattolica, del pluralismo confessionale e del patriarcato o del conservatorismo.
Su questo fronte, tra i principali protagonisti, sono proprio alcune donne che hanno sfruttato la loro immagine politica e funzione sociale per inneggiare ad una “integrazione” culturale con gli islamici, protagonisti di una invasione demografica senza precedenti nella storia del vituperato occidente.
Attenti, lo ripeto, care donne, a non fare passi indietro.
Gli islamici non si integrano con la cultura occidentale, né tantomeno con i suoi valori.
Non lo faranno mai. Semplicemente perché, ai loro occhi, noi siamo “infedeli”, estranei, se non nemici da sconfiggere. Né le donne nella società islamica potranno mai aspirare ad essere uguali agli uomini o avere le stesse libertà e diritti.
Ed è un controsenso avere tolto i crocifissi dalle scuole, gridare a gran voce la laicità dello stato, se poi dobbiamo subire, nella vita pubblica, i condizionamenti (ed i sorprusi) islamici, sopportando che le donne rischino la vita e siano bastonate, se non torturate, se fin da bambine o adolescenti non accettano matrimoni imposti o la semplice volontà dei mariti-padri padroni.
Ora che gli islamici hanno imparato a padroneggiare la “democrazia” occidentale ed a imporre la loro volontà pubblica, conquistando i vertici della politica a suon di voti, invocando ad ogni piè sospinto la tutela dei loro diktat, mascherandoli da diritti, con la minaccia e gli insulti di essere noi “razzisti”, ne vedremo delle belle.
Io rispetto tutti: islamici, atei, intellettualoidi strampalati, post-apocalittici e sin anche i terrapiattisti. Ma voglio essere rispettato, nelle mie idee e nelle mie credenze. So benissimo che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri. Ma non posso sopportare gli abusi da qualsiasi parte vengano. E tacere significa essere complici.
Per finire voglio ricordare le parole di una grande donna, Oriana Fallaci: “L’Islam è il Corano. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani.”
Con ciò auguro alle donne, a tutte le donne, in questa giornata di festa, di qualsiasi civiltà, credo e cultura, di vivere con orgoglio e sempre in un mondo migliore, in una società in cui esse diventino protagoniste del loro futuro, della loro identità e della loro libertà.
Senza paura e senza passi indietro.
By Michele Barbera
Molto rimane da fare, anche qui in Italia.
Dobbiamo ancora lottare perché l’uguaglianza di genere non sia relegata alle semplici “quote rosa” o alla necessità di leggi e leggine che impongano il rispetto della condizione femminile. E che sembrano più delle regalie o delle graziose concessioni che espressione di una giustizia sociale. Invece, il diritto naturale e la morale impongono all’origine che la differenza di sesso non sia di ostacolo alla realizzazione dell’individuo.
L’importante, però, è non fare passi indietro.
C’è un diffuso disimpegno intellettuale e quotidiano sulla nostra morale e sul rispetto degli altri. Una deriva che conduce quasi all’arbitrio individuale. Si sta concretizzando nella nostra “società liquida” una confusione tra ciò che voglio e ciò che è giusto fare. Una “morale” un tanto a chilo, in cui ognuno, in nome di una abusata ed incondizionata libertà, agisce senza freni e senza rispetto per gli altri con l’unico metro della “forza” e della “violenza”. Un arbitrio che ha contagiato pure la parte più sensibile della società, i giovani e gli adolescenti, per i quali il rispetto si misura con i centimetri dei coltelli o con la forza violenta del gruppo. E le prime vittime sono le donne.
Vorrei non dire quanto segue, ma non posso tacere.
Quanti di noi, a volte in buona fede, in altre per calcolo politico o becere speculazioni di altro genere, in nome di un “progressismo” ignorante, ateo e laicista, hanno spalancato le porte alla cultura islamica. E quello che fa più male, è che ciò è stato fatto con l’intento non nascosto di “abbattere” i presunti “dogmi” della religione cattolica, del pluralismo confessionale e del patriarcato o del conservatorismo.
Su questo fronte, tra i principali protagonisti, sono proprio alcune donne che hanno sfruttato la loro immagine politica e funzione sociale per inneggiare ad una “integrazione” culturale con gli islamici, protagonisti di una invasione demografica senza precedenti nella storia del vituperato occidente.
Attenti, lo ripeto, care donne, a non fare passi indietro.
Gli islamici non si integrano con la cultura occidentale, né tantomeno con i suoi valori.
Non lo faranno mai. Semplicemente perché, ai loro occhi, noi siamo “infedeli”, estranei, se non nemici da sconfiggere. Né le donne nella società islamica potranno mai aspirare ad essere uguali agli uomini o avere le stesse libertà e diritti.
Ed è un controsenso avere tolto i crocifissi dalle scuole, gridare a gran voce la laicità dello stato, se poi dobbiamo subire, nella vita pubblica, i condizionamenti (ed i sorprusi) islamici, sopportando che le donne rischino la vita e siano bastonate, se non torturate, se fin da bambine o adolescenti non accettano matrimoni imposti o la semplice volontà dei mariti-padri padroni.
Ora che gli islamici hanno imparato a padroneggiare la “democrazia” occidentale ed a imporre la loro volontà pubblica, conquistando i vertici della politica a suon di voti, invocando ad ogni piè sospinto la tutela dei loro diktat, mascherandoli da diritti, con la minaccia e gli insulti di essere noi “razzisti”, ne vedremo delle belle.
Io rispetto tutti: islamici, atei, intellettualoidi strampalati, post-apocalittici e sin anche i terrapiattisti. Ma voglio essere rispettato, nelle mie idee e nelle mie credenze. So benissimo che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri. Ma non posso sopportare gli abusi da qualsiasi parte vengano. E tacere significa essere complici.
Per finire voglio ricordare le parole di una grande donna, Oriana Fallaci: “L’Islam è il Corano. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani.”
Con ciò auguro alle donne, a tutte le donne, in questa giornata di festa, di qualsiasi civiltà, credo e cultura, di vivere con orgoglio e sempre in un mondo migliore, in una società in cui esse diventino protagoniste del loro futuro, della loro identità e della loro libertà.
Senza paura e senza passi indietro.
By Michele Barbera
